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Speciale: “Ora a Kabul più mezzi Lo scudo? Legittimo ed efficace”

ottobre 15, 2009 di Redazione 

Intervista esclusiva del giornale della politica italiana all’ex Coman- dante Generale della Guardia di Finanza, oggi deputato del Popolo della Libertà, costretto a lasciare nel 2007 al termine di una vicenda controversa che vide protagonista l’allora Governo Prodi. Ricordate? Era il luglio dell’anno precedente. Speciale rifiuta il trasferimento di quattro ufficiali della Gdf che indagavano sul caso Unipol chiesto dall’allora viceministro dell’Economia Vincenzo Visco. La successiva rimozione da parte di Padoa-Schioppa annullata dal Tar che accoglie il ricorso e lo riammette alla carica, alla quale Speciale rinuncia per lasciare il posto al suo successore Cosimo D’Arrigo. Oggi il generale è membro della commissione Difesa della Camera, si occupa di Afghanistan, di sicurezza e di fisco, naturalmente. Ed è su questi temi che lo ha sentito il nostro Marco Fattorini. Assolutamente da non perdere.             

Nella foto, l’onorevole Roberto Speciale in borghese

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di Marco FATTORINI

Onorevole Speciale, lei è componente della Commissione Difesa della Camera. Anche alla luce degli ultimi tragici attacchi al contingente italiano in Afghanistan come valuta la nostra presenza in terra afghana? Quali prospettive per il futuro di tale delicatissima missione?
«Come ho avuto modo di dichiarare in occasione del mio intervento in Aula lo scorso 15 luglio, subito dopo l’informativa urgente del Ministro La Russa sul grave attentato che aveva causato la morte nei pressi della città di Farah del caporal maggiore Alessandro Di Lisio e il ferimento di tre nostri paracadutisti, mi preme rimarcare che la missione militare italiana in territorio afghano deve continuare e non poteva e può essere altrimenti: ne sarebbe valso l’onore e la credibilità del nostro Paese in rapporto agli impegni solennemente assunti a livello internazionale. Se fosse venuta meno la presenza italiana in Afghanistan, sarebbe stato compromesso uno degli interessi nazionali che giudico prioritari, vale a dire il concorso che la nostra nazione deve offrire alla stabilizzazione e consolidamento democratico delle aree di crisi come anche alla lotta globale contro il terrorismo internazionale, soprattutto di matrice islamica. Da deputato con le stellette provo, mosso da sentimento personale e profonda cognizione di causa, enorme soddisfazione ed orgoglio per la preziosa ed insostituibile attività svolta dai nostri soldati nei principali teatri operativi dello scenario internazionale. La minaccia terroristica continua e, al riguardo, mi preme evidenziare un fatto spesso sottaciuto: l’impegno e il sacrificio, spesso estremo, dei soldati italiani al fine di esportare la democrazia all’estero e per il mantenimento della pace nei territori più turbolenti rendono il contributo più grande e fattivo alla tutela della libertà e della sicurezza dei cittadini in Patria, atteso che nel neutralizzare alla radice le spinte estremistiche che alimentano gli attacchi all’ordine mondiale i nostri militari innalzano a migliaia di chilometri di distanza una formidabile barriera a protezione della libera convivenza e delle libere istituzioni del nostro Paese».

