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Esclusivo. Dopo bocciatura lodo premier pronto a far saltare banco

ottobre 17, 2009 di Redazione 

di Matteo Patrone – Nelle ore in cui Berlusconi annuncia l’intenzione di mettere mano ad una riforma della Costituzione, anche da soli, anche senza l’opposizione, il giornale della politica italiana è in grado di svelare a quale tipo di svolta pensasse il presidente del Consi- glio subito dopo il verdetto della Consulta. Un’idea riconducibile al progetto organico che per la prima volta il capo del Governo esplicita nel suo nuovo “Editto di Sofia”. Assolutamente da non perdere. Sentiamo.

Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

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di MATTEO PATRONE

L’arroccamento delle forze moderate del Paese intorno alla figura di Napolitano. Fino a che anche esponenti della maggioranza hanno dovuto riconoscere il ruolo di garanzia del capo dello Stato. L’altolà di Fini, che ha anticipato le intenzioni del premier frapponendo un ulteriore ostacolo sulla strada della subordinazione dei pm al potere esecutivo. E che ora frena anche sulla riforma della Costituzione, ricordando che «le istituzioni sono di tutti».

Ne ha parlato per la prima volta esplicitamente ieri mattina a Sofia, il premier, di un cambiamento radicale del nostro assetto istituzionale. Ma in realtà è un progetto, un vecchio progetto concepito da altri* che lui ha in mente da tempo. Allentare la morsa «di chi non è stato eletto dal popolo» nei confronti del capo del Governo e dell’esecutivo. Ridurre i poteri di controllo: Parlamento, Corte Costituzionale, Corte dei conti. E, naturalmente, capo dello Stato. Condizionare il Csm; sottoporre i pubblici ministeri al potere politico, appunto. Il tutto contando sul controllo pressoché totale dell’informazione televisiva.

Nei giorni della bocciatura del Lodo Alfano la tentazione di far saltare gli equilibri è stata fortissima. Secondo le fonti parlamentari de il Politico.it Berlusconi era pronto a cercare un incidente istituzionale con Napolitano. Attaccato da Di Pietro e ora sottoposto anche al fuoco di fila della maggioranza, giornali di famiglia compresi, il presidente della Repubblica ne sarebbe uscito fortemente indebolito. E a quel punto, fedele al proprio mandato di garanzia, nonostante la volontà di continuare a presidiare le nostre istituzioni, non avrebbe potuto far altro che dimettersi. Al suo posto il premier avrebbe avuto modo di far eleggere un uomo fidato, uno come il presidente del Senato Schifani. Con il Paese nel caos, sarebbe andato ad elezioni anticipate che avrebbe stravinto, ottenendo una maggioranza schiacciante anche senza la Lega. Una volta tornato al potere, con il Quirinale finalmente dalla propria parte nulla gli avrebbe potuto impedire di andare una volta per tutte fino in fondo.

Ma il presidente del Consiglio si fida del voto fino ad un certo punto. Per questo finora ha resistito alla tentazione di andare subito ad elezioni, con cui eventualmente capitalizzare il consenso che gli viene attribuito dai sondaggi: e se una volta date le dimissioni, gli italiani gli avessero voltato le spalle? Meglio non rischiare. Anche perché restava comunque la via ortodossa: fare le riforme con questo Parlamento. «Una riforma della giustizia è urgente», aveva detto il premier subito dopo il verdetto della Consulta. Ed erano riprese a circolare le solite vecchie idee: la separazione delle carriere, la sottoposizione dei pm al controllo dell’esecutivo; la riforma delle modalità di elezione del Csm.

Secondo la bozza Alfano, un sorteggio avrebbe dovuto selezionare delle liste tra le quali, poi, sarebbero potuti essere votati i nuovi membri. Un colpo mortale alla capacità di incidere dei sindacati delle toghe, su tutte l’odiata Magistratura democratica. Un’idea tuttavia già respinta come «irrazionale» e giudicata incostituzionale da figure vicinissime al premier – e alla sua sensibilità in tema di giustizia – come Gaetano Pecorella, già candidato della maggioranza proprio al Csm, salvo incontrare il deciso rifiuto del centrosinistra. Nessuno, però, toglie la bozza dal tavolo.

