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Onu: “Crimini di guerra d’Israele a Gaza” No dell’Italia. E Tel Aviv: “A senso unico”

ottobre 18, 2009 di Redazione 

E’ stato approvato a maggioranza il rapporto Goldstone che accusa gli israeliani e Hamas di essere andati oltre i limiti internazionali per ciò che riguarda i conflitti armati. Sì di 25 Paesi tra cui Cina, Russia e gli stati arabi. Il nostro Governo vota contro nonostante la promessa di sostegno ad Abu Mazen di cui vi avevamo raccontato alcune settimane fa, nelle ore della decisione della Consulta e della visita del capo dell’Anp da noi. Secondo la stampa interna la risoluzione sarebbe motivata dalla volontà di colpire Israele per la decisione di non congelare gli insediamenti, che blocca il processo di pace. Ci racconta tutto la nostra Luana Crisarà. 

Nella foto, Ehud Olmert, predecessore di Netanyahu alla guida del Governo israeliano, sullo sfondo della bandiera del Paese: fu lui ad autorizzare l’offensiva a Gaza

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di Luana CRISARA’

Il Consiglio per i Diritti Umani dell’Onu ha approvato a Ginevra venerdì la risoluzione sul rapporto Goldstone che accusa Israele e, in misura minore, i militanti palestinesi di Hamas, di aver commesso crimini di guerra durante il conflitto di dicembre-gennaio scorsi nella Striscia di Gaza. Dopo il rinvio dell’esame accettato e poi ritrattato dal presidente dell’Anp, Abu Mazen, il rapporto è finito alla votazione. Con il loro sì, i venticinque Paesi favorevoli, tra cui figurano Cina, Russia e i Paesi arabi che compongono il Consiglio, hanno aperto nuovi scenari. Il testimone passa adesso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che dovrà riferire alla Corte Penale Internazionale (Cpi) sul rapporto. Se Israele e l’Autorità Nazionale Palestinese falliranno nelle investigazioni nazionali nel giro di sei mesi, allora l’Aia potrà agire. La risoluzione non si limita all’Operazione ‘Piombo Fuso’ ma condanna Tel Aviv per gli abusi compiuti a Gerusalemme est, dove sono stati chiusi i luoghi sacri musulmani e demolite alcune case di palestinesi.

Israele, che ha firmato, ma non ratificato lo statuto di Roma con cui è stata creata la Cpi, ha respinto nuovamente il rapporto, definendolo “a senso unico”, secondo quanto riporta il quotidiano britannico The Guardian. L’Italia, che nelle scorse settimane aveva offerto il proprio appoggio ad Abu Mazen, ha votato ‘no’ assieme a Stati Uniti, Olanda, Ungheria, Slovacchia e Ucraina, mentre gli astenuti sono stati undici, tra cui Belgio, Norvegia, Giappone e Sud Corea. Cinque Paesi, compresi Francia e Gran Bretagna, non hanno votato.

Dalle indagini di cinque mesi condotte dal giudice Richard Goldstone emerge che Israele e Hamas sono colpevoli di aver violato il diritto internazionale durante le tre settimane del conflitto in cui sono morti circa 1.400 palestinesi e 13 israeliani. Secondo il rapporto Israele ha fatto un uso sproporzionato della forza, preso deliberatamente di mira obiettivi civili e usato i palestinesi come scudi umani, oltre a distruggere infrastrutture nella Striscia di Gaza. Mentre i militanti di Hamas sono accusati di non aver fatto distinzione tra obiettivi civili e militari nel lancio dei razzi contro Israele.

Secondo alcuni analisti citati dalla stampa israeliana la risoluzione sarebbe una punizione nei confronti del primo ministro Benjamin Netanyahu, per aver rifiutato di congelare gli insediamenti in Cisgiordania, come richiede la comunità internazionale. Dal canto suo il premier, non ancora in carica durante l’operazione militare, ha dichiarato di preparare la sua battaglia contro il rapporto, consapevole che il suo alleato, gli Usa, può esercitare il diritto di veto al Consiglio di Sicurezza, per proteggere Israele dallo scrutinio. Lo scenario di un possibile procedimento nei confronti dei presunti responsabili delle violazioni è fuori discussione. Nonostante ciò, quella che Israele ha definito come un successo sembra sempre di più una vittoria pirrica: le immagini dei bambini uccisi a Gaza hanno riscosso le proteste dell’opinione pubblica mondiale, influenzando le scelte di alcuni governi nei confronti di Tel Aviv, come è successo per l’esercitazione Nato in Turchia. Inoltre i lanci di razzi da parte di Hamas contro Israele continuano, ma dopo le gravi accuse, Tel Aviv non può iniziare una nuova operazione militare contro Gaza per cercare di sconfiggere in modo definitivo Hamas e le altre fazioni armate palestinesi.

Il vice responsabile dell’ufficio di Hamas a Damasco, Musa Abu Marzuk, ha ringraziato, attraverso al Jazira, tutti i Paesi che hanno votato a favore della risoluzione. L’approvazione del rapporto potrebbe portare un nuovo vento di pace all’interno delle varie fazioni palestinesi. Nei giorni scorsi l’Egitto ha rimandato il vertice del 26 ottobre per la firma di un accordo di pace tra Fatah e Hamas, perché i vertici del Movimento islamico avevano richiesto del tempo per esaminare il documento su cui si baserà il consenso tra le due parti. Sabato Hamas ha dichiarato che il giorno dopo avrebbe dato il suo parere sul testo dell’accordo, che Fatah ha già accettato.

Luana Crisarà

Commenti

3 Responses to “Onu: “Crimini di guerra d’Israele a Gaza” No dell’Italia. E Tel Aviv: “A senso unico””

  1. Mario on ottobre 18th, 2009 18.41

    Qualcuno è capace di dire che cosa è l’uso PROPORZIONATO della forza in uno scenario di guerra? Altrimenti il termine uso sproporzionato non ha senso.

  2. Carlo on ottobre 18th, 2009 18.47

    Per me “proporzionato” significa “adeguato al perseguimento dell’obiettivo militare” e quindi (si spera) politico che non può mai essere la morte dei civili o la “cancellazione” di un popolo. Ammesso che la guerra sia “legittima” non si può consentire di fare il bello e il cattivo tempo indipendentemente dal buon senso (rimasto), dalla civiltà (ipotetica) e comunque dalle regole, che ci sono e chiariscono i limiti. Se muoiono dei bambini, qualcosa che non è andato ci sarà. Quale che sia la parte responsabile: non partiamo per favore con le accuse di anti-semitismo (all’Onu o a chicchessia).

  3. Mario on ottobre 18th, 2009 19.10

    Belle parole che penso condivida anche chi governa a Tel Aviv.
    La loro attuabilità? Bisognerebbe chiederla ai soldati che le azioni di guerra le fanno. Farle da uno scranno Onu o da casa è troppo semplice.

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