In merito alle questioni di Iraq e Afghanistan i Paesi, l’Italia compresa, coinvolti nelle missioni devono ripensare alla strategia di azione e presenza sul territorio o si deve continuare sulla stessa strada percorsa fino ad oggi?
«La strategia di azione viene elaborata, pianificata e realizzata nell’ambito della coalizione internazionale cui appartiene il contingente italiano e, pertanto, sotto il comando degli alleati, i nostri soldati devono, come sempre hanno fatto e faranno, assolvere nel migliore dei modi le direttive operative loro assegnate. Ciò stante, nella medesima seduta di Montecitorio ho avuto modo di richiamare l’attenzione dell’aula sull’esigenza di valutare, in considerazione della necessaria prosecuzione della missione militare, l’esplorazione di quattro direttrici a mio avviso nodali. Anzitutto, l’intelligence: occorre un’informazione, che io definisco di prossimità come anche di contingente per il contingente, che sia più aderente, tempestiva e finalizzata. La seconda direttrice riguarda i mezzi in dotazione: nell’attesa che arrivino quelli più volte citati dal ministro della Difesa, si dovrebbe provvedere alla completa schermatura delle torrette dei Lince, dove operavano alcuni dei nostri compianti soldati. La terza direttrice sottende l’esigenza di dotarsi subito, se disponibili sul mercato, o ponendosi immediatamente allo studio per la realizzazione, di mezzi di contrasto dei famigerati Ied, vale a dire gli ordigni esplosivi artigianali con i quali si è dovuto fare i conti negli ultimi mesi. Quarta e non ultima direttrice, la possibilità, insieme agli Stati maggiori, di inviare nel teatro dello scontro, unitamente ai tornado, anche più elicotteri. Si tratta, ad avviso di un vecchio soldato, di opportuni provvedimenti da adottare affinché i tragici eventi del passato anche recentissimo, non dico non abbiano più a verificarsi, il che sarebbe veramente velleitario dato il contesto in cui accadono, ma che quanto meno non coinvolgano più la vita dei nostri militari».

A proposito di sicurezza in patria, lei ha scritto che “il concomitante impiego di Forze dell’Ordine e Soldati a controllo del territorio urbano rappresenta una preziosa ed efficace sinergia per rafforzare la sicurezza e la fiducia dei cittadini”. Sono stati effettivamente raggiunti risultati positivi mediante l’impiego dei militari in città?
«Ribadisco in pieno quel che scrissi allora, ricordando che sono stato a suo tempo tra i più accesi fautori dell’operazione “Vespri Siciliani” – che peraltro ho tenuto a battesimo, all’indomani della strage di via D’Amelio, in qualità di Comandante del settore orientale dell’isola – i cui esiti eccellenti sono ancora vivi nella memoria dei cittadini e delle istituzioni, a cominciare dalla magistratura siciliana: oltre ai noti, significativi risultati contro la mafia, fu praticamente azzerata la micro-criminalità e le città ritornarono al pieno sviluppo e godimento dei propri abitanti. Or bene, un anno fa, nel giudicare positivamente la sostanza e la portata di siffatta misura adottata dal Governo Berlusconi, ero sorretto soprattutto dalla certezza, mai venuta meno, che i nostri soldati sono contraddistinti da una eccellente preparazione tecnico-professionale che consente loro di fronteggiare sempre e al meglio i diversi e mutevoli bisogni dei cittadini. Oggi, a distanza di non pochi mesi, la mia convinzione si rivela rafforzata dai brillanti dati statistici forniti al riguardo dai ministeri della Difesa e dell’Interno, allorché si pensi al raggiunto calo sino al 40% dei reati commessi nei quartieri delle grandi città in cui sono stati schierati i militari e ad una riduzione ancor più sensibile nelle aree urbane che hanno visto e vedono operare pattuglie miste di soldati e forze di polizia. Del resto, la sicurezza pubblica è un bene primario rispetto al quale è del tutto legittimo e doveroso che un Governo utilizzi ogni mezzo e risorsa a disposizione per una sempre maggior tutela di essa. Ritengo pertanto che l’efficacia dell’impiego dei militari in città sia del tutto evidente e che si tratti di un provvedimento dell’esecutivo di portata ancor più significativa se si considera che l’equilibrata pianificazione della dislocazione delle risorse ha consentito di non arrecare eccessivo nocumento alle casse dello Stato».

