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Diario politico. Binetti contro tutti. L’Onu: “Sull’omofobia passo indietro dell’Italia”

ottobre 14, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La prima firma è Carmine Finelli. Il racconto più completo, più approfondito, più autorevole. In questo “numero” il conflitto tra la deputata “dissidente” (su diritti civili e temi etici) del Pd e il resto della dirigenza Democratica, con il solo Fioroni a difenderla veramente. La presa di posizione delle Nazioni unite sulla bocciatura della legge a tutela delle persone omosessuali. L’intervento di Fini contro la subordinazione dei pubblici ministeri al potere esecutivo, di cui vi abbiamo riferito oggi. E infine la difesa del direttore del Tg1 Minzolini di fronte alla commissione di Vigilanza Rai. Un pezzo da non perdere, per chi ama la politica italiana, solo sul suo giornale. Buona lettura.

Nella foto, la deputata del Pd Paola Binetti

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di Carmine FINELLI

Giornata ricca quella odierna. In primo piano le polemiche seguite alla bocciatura della legge sull’omofobia. Ieri la Camera ha rigettato l’emendamento proposto da Paola Concia, deputata del Partito Democratico, che introduceva l’aggravante della discriminazione sessuale. La pregiudiziale di costituzionalità, sollevata dall’Udc, ha visto il voto favorevole dei deputati del Pdl, dello stesso Udc, della Lega e di Paola Binetti esponente cattolica del Pd. In realtà anche tra la maggioranza c’è stata la spaccatura. Dieci deputati, tutti riconducibili all’area finiana, hanno votato contro la pregiudiziale di costituzionalità. Ma il voto della Binetti apre un caso all’interno del Pd. Dopo che Dario Franceschini, segretario dei Democratici, ieri ha posto un problema alla permanenza dell’esponente teodem nel partito, si paventa un suo passaggio nelle file dell’Unione di Centro. La diretta interessata smentisce categoricamente: “E’una delle poche cose di cui sono sicura” afferma la deputata. E ne approfitta per chiarire la sua posizione nel partito. “Alle primarie voterò Bersani perché ha avuto una reazione più equilibrata. Certamente non voterò Franceschini che propone la mia espulsione, né voterò scheda bianca. Il disegno di legge sull’omofobia – sostiene la deputata teodem – aveva punti nebulosi. Ora mi sento anche io una minoranza, anche io voglio essere tutelata». Infine, rispondendo al segretario del Pd: “Ha ragione, il problema è politico: quanta libertà c’è nel Pd”. Essendo stato chiamato in causa, Pierluigi Bersani interviene nella vicenda: “Chi vota per me, sa che questo significherebbe accettare le regole: io nell’organismo statutario sarei chiaro, sarebbe la prima cosa che farei, indicherei quali sono le materie su cui ci può essere libertà di coscienza e tutte le altre su cui vige la disciplina di partito” dice Bersani ai giornalisti presenti a Montecitorio, che maliziosamente chiedono se il ddl presentato ieri potesse rientrare nelle materie su cui vige la libertà di coscienza. “A mio giudizio no” risponde netto. Controreplica della Binetti: “Attendo lo statuto, fino ad ora non l’ho visto”. Ma Paola Binetti “dovrebbe andar via, in ogni caso; siccome ci sono anche aspetti formali, lo valuteremo nel gruppo e nel partito in questi giorni”: il parere così netto contro la Binetti è del capogruppo del Pd alla Camera, Antonello Soro: “Trovo intollerabile il comportamento dell’onorevole Binetti, penso che al di là degli aspetti formali, di cui ci occuperemo insieme al partito nella sua nuova dirigenza che verrà fuori nei prossimi giorni, ci sia un dato politico: la mia impressione è che Paola Binetti abbia poco a che fare con il nostro partito”. Sulla stessa lunghezza d’onda Paola Concia, autrice della proposta sull’omofobia bocciata dalla Camera: “Il Pd mi deve dire da che parte sta anche se mi pare chiaro che il segretario l’abbia detto. Lo stato deve dire ai suoi cittadini che l’omofobia è un reato”. Canta fuori dal coro l’ex ministro della Pubblica istruzione Beppe Fioroni: “Sarebbe sbagliato espellere Paola Binetti, quando condivide con il partito il 90% delle idee”. Fioroni critica anche il fatto che il Pd “faccia sempre tempeste in un bicchier d’acqua. Come sempre – sottolinea Fioroni – facciamo regali alla destra, che si divide in più pezzi e che adotta una politica a gambero, si divide con decine di voti in dissenso; in tutto ciò il Pd evidenzia come fatto grave la preoccupazione di un singolo parlamentare”. L’esponente del Pd afferma di “non condividere in toto le osservazioni della Binetti e voto in modo diverso ma mi batto perché in un partito democratico e plurale quale siamo noi, ci possa essere la libertà di esprimere dubbi e preoccupazioni e pensieri diversi”.
L’argomento però è scottante. La mancata approvazione del disegno di legge Concia suscita qualche preoccupazione anche nelle Nazioni Unite. Per Navi Pillay, alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, lo stop alla legge “è un passo indietro per i diritti di gay e lesbiche. È necessaria ovunque la piena protezione – dice durante una conferenza stampa rispondendo a una domanda – L’omosessualità e gli omosessuali vengono criminalizzati in alcuni Paesi, ma non possiamo ignorare che i gruppi minoritari e tra loro gli omosessuali sono soggetti non solo a violenza, ma a discriminazioni in diversi aspetti della loro vita”.

