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Fini: “No a subordinare i pm all’esecutivo Cattiva immagine all’estero colpa di tutti”

ottobre 14, 2009 di Redazione 

Il presidente della Camera stoppa l’ipotesi di riforma della giustizia del Governo: “L’indipendenza della magistratura va rispettata e preservata sempre”. Sulle riforme in generale: “Sì se sono condivise”. E poi la stoccata al premier rispetto agli attacchi alla stampa estera. Ce ne parla Francesco Carosella.

Nella foto, il presidente della Camera Gianfranco Fini

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di Francesco CAROSELLA

Da Francoforte arriva un nuovo monito di Fini a Berlusconi: no alla riforma giudiziaria che vorrebbe i pubblici magistrati sottoposti ad altri poteri oltre a quelli dello stesso ordine giudiziario.

Il presidente della Camera, ospite al salone del libro francofortese, ha dichiarato la sua ferma contrarietà alla riforma giudiziaria che in questi giorni il Pdl sta tentando di rilanciare in Parlamento: “Su un tema di cui si è discusso come l’ipotesi di carriere separate per i magistrati non ho cambiato opinione: la Costituzione va rispettata quando parla di indipendenza assoluta di tutti i magistrati». Osservanza per la carta costituzionale dunque, “specie nella parte in cui afferma l’assoluta indipendenza della magistratura”.

Per quanto riguarda invece la altre riforme, che prevedono la fine del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari e nuove forme di equilibrio tra esecutivo e legislativo, Fini ritiene che possano essere effettuate già nel corso di questa legislatura, ricordando però gli inconvenienti politici a cui si può andare incontro quando le riforme, soprattutto se di natura costituzionale, non sono largamente condivise da tutte le parti politiche: “Si possono fare riforme che siano approvate con una larga maggioranza quale è quella prevista dall’articolo 138 della Costituzione, indispensabile per evitare l’ipotesi non automatica ma già attivata in passato di un referendum confermativo”.
Ricorda poi Fini: “La Costituzione prevede esplicitamente le modalità per fare riforme che non penso siano state inserite a caso dai padri costituenti. Le recenti esperienze dimostrano che quando una maggioranza dà corso a riforme costituzionali contando solo sui voti di cui essa dispone in Parlamento compie un’azione perfettamente legittima dal punto di vista costituzionale che, tuttavia, come in passato è accaduto determina inconvenienti politici come, ad esempio, l’attivazione del referendum”. Il presidente auspica l’occasione di una riforma delle istituzioni nel corso dell’attuale legislatura, “attraverso un iter molto ricco”.

Fondamentale secondo Fini è che vi sia larga se non unanime convergenza su questioni cruciali come il compimento del processo federalista in corso, “indispensabile perché abbia un modello istituzionale che gli offra uno sbocco”. “Non credo che in Parlamento – continua Fini – ci sia alcuna forza politica contraria o ostile a questa riforma, e si discute anche sulla opportunità di una democrazia autenticamente governante, con un equilibrio tra poteri e raccordo tra governo e Parlamento; così come c’è la consapevolezza che 945 parlamentari rappresentino un numero ampio”. Augurio di rinnovamento dunque, anche per quanto riguarda le forme e i contenuti del discorso politico: “Oggi ci sono le condizioni per un confronto sereno e civile. La dialettica politica deve fondarsi su un solido ancoraggio culturale e morale, unico antitodo alla polemica astiosa, diseducativa fine a se stessa”.

Infine la terza carica dello Stato non ha mancato di affrontare la questione dell’immagine dell’Italia all’estero, che più volte il premier Berlusconi ha accusato essere distorta dai media internazionali: “E’ una cosa che dipende da tutti, non solo dai media. E’ data da tanti fattori, certamente anche da quello che scrivono i giornali internazionali, ma non in modo determinante. Penso sia sufficiente questa constatazione per dire che tutti devono impegnarsi: dalle istituzioni al mondo dell’editoria fino allo sport”.

Francesco Carosella

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