Ma nella maggioranza i malumori serpeggiano. Il nostro giornale ha portato alla luce le tentazioni scissioniste dei deputati e dei senatori più vicini al presidente Fini, già protagonisti di alcune assenze pesanti in occasione dei voti (non ancora di fiducia) sullo scudo fiscale. E soprattutto si fa quadrato intorno a Napolitano: Confindustria per bocca della presidente Marcegaglia, ricorda che «attaccare Napolitano significa attaccare il nostro Paese». Gianfranco Fini lo difende a ogni piè sospinto. E ci mette del suo. Cosa accadrà di qui alle prossime settimane lo saprà solo chi vivrà. Di certo, c’è che un momento tanto delicato per le nostre istituzioni non si era mai visto nel dopoguerra.

MATTEO PATRONE

Commenti

5 Responses to “Esclusivo. Dopo bocciatura lodo premier pronto a far saltare banco”

  1. Davide on ottobre 17th, 2009 13.11

    Hai mai pensato di dedicarti al cinema? come sceneggiatore di thriller fantapolitici non ti vedo male … :)
    Passando alla realtà, ammesso come vero tutto il disegno, resta da spiegare come avrebbe potuto pensare di “far eleggere” un Presidente della Repubblica compiacente (quindi di area di centro destra) quando si sa che per il Quirinale non ci sono santi e, picconatore a parte, è roba di sinistra.
    Sopra le parti ma di sinistra, un po’ come questo sito …
    Comunque quando esce il tuo primo film vado a vederlo! :)

  2. Mario on ottobre 18th, 2009 00.11

    La vera istituzione, in un paese democratico, è la volontà popolare. Se lo dovrebbero ricordare tutti i giornalisti e l’ANM. Finchè chi governa, con le proprie decisioni, aumenta il consenso vuol dire che lavora in favore delle istituzioni. O c’è qualcuno che dice che la volontà popolare vale meno della volontà di una carica istituzionale? O che la volontà popolare non conta perchè il popolo non “capisce”?

  3. Costa on ottobre 18th, 2009 15.28

    Mi scuso in anticipo per la prolissità dell’intervento, ma a me pare che qui si stia facendo un po’ di confusione…

    1) X Mario.
    La democrazia italiana ha un carattere spiccatamente parlamentare: i parlamentari sono i soli e veri eletti dal popolo. Il Parlamento poi dà la fiducia ad un governo ed al suo presidente.
    Il B. non è stato eletto dal popolo in qualità di primo ministro, come larga parte dell’opinione pubblica crede (“istigata” o meno dalla pressione dei mass media, poco importa): è pur vero che nella scheda su cui si è andati a votare c’era l’indicaizone “B. presidente”, ma B. è un parlamentare come tutti gli altri, a cui il Parlamento ha dato poi l’incarico di primo ministro, votando la fiducia (non per niente si dice che il governo ha rischiato di cadere quando ha messo il voto di fiducia sullo scudo fiscale e la maggioranza parlamentare – ribadisco, l’unico volere popolare che conta nell’attuale ordinamento – avrebbe potuto essere “messa sotto” se non ci fossero stati “assenti ingiustificati” fra le file -soprattutto, ma non solo – del Pd).
    Da tutto ciò deriva che anche in assenza di B. l’attuale legislatura potrebbe andare avanti tranquillamente: se lui decidesse di dimettersi per ritirarsi a vita privata, non ci sarebbe la necessità di andare a nuove elezioni, a patto che la maggioranza parlamentare trovasse la quadra per una nuova maggioranza.
    E da tutto ciò deriva anche che quando il B. vanta sondaggi che gli attribuiscono il 60% di consenso popolare, fa un’operazione del tutto pubblicitaria e dal contenuto giuridico nullo.