Da anni si dibatte in merito ai fondi alle Forze dell’Ordine che, troppo spesso, si trovano ad agire con scarsità di mezzi e strumentazioni. C’è una soluzione in vista, non temporanea ma il più possibile lungimirante, in grado di scongiurare questo problema che riguarda Forze dell’Ordine e sicurezza dei cittadini?
«E’ questo un tema assai pregnante che mi tocca parecchio in profondità. Non v’è occasione che io non affermi che la sicurezza rientra tra i valori fondamentali che uno Stato moderno ha il dovere di tutelare per garantire tanto il singolo individuo quanto tutta la società civile in ogni sua espressione: la sicurezza è come l’aria, amo ripetere, non può mancare! Sicchè, le esigenze delle migliaia di appartenenti alle Forze di Polizia che diuturnamente propugnano ogni sforzo al fine di assicurare l’ordinato vivere collettivo meritano la più marcata e fattiva considerazione delle istituzioni. Da parte mia, sempre e in ogni sede ho destinato e destinerò una elevata attenzione verso i loro bisogni e mi rincuora oltremodo identificare il sostegno alle Forze dell’Ordine tra le priorità della maggioranza parlamentare cui appartengo e dell’esecutivo in carica. Purtroppo, però, la crisi economica mondiale di questi anni ha avuto innegabili e gravi ricadute anche nel nostro Paese, a cominciare dall’esigua crescita del prodotto interno lordo comune a tutti gli Stati occidentali, cagionando una situazione che non consente, ad oggi, una ripartizione delle risorse tale da consentire l’assegnazione di tutti gli stanziamenti necessari e sufficienti. Ma la determinazione più volte dimostrata dal Governo Berlusconi nell’affrontare e risolvere i mali atavici del nostro Paese, unitamente alla spiccata e nota sensibilità verso i temi legati alla sicurezza dei cittadini, deve lasciare ben sperare per l’immediato futuro».

E’ auspicabile, magari attraverso l’emanazione di una nuova legge, una maggiore cooperazione tra le varie Forze dell’Ordine, militari e non nello svolgimento dei compiti di pubblica sicurezza?
«Una più intensa ed adeguata tutela della sicurezza pubblica si fonda ineluttabilmente anche sulla crescente e costante capacità di Forze di Polizia, militari e non di interagire tra loro nell’ambito delle attività finalizzate alla difesa dell’integrità di persone e beni. Pertanto, è certamente auspicabile una sempre maggiore collaborazione tra tutti i vari attori preposti a garanzia dell’ordine collettivo, fermo restante il rispetto dovuto verso l’autonomia, le competenze e le prerogative istituzionali che il legislatore ha individuato in capo a ciascuno di essi. In siffatta ottica, non può non rivelarsi efficace qualunque provvedimento legislativo che assicuri una maggiore sistematicità alla cooperazione in argomento. Anche e soprattutto perché ritengo che le Forze Armate e di Polizia (singolarmente e nel loro complesso) sono governate da sovrastrutture surdimensionate e sono afflitte da diseconomie, sovrapposizioni e ridondanze, soprattutto nell’area tecnico-amministrativa e nel settore logistico, che causano un significativo spreco di risorse umane e finanziarie: ebbene, un intervento normativo che garantisca un coordinamento più incisivo e cogente consentirebbe di ridurre sensibilmente tali anomalie, dispersioni e duplicazioni rimpinguando, di conseguenza, stanziamenti ed aiuti destinati a fronteggiare i bisogni e le problematiche più contingenti. In aggiunta a questo, ritengo che sia finanche auspicabile un intervento adeguatore della legge 121/81 quale testo normativo di riferimento in materia di ordinamento della pubblica sicurezza: a distanza di quasi 30 anni dalla sua approvazione si rivela opportuno rivedere il modulo organizzatorio della funzione di coordinamento delle Forze di Polizia adeguandolo alle mutate e variegate esigenze operative dei nostri giorni».