Fini e le riforme. Se nel Pd a creare problemi è il voto contrario della Binetti, nel Pdl si discute sulle riforme. Le posizioni sono divergenti, ma gli uomini della maggioranza sono fiduciosi nel raggiungimento di una sintesi tra le diverse idee.
E’ quanto emerge dalle dichiarazioni del presidente della Camera Gianfranco Fini. Da Francoforte, dove si è recato per inaugurare la fiera del libro, Fini parla di riforme. Soprattutto di quella della giustizia. “Un conto è la separazione delle carriere dei magistrati, un altro è che il pm sia sottoposto ad altri poteri se non a quello dell’ordine giudiziario. Si valuterà strada facendo”. Ricordando che in Parlamento sono pendenti molti ddl di riforma dell’ordinamento giudiziario, Fini ribadisce: “Su un tema di cui si è discusso come l’ipotesi di carriere separate per i magistrati non ho cambiato opinione sul fatto che la Costituzione va rispettata quando parla di indipendenza assoluta di tutti i magistrati”. Dichiarazioni che si coniugano con quelle rilasciate da Giulia Bongiorno, deputata del Pdl e presidente della commissione Giustizia alla Camera, in una intervista al “Corriere”. La deputata, molto vicina a Fini, sostiene, al pari della terza carica dello Stato, che una riforma della giustizia debba essere largamente condivisa. Nel processo c’è bisogno di evitare che i pubblici ministeri vengano posti sotto l’ala della politica, poiché questo rappresenterebbe un vulnus costituzionale ed aprirebbe la strada ad interferenze tra i poteri dello stato.
Quanto alle altre riforme, Fini sostiene esse possano essere effettuate già in questa legislatura. “Sulla fine del bicameralismo perfetto, sulla riduzione dei parlamentari e su nuove forme di equilibrio tra potere esecutivo e legislativo – precisa – si possono fare riforme che siano approvate con una larga maggioranza quale è quella prevista dall’articolo 138 della Costituzione, indispensabile per evitare l’ipotesi non automatica ma già attivata in passato di un referendum confermativo”. Fini ricorda che “la Costituzione prevede esplicitamente le modalità per fare riforme che non penso siano state inserite a caso dai padri costituenti. Le recenti esperienze dimostrano che quando una maggioranza dà corso a riforme costituzionali contando solo sui voti di cui essa dispone in Parlamento compie un’azione perfettamente legittima dal punto di vista costituzionale che, tuttavia, come in passato è accaduto determina inconvenienti politici come, ad esempio, l’attivazione del referendum. Io da sempre auspico che in questa legislatura non si perda l’occasione per riformare le istituzioni portando a compimento un iter molto ricco – aggiunge il numero uno di Montecitorio -. Ci sono le condizioni politiche perchè ciò avvenga, sulla base di una larga o addirittura unanime convergenza su alcune questioni. Ad esempio, sulla necessità di portare a compimento il processo federalista in corso, indispensabile perchè abbia un modello istituzionale che gli offra uno sbocco. Non credo che in Parlamento – conclude Fini – ci sia alcuna forza politica contraria o ostile a questa riforma, e si discute anche sulla opportunità di una democrazia autenticamente governante, con un equilibrio tra poteri e raccordo tra Governo e Parlamento; così come c’è la consapevolezza che 945 parlamentari rappresentino un numero ampio”.
Il presidente della Camera si sofferma anche sulla questione dell’immagine dell’Italia all’estero, più volte richiamata da Silvio Berlusconi che ha accusato i media stranieri di dare del nostro Paese una descrizione poco rispondente al vero: “E’ una cosa che dipende da tutti – chiosa Fini – non solo dai media. E’ data da tanti fattori – ha evidenziato – certamente anche da quello che scrivono i giornali internazionali, ma non in modo determinante. Penso sia sufficiente questa constatazione per dire che tutti devono impegnarsi: dalle istituzioni al mondo dell’editoria fino allo sport”.

