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Diario politico. Berlusconi: “Io buono”. Il Governo vara la Banca del Mezzogiorno

ottobre 16, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. L’esecutivo rispolvera la vecchia idea del ministro dell’Economia. Tremonti: “Non sarà un carrozzone. Utile a piccolo e medio credito”. Critici Fitto e Prestigiacomo, poi il voto unanime del Cdm. Bankitalia boccia lo scudo fiscale: “Avrà ripercussioni sul pagamento delle tasse in futuro”, dice il direttore generale di Palazzo Koch Saccomanni. Ancora il responsabile dell’Economia: “Non c’è solo in Italia”. Il presidente del Consiglio a margine di un’altra visita a Sofia torna a parlare di media: “Vorrei che riconoscessero come sia giusto e faccia di tutto per essere amato. Le calunnie si ritorcono contro chi le muove e avvicinano al calunniato”. Annuncio del ministro per le Infrastruttu- re Matteoli dell’avvio dei lavori per la costruzione del Ponte sullo Stretto. Le critiche di Legambiente. Infine, Pd e Napolitano: i Democratici alle prese con la proposta di Eugenio Scalfari di far coincidere l’elezione del segretario con il voto delle primarie, anche qualora nessuno dei tre candidati superasse il 50% (in quel caso, lo Statuto prevede che l’elezione sia decisa in un ballottaggio tra i primi due alla Convenzione nazionale). Il capo dello Stato: “Potere di presidente della Repubblica è sopra le parti. Le provenienze? Ciascuno ha la propria storia, ma si trascende”. Il racconto.

Nella foto, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti

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di Carmine FINELLI

Silvio Berlusconi è in visita ufficiale in Bulgaria per rinsaldare le relazioni diplomatiche con il Paese dell’est europeo. Il presidente del Consiglio si è intrattenuto per circa un’ora di colloquio con il suo omologo bulgaro Boiko Borisov. Subito dopo i due primi ministri hanno incontrato i giornalisti in una conferenza stampa congiunta. Come al solito, Silvio Berlusconi inizia scherzando col suo collega: “Ho visto i suoi sondaggi e sono preoccupato perché mi fa concorrenza. Spero non esageri”. Durante la conferenza stampa seguita al vertice bilaterale di Sofia, il premier è tornato sulle polemiche recenti con la stampa italiana ed estera: “Io sono una persona forse troppo buona, sicuramente giusta. Mi piacerebbe che tutti lo riconoscessero. Io faccio di tutto per farmi amare, anche dai media. Se la critica resta nel confine della moderazione è utile perché si può usare per colmare le mancanze, se supera certi livelli e diventa calunnia non fa piacere ed è un boomerang per chi la fa. Se è eccessiva e calunniosa alla fine avvicina la gente a chi è calunniato”. Berlusconi affronta anche alcuni temi dell’agenda di Governo. In primo luogo, sostiene che il rapporto con gli alleati è “ottimo. L’alleanza è solida” in quanto è basata sulla “condivisione di valori, programmi e dalla preoccupazione per una opposizione come quella che ci troviamo in Italia. “Quindi – continua – andiamo vanti con la realizzazione del programma con determinazione”. Nelle sue risposte alle domande dei giornalisti, Berlusconi introduce anche il tema dell’innalzamento dell’età pensionabile in relazione al botta e risposta tra Mario Draghi, governatore della Banca d’Italia ed il ministro del Welfare Maurizio Sacconi: “Non ritengo di dovermi esprimere – afferma – perché riguarda diversi ministeri. Quindi ci siamo detti di mettere la questione all’ordine del giorno prossimamente”. In serata il capo del Governo precisa di non aver detto “che presto faremo la riforma delle pensioni. Il tema delle pensioni non è nel nostro programma immediato. È un tema su cui si rivolgerà una riflessione”. Infine, Berlusconi si concede una battuta sul Milan: «Non abbiamo mai avuto intenzione di cedere la società che, peraltro, non appartiene alla sfera economica di famiglia ma alla sfera degli affetti». E Beckham? «Speriamo che arrivi al più presto” conclude.

