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Confronto TV per la leadership Pd Pagelle il Politico.it: vince Bersani

ottobre 16, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana dà il doveroso ampio spazio all’atteso, primo dibattito pubblico tra i tre candidati alla segreteria del Partito Democratico, a ormai nove giorni dalle primarie. E dopo il commento a caldo di Adinolfi, ecco le pagelle del nostro giornale. Per il quale il vincitore di oggi è l’ex ministro per lo Sviluppo economico, che nonostante la contrarietà al confronto (per ovvie ragioni di convenienza “elettorale”) ne esce meglio degli altri: pacato, autorevole, sempre concentrato (e appassionato) sul merito delle questioni e mai aggressivo nei confronti degli altri due, prova di forza consentita (anche) dal suo attuale vantaggio. Marino ha idee chiare e convincenti ma si mostra cinico verso i competitori (ma, specularmente a Bersani, lui deve recuperare), Franceschini solido. Sentiamo.

Nella foto, Pier Luigi Bersani

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di Matteo PATRONE

BERSANI: voto 7,5. E’ il vincitore di questo confronto. Sempre pacato, ma non per questo freddo, anzi spesso appassionato, si comporta e parla già da leader designato, lanciando alla maggioranza un appello sul testamento biologico («A dicembre mettiamoci lì e discutiamo: non è accettabile che il 50% degli italiani decida come deve vivere o morire l’altro 50%, come non sarebbe accettabile che per me decidessero Gasparri e Quagliariello») e mostrando ancora una volta la straordinaria competenza che gli riconoscono tutti (sulle pensioni: «Non ha senso continuare a porci solo il problema dell’innalzamento dell’età, quando la vera questione è quale sarà lo spessore delle pensioni di chi ci andrà nel 2020, a proposito di giovani»). Non litiga mai con gli altri due (solo in un caso rimbrotta Marino che lo aveva accusato di non dire parole chiare sul nucleare: «Se volevo farlo lo facevo quando sono stato ministro dell’Industria») e sembra in difficoltà solo di fronte alle chiamate in causa dei problemi che gli porta in dote D’Alema (Bassolino capolista, soprattutto) o quando si torna a parlare di un nuovo confronto. Ecco, il confronto, in quanto tale, è forse l’unico vero neo della sua performance: sin da subito se ne mostra contrari(at)o, estraneo, e solo quando si entra nel merito delle questioni si scalda e si appassiona. Come se volasse più alto, o pensasse, lui, già al Governo del Paese (e chi lo dice che è solo un punto a sfavore?), ma senza spocchia. A quest’ultimo riguardo l’unico riferimento è alla certezza (sua) che gli elettori del Pd affronteranno il problema posto da Scalfari (che possa vincere chi prende più voti alle primarie, senza terzo turno) «risolvendolo loro, dando forza ad uno di noi tre», cioè lui (ride sardonico). Non guarda mai in camera (sempre da buon ospite un po’ estraneo alla festa, ma è anche un segno di spontaneità che non guasta, specie rispetto all’elettorato di centrosinistra) ma è fluido, efficace, persino stringente, ed evita finalmente metafore e proverbi che non capisce nessuno. Al di là della politica, su cui ognuno la pensa come vuole, ne esce rafforzato come leader e, oggi, anche un po’ più comunicatore. Vincente.

FRANCESCHINI: 7. E’ il più “americano” dei tre, più volte dice «se gli elettori delle primarie mi daranno la loro fiducia», uno stile che tradisce un’impostazione. E’ preparato e convince moltissimo sulla scuola, sull’università e la ricerca, un punto su cui forse partiva svantaggiato rispetto ad esempio a Marino (che pure va forte) e su cui invece trova il senso con grande visione: «Nell’economia globalizzata del futuro ogni Paese deve investire su ciò che lo rende competitivo. Noi dobbiamo investire sul capitale umano, sull’intelligenza, sulla creatività. Per farlo dobbiamo spendere in scuola e formazione». E poi sul merito (e sull’uguaglianza) brandito dal chirurgo: «Perchè il merito funzioni deve accompagnarsi all’uguaglianza, tutti devono avere le stesse opportunità. Oggi solo il 9% dei figli di genitori non laureati è laureato, una cifra indecente». Appare più in difficoltà su laicità e diritti, forse più per colpa della (giusta, in assoluto) impostazione culturale della sua mozione che di se stesso: la ricerca della condivisione porta a tenere assieme Binetti (a proposito: su questo duro con Marino accusato di voler guidare il partito ad excludendum), Rutelli e Fassino, come Letta e la sinistra democratica per Bersani. Gli applausi della sua fetta di platea sono i più fragorosi perché muovono, almeno così sembra, da un bisogno di rivalsa (scattano, ad esempio, quando Franceschini rivendica la parte di generosità insita nella scelta di fare il segretario del Pd in un momento difficile). Un aggettivo? Solido.