Minzolini. E nella giornata politica di oggi tiene banco anche il caso Augusto Minzolini. Il direttore del Tg1 che in seguito all’editoriale sulla manifestazione del tre ottobre sulla libertà di informazione è stato convocato dalla Commissione di Vigilanza Rai. L’audizione era prevista per oggi. E Minzolini ha intessuto la sua difesa, basandosi proprio sull’articolo 21 della Costituzione: “Come direttore del Tg1 ho il diritto di fare editoriali” afferma Minzolini durante l’audizione alla commissione di Vigilanza Rai. “Ho diritto di fare l’editoriale, secondo quell’articolo 21 della Costituzione per cui altri hanno manifestato dieci giorni fa, dice il giornalista, sottolineando inoltre “di aver interrotto ogni collaborazione, e a differenza di altri non ho rilasciato interviste. Sono stato accusato di censura e il mio editoriale è stato giudicato così, sono un censore censurato”, sostiene Minzolini in commissione, ripetendo di “aver solo espresso un’opinione in modo chiaro. Anche il precedente direttore, Gianni Riotta, ha fatto quindici editoriali durante la sua conduzione, oltre ad altri indiretti quando esprimeva la sua opinione intervistato dal conduttore del Tg in studio. Per non parlare, poi, dei famosi editoriali del compianto Curzi. Perché non posso farne io?”.
Secondo Minzolini il Tg1 da lui condotto “ha dato tutte le notizie secondo il criterio del servizio pubblico, nessuna esclusa”. “Ho riportato fedelmente tutta la presa di posizione di “Repubblica” e di Scalfari – spiega – Ho cercato di capire cosa ne pensavano gli altri giornali”, aggiunge riferendosi ai direttori del “Corriere della Sera” Ferruccio de Bortoli, del “Riformista” Antonio Polito e di “Libero” Maurizio Belpietro. “Semmai avrei dovuto sentire Feltri che in questa vicenda è stato chiamato in causa tante volte. Mentre Scalfari ha avuto spazio in altri programmi tv”. Minzolini si sente “non un direttore militante, ma un direttore istituzionale: se sono il primo ad accettare le regole, a discuterne, non voglio essere dimezzato rispetto ad altri”.
Il giornalista è convinto che la Rai sia inserita in un triopolio che comprende anche Mediaset e Sky: “O qualcuno si pone questo problema o l’azienda è destinata a morire. L’azienda ha molte risorse ma non riesce a metterle in campo, la dialettica sindacale è rimasta a venti anni fa. Ci sono precari che vengono assunti dopo dieci anni, e un direttore, purtroppo, non riesce a dare un imprinting. Io mi trovo in un solco tracciato dieci anni fa”. In seguito all’audizione il presidente della commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, definisce con una metafora calcistica il direttore del Tg1: “Lei è un battitore libero, che si trova ad agire in una realtà più complessa, in cui conta il gioco di squadra. La vedrei meglio nel ruolo di Pirlo più che in quello di Gilardino”. Riferendosi poi all’editoriale sulla manifestazione per la libertà di stampa, criticato dallo stesso Zavoli, il presidente della commissione di Vigilanza dice: “Mi rendo conto che da parte vostra c’è un punto fermo, cioè la mancanza di regole. Credo che il vostro grande alibi o, per essere più corretto, la vostra grande giustificazione, è che vi siete trovati di fronte a un sistema di norme non scritte, stabilite di volta in volta e che si modificano a seconda della qualità della vicenda e del modo di uscirne”.

Carmine Finelli

Commenti

One Response to “Diario politico. Binetti contro tutti. L’Onu: “Sull’omofobia passo indietro dell’Italia””

  1. Federico on ottobre 16th, 2009 18.48

    Vorrei trovarmi faccia a faccia con l’onorevole Binetti per dirle che mi vergogno di essere italiano e che non mi sento rappresentato da parlamentari omofobi,bigotti e partono a priori con pregiudizi….. La politica italiana deve cominciare a capire che lo stato è laico e deve ragionare ed essere al servizio dei cittadini “tutti” e non quelli cattolici o etero o alle così dette “famiglie” italiane formate da una donna un uomo e bambini e “uscite nascoste “extraconiugali” . Vorrei proprio che l’onorevole Binetti e tutti quei pseudo politici che dovrebbero rappresentare il popolo Italiano mentre sono bigotti , omofobi e pieni di pregiudizi e paure di chi sa cosa…gli auguro di avere un figlio, un fratello o qualche loro membro famigliare “gay” o “lesbica” e che per colpa delle leggi che in Italia mancano, si trovino in situazioni che li portino a ragionare su quanto l’Italia fa ridere il mondo per la sua gestione,politica e giustizia ! Continuate così che diventiamo grandi..si si si proprio orgoglioso di essere Italiano mi sento grazie a voi! Vergognatevi , dovreste essere i “dipendenti” del popolo italiano mentre vi siete “autoeletti” DATORI/PADRONI e pensate solo alle vostre poltrone e ai vostri mega stipendi e agevolazioni che avete…ma finirà per voi prima o poi….quando la popolazione tocca il fondo per colpa di vostri sprechi e mal governo e il popolo non si riconosce più da chi dovrebbe rappresentarli…la cosa diventa pericolosa…andate per le strade, nei bar, nei luoghi pubblici a sentire cosa dice la maggioranza della popolazione e poi sono sicuro che avrete difficoltà a dormire sereni…altro che gay, lesbiche, inceneritori, ponte sullo stretto e cose del genere… stato = chiesa + sprechi + politici condannati che sono ancora li che comandano e fanno le leggi ( un fuori legge che fa le leggi..però che bella cosa ) + corruzione + favoritismi e via cosi….. BEL PAESE SI SI SI ! AUGURI DI CUORE E DIVERTITEVI FIN CHE POTETE!

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