Ponte di Messina. Proprio oggi intanto il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli annuncia l’apertura del cantiere del Ponte sullo Stretto: “I lavori del Ponte sullo Stretto di Messina inizieranno il 23 dicembre di quest’anno e termineranno nel 2016″ afferma Matteoli. “Dei 27,6 miliardi che il Cipe ha approvato, solo 2,8 miliardi sono della legge Obiettivo, soldi dello Stato”, dice il ministro, spiegando a Sky come verrà finanziato il ponte. “Altri 7,3 miliardi – continua – vengono da fondi Fas europei per realizzare infrastrutture, nel Meridione per un 85% e un 15% nel Centro-Nord, e oltre 8 miliardi vengono da project financing”, cioè “dai privati”,
i quali, sottolinea Matteoli, “hanno partecipato attraverso un tavolo in cui abbiamo raggiunto questa cifra”. Poi l’ex esponente di Alleanza Nazionale si sofferma sulla tragedia che ha colpito il messinese. “Si può essere favorevoli o contrari – afferma il ministro – ma sostenere che soldi vanno spesi per mettere in sicurezza le coste di Sicilia e Calabria è una sciocchezza madornale. Non è che il ministero o il Governo ha oltre 5 miliardi per costruire Ponte che invece verrà costruito attraverso il project financing. Se non si fa il Ponte questi soldi non ci sono. Il Ponte a caduta riuscirà a migliorare le infrastrutture in Sicilia e Calabria”. Rispondendo a chi pone il problema della presenza della criminalità organizzata nell’area dove si vuol realizzare l’opera il ministro spiega che “il Governo non può fermarsi per la criminalità organizzata, perché questo significherebbe arrendersi. In questi mesi di legislatura – aggiunge Matteoli- il ministro Maroni è stato più volte in Calabria per dare il proprio contributo per lo svolgimento dei lavori”. Il segretario del Pd Dario Franceschini è molto critico sull’annuncio del ministro Matteoli: “È incomprensibile partire da un’opera faraonica, mentre le persone, le imprese, le città, i centri storici, le periferie hanno decine di problemi. Io trovo che dopo la tragedia di Messina, dopo aver visto lo stato drammatico di sicurezza del territorio in cui versano molte città italiane e molte città del sud è incomprensibile partire da un’opera faraonica”. “Da tempo – ha ricordato Franceschini – noi proponiamo un piano di straordinaria manutenzione per tutti gli edifici pubblici, per esempio, le scuole italiane che cadono a pezzi. Basterebbe allentare il patto di stabilità dei comuni per tutti i tipi di intervento che riguardano l’efficienza energetica e si farebbe così concretamente ripartire l’edilizia”. Sulla questione del ponte sullo Stretto insorge anche Legambiente: “Sulla prossima realizzazione del Ponte sullo Stretto, quello che il Governo continua a sostenere è uno spettacolare teatrino”. L’associazione ambientalista interviene a commento delle parole di Matteoli: “A dicembre non verrà inaugurato il cantiere del Ponte sullo Stretto, anche perché non esiste ancora né un progetto definitivo né un piano finanziario al riguardo. Il presidente del Consiglio Berlusconi potrà sì mettere la prima pietra ma solo di una linea ferroviaria progettata e pagata 30 milioni di euro dalle Ferrovie dello Stato in località Cannitello. È questa l’unica certezza, insieme al fatto che sono stati immobilizzati dal Cipe 1,3 miliardi per il progetto del Ponte quando interventi ben più urgenti in quella parte d’Italia sono rinviati. A partire dalla messa in sicurezza del territorio fino al raddoppio della linea ferroviaria Palermo-Messina. Sarebbe urgente chiarire – continua Legambiente – da dove si pensa di poter recuperare la cifra mancante per la realizzazione della mega opera e smetterla con gli annunci. Nello specifico chiarire da dove si prenderanno i fondi che mancano all’appello per far partire l’opera: 1,5 miliardi di fondi pubblici e soprattutto 3,5 miliardi di fondi privati di cui oramai non si sente neanche più parlare visto anche il periodo di recessione internazionale e le difficoltà delle banche”. Legambiente lancia anche un allarme: il Governo attraverso il Commissario Ciucci si è occupato di firmare gli accordi con il General Contractor. “Non vorremmo che ci si trovasse, tra qualche tempo, con delle clausole nel contratto tali per cui tornare indietro diventerà di fatto impossibile anche nel caso di assenza di risorse private”.