In un periodo di crisi economica come questo come valuta lei l’azione di contrasto all’evasione fiscale, di cui si sente parlare sempre più spesso nei nostri telegiornali? Quale deve essere la strada da seguire in questo senso?
«Il contrasto all’evasione incide pesantemente sul percorso di risanamento dei conti pubblici e sulla politica di bilancio nazionale di uno Stato e, in siffatta ottica, sono perfettamente d’accordo con il presidente del Consiglio allorché un anno fa, nel corso di una riunione degli industriali campani a Napoli, affermò che un decisissima lotta all’evasione fiscale avrebbe contribuito a risollevare le sorti finanziarie italiane. Non v’è dubbio che il Governo ha mirato alla qualità dell’attività di controllo privilegiando le dimensioni della prevenzione e dell’educazione, senza comunque decurtare spazi alla repressione. In sostanza, l’esecutivo ha scelto di intraprendere un’azione ispettiva ancor più efficace nella duplice, prioritaria finalità di scovare i grandi evasori e migliorare i rapporti tra fisco e contribuenti: questi ultimi percepiscono una leva fiscale più leggera e scremata da tanti dei balzelli e orpelli del passato e, a fronte dell’aumento degli istituti deflativi del contenzioso, sono sempre più stimolati a definire la propria posizione innanzi all’erario. La ricetta adottata dal Governo Berlusconi è ormai chiara: meno adempimenti formali e maggiori controlli sostanziali. E i dati statistici danno pienamente ragione alla politica economica condotta dal ministro Tremonti. In circa un anno le riscossioni da accertamento hanno toccato i 2,3 miliardi di euro, raggiungendo, dunque, un rialzo del 46% rispetto al 2007 e un significativo aumento degli introiti effettivamente incassati dallo Stato. Sicchè, la lotta all’evasione fiscale si sta rivelando tra i punti più qualificanti di questo Governo e, personalmente, esprimo al riguardo particolare soddisfazione, in particolare per le relative modalità operative, dal coinvolgimento a fini di proficua interazione dei comuni al controllo pressante per individuare i falsi residenti all’estero. Ciò stante, sono convinto che occorra addivenire ad un fisco equo e condiviso, puntando su misure di semplificazione e deregolazione degli adempimenti contabili, magari eliminando progressivamente il ricorso agli studi di settore per far spazio ad un redditometro serio. Per far ciò è necessario che tutte le banche dati, dal catasto alle anagrafi tributarie, facciano sistema: solo così si può sapere quel che un individuo possiede e quindi deve pagare».

Un suo parere sulla recente approvazione dello scudo fiscale.
«In primo luogo, sono convinto che un provvedimento normativo vada valutato rispetto alla rispondenza di esso al duplice requisito della legittimità e dell’efficacia e, fermo restando che i risultati che si acquisiranno col tempo consentiranno una valutazione più compiuta, ritengo che quella dello scudo fiscale sia una misura legittima ed una scelta efficace di questo esecutivo, atteso il contrasto all’esportazione di capitali e alla speculazione internazionale che sta sferrando nel più generale ambito della lotta all’evasione fiscale. Or bene, mi piace sottolineare come, pur considerato il perdurante scenario di crisi economica, il Governo Berlusconi stia avviando il necessario e prioritario risanamento dei conti pubblici senza innalzare in alcun modo la pressione fiscale e senza ricorrere all’introduzione di nuove tasse: così, grazie allo scudo, le casse dell’erario potrebbero vedere l’ingresso salutare di alcuni miliardi di euro, atteso il 5% di imposta gravante sui capitali di rientro, che andrebbero ad innalzare sensibilmente le entrate statali senza toccare le tasche degli italiani. In pratica, viene data la possibilità, a chi voglia rimpatriare le proprie sostanze patrimoniali non sottoposte a controllo statale, di rimettersi in regola con chiarezza e certezza dei tempi realizzando nel Paese un’addizione di risorse con cui poter aiutare ancor più famiglie e imprese. Vieppiù che mi preme ribattere ai detrattori dello scudo fiscale che esso è misura non affatto concepita in modo da favorire flussi finanziari criminosi. Le verifiche contro il riciclaggio di denaro non verrano del tutto meno: intermediari e professionisti intervenuti nelle operazioni di rimpatrio o regolarizzazione delle attività conservate all’estero devono verificare e registrare i dati dei clienti con obbligo di segnalazione a Bankitalia dei movimenti ritenuti sospetti in ordine ai parametri indicati in apposita circolare del ministero dell’Economia. Ciò stante, non ho dubbi: il rilancio della nostra economia sarà sospinto anche dall’applicazione dello scudo fiscale».

Marco Fattorini

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