    2) X l’Autore, Davide, Mario
    Mi pare che il B. non stia perseguendo il fine di ridurre
    ” i poteri di controllo: Parlamento, Corte Costituzionale, Corte dei conti. E, naturalmente, capo dello Stato”, come dice l’Autore dell’articolo, ma piuttosto una diversa ridistribuzione dei ruoli dei vari poteri dello stato.
    In particolare, mi pare che già attualmente il parlamento sia stato esautorato dal suo compito prioritario (che non condivido sia di controllo, quanto piuttosto) quello di fare leggi.
    Basta vedere l’esiguità delle leggi che sono state varate dal parlamento, a fronte del numero sempre crescente di decreti legislativi (quelli sì, atti di Governo), a partire dalla XIV Legislatura (quella 2001-2006, tanto per intenderci).
    Invece, per quanto riguarda il rapporto B. Vs. giudici c’è un nodo da sciogliere.
    La vicenda del “nodo Alfano” è una questione di legittimità di un legge di fronte a dei principi costituzionali: molti dei costituzionalisti italiani avevano (facilmente) pronosticato l’illegittimità di questa legge, in ossequio alle indicazioni che si potevano trarre dalla sentenza “Schifani”. I presupposti logici e giuridici sono gli stessi, come ha ben spiegato (ad esempio) il prof. M. Ainis su “La stampa”.
    A questo punto, però, terrei diviso il discorso fra la corte costituzionale (giudice delle leggi) e la magistratura ordinaria (merito e cassazione, che giudicano su fatti e persone). Qui il problema è che il B. non è stato scottato dal “lodo Alfano”, ma lo è stato anche dal “lodo Mondadori”.
    E la vicenda del lodo Mondadori è in un certo senso più grave per lui, perché mina alla base la sua credibilità come imprenditore “fattosi da sé” ed emerso dal mercato per meriti propri (ricordo che la sentenza fonda l’accoglimento della domanda di risarcimento sulla sentenza penale di cassazione per la corruzione
    del Giudice Mills).
    E’ solo in quest’ottica che si deve inquadrare la “voglia ” di B. di riformare il Csm e l’accesso alla magistratura (la divisione delle carriere fra giudici e pm, …)

    3) X Davide
    Per me è azzardato dire che “il Quirinale non ci sono santi e, picconatore a parte, è roba di sinistra”. Cossiga non era di destra: era un democristiano, né più né meno di quanto lo fosse O.L. Scalfaro.
    E Ciampi è sempre stato un “tecnico”…
    E la storia personale per l’elezione del Presidente della Repubblica non sempre è l’unico elemento che viene preso in considerazione: come si spiega allora proprio l’elezione del “picconatore”, a fronte del fatto (accertato storicamente) che mentì in parlamento – tornando al punto 1, al solo organo della repubblica che rappresenta il volere di tutti i cittadini – in qualità di Ministro degli Interni (se non ricordo male) sulla vicenda della radicale “Masi”?

  4. Antonio on ottobre 18th, 2009 16.35

    Sì ma i fuoriclasse non sono ammessi nei gironi normali: così gli altri smettono di divertirsi : ) (no, in realtà è proprio il contrario, almeno in tornei di questo tipo)
    Ciao,

    M.

  5. Mario on ottobre 18th, 2009 18.34

    X Costa
    So come funzionano le nostre istituzioni. Il mio però era e rimane un intervento “politico” e non tecnico, nel senso che comunque se vogliamo parlare di democrazia il popolo rimane sovrano pur sapendo che le istituzioni funzionino in maniera più articolata. Ma di fatto quello che voglio dire è che un intervento che segua più la volontà popolare che i tecnicismi istituzionali di fatto rafforza le istituzioni democratiche piuttosto di diminirle. Condivido in pieno che il parlamento è li per fare leggi piuttosto che un controllo degli atti del governo (ma ci sono due camere e si potrebbe dividerne i compiti).
    Infine ricordo che l’idea delle separazioni delle carriere è molto vecchia rispetto ai problemi contingenti di Berlusconi. L’idea è quindi non in relazione a quanto sta accadendo ma è indirizzata solo al buon senso.

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