Primarie del Pd. Sul fronte dell’opposizione, invece, il nodo riguarda il cosiddetto “lodo Scalfari”. Dalle colonne del giornale da lui stesso fondato, “La Repubblica”, Eugenio Scalfari ha proposto nei giorni scorsi una variante al meccanismo di elezione del segretario del Patito Democratico. Secondo statuto, se dopo le primarie un candidato non raggiunge il 50% più uno dei voti, bisogna andare ad un ballottaggio nel quale saranno i delegati della convenzione nazionale a scegliere il segretario. La variante di Scalfari, invece, prevede che chi abbia la maggioranza relativa dei voti diventi segretario. Senza passare per il ballottaggio. Proposta che trova l’accordo di Pierluigi Bersani e Dario Franceschini. Mentre sale sugli scudi Ignazio Marino per il quale “non si cambiano le regole in corsa”. Nella querelle irrompe come un fulmine a ciel sereno Massimo D’Alema: “Abbiamo bisogno di un leader forte eletto sulla base dei voti e non sulla base dei lodi. Ora è il tempo della ricerca del consenso, non di alchimie politiche o alleanze” commenta la proposta di Scalfari l’ex ministro degli Esteri. D’Alema, schierato con Bersani, spiega che “se è stato indicato dagli iscritti del Pd e verrà eletto dai cittadini sarà più forte. E noi abbiamo bisogno di un leader forte eletto dai cittadini in base ai voti non in base ai lodi”. Affermazione che suscita l’apprezzamento di Dario Franceschini, il quale rilancia l’idea di Scalfari: “Spero che ci sia la volontà di tutti di riconoscere che il popolo delle primarie è sovrano: chi prende un voto un più dovrà essere eletto segretario senza pasticci e senza intese fatte dopo. Altro che alchimie”. Poi il segreDario torna ad attaccare Marino. Sul suo sito pubblica una lettera del 5 ottobre con cui il chirurgo chiedeva di accettare il risultato delle primarie “Qualunque esso sia”. Una polemica gratuita, dopo il no di Marino all’elezione legata unicamente alla primarie. Da parte sua Ignazio Marino, intervistato dall’Espresso, definisce il Pd “un partito incerto e lacerato, in preda alle correnti”. Non risparmiando un commento ironico: “Se dovessi smettere di fare politica, un mestiere ce l’ho. Di D’Alema non si può dire altrettanto. E nemmeno di Bersani e Franceschini”.

Capo dello Stato superpartes. Ed oggi torna a parlare anche il presidente della Repubblica. Lo fa intervenendo a Torino, alla cerimonia per ricordare il centenario della nascita di Norberto Bobbio. “Per quante tensioni e difficoltà comporti l’adempiere un simile mandato, proseguirò nell’esercizio sereno e fermo dei miei doveri e delle mie prerogative costituzionali”. Nel suo intervento Napolitano sottolinea il ruolo della neutralità del capo dello Stato: “Così come ci sono stati presidenti della Repubblica eletti in Parlamento da una maggioranza che coincideva con quella di Governo tal volta ristretta o ristrettissima, o da una maggioranza eterogenea e contingente. Ma nessuno di loro se ne è fatto condizionare. Quello del presidente della Repubblica, potere neutro al di sopra delle parti, fuori dalla mischia politica, non è una finzione, è la garanzia di moderazione e di unità nazionale posta consapevolmente nella nostra Costituzione come in altre dell’Occidente democratico. L’approccio partigiano, naturale in chi fa politica, è qualcosa di cui ci si spoglia in nome di una visione più ampia – prosegue Napolitano – Tutti i miei predecessori, a cominciare nel primo settennato da Luigi Einaudi, avevano ciascuno la propria storia politica: sapevano, venendo eletto capo dello Stato, di doverla e poterla non nascondere, ma trascendere”. Infine Napolitano cita Bobbio: “Posso ripetere le sue parole di una lettera del ’92? “Ci vorrebbe un po’ di equilibrio da parte di tutti”. Sono parole, se ripetute ora, destinate a lasciare il tempo che trovano?”.

Carmine Finelli

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