MARINO: 7+. Ha ragione Adinolfi: quando si rivolge agli altri due o rinvanga errori (degli altri) del passato, Marino è «professorale, spocchioso, irritante». Cinico, quasi. E i suoi affondi, specie a Franceschini, sanno molto di calcolato e programmato, anche per la freddezza con cui li sferra. Ben fa il segretario a ricordargli di usare più spesso il «Noi», cosa di fronte alla quale Marino glissa. Ma parte svantaggiato nei numeri, è chiaro, e ha bisogno di recuperare. Per il resto il chirurgo convince per le idee e le parole chiare sull’identità Democratica («Ci sono cose su cui non si discute. L’uguaglianza è tra i valori del Pd. Se non ci credi – “tu” impersonale, ndr – non puoi stare nel partito. Perché a questo giro non lasciamo fuori quelli che non si sentono laici dentro il cuore», ribadisce, facendo eco al passaggio più applaudito del suo intervento all’assemblea dei Piombini a Torino, a giugno), sulle forme di democrazia interna («La sintesi si trova secondo il metodo della laicità, non dicendo io sono d’accordo, tu no, questi temi non sono negoziabili», è una delle risposte a Franceschini, che non può che fare buon viso a cattivo gioco e convenire, gelido), sulle coppie di fatto («Sì al modello inglese» in contrasto con le forme “scadute” riproposte ad esempio sempre dal segreDario, come i Dico). Sull’università e la ricerca il passaggio più appassionato: «Da noi solo lo 0,05% di titolari di cattedra ha meno di 30 anni, in Inghilterra sono sopra al 16%. Facciamo entrare i ragazzi che vogliono produrre intellettualmente, culturalmente, economicamente per il Paese. Dobbiamo introdurre la cultura del merito anche nella scuola: porta alla libertà individuale». E’ decisamente il più applaudito (lo interrompono spesso, e per primo. A onor del vero va detto che è probabile la sua fosse la fascia di pubblico più “calda” di base). In una parola: moderno.

Matteo Patrone

Commenti

3 Responses to “Confronto TV per la leadership Pd Pagelle il Politico.it: vince Bersani”

  1. Marco on ottobre 16th, 2009 19.48

    Ma che confronto ha visto chi ha dato i voti?

    Senza entrare nel merito: BERSANI, che ieri sera mi era piaciuto molto, oggi è stato, assente, impalpabile, in difesa, passivo, vago, incerto.

    Franceschini e Marino invece hanno si dibattuto.

    Bersani ha evidentemente sottovalutato la preparazione al confronto. Si è visto chiaramente. Ed è stato un errore.

  2. Roberta on ottobre 17th, 2009 16.15

    Perchè sto con Marino : “Ci sono cose su cui non si discute. L’uguaglianza è tra i valori del Pd. Se non ci credi non puoi stare nel partito” e ancora “La sintesi si trova secondo il metodo della laicità, non dicendo io sono d’accordo, tu no, questi temi non sono negoziabili» Il mio consenso si basa su queste due affermazioni imprescindibili. Punti fermi. Dialogo nel partito sulle linee guida e, una volta raggiunto l’accordo e/o il compromesso secondo regole condivise, se ne esce con una e una soltanto versione, senza esprimere dissensi al di fuori del partito. Uniti e compatti ma soprattutto SOLIDALI e CORRETTI . Comunque credo che il migliore potrebbe essere colui che riesce ad unire il popolo della sinistra in un’idea di onestà, giustizia e correttezza morale strappandolo dagli stereotipi di “vita del tutto e subito” imposti dal berlusconismo prima e oggi portati avanti da tutta la destra. Noi abbiamo bisogno di valori veri in cui credere.

  3. intempestiva on ottobre 17th, 2009 22.24

    Non credo che Marino sia stato spocchioso o freddo, ma semplicemente pacato e razionale. E’ lui, secondo me, che il vincitore, il più convincente, come dimostrano i sondaggi dell’Unità, dell’Espresso e del Corriere.

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