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L’intervento. Franceschini, il terzo flaccido imbroglione F. Rondolino

ottobre 13, 2009 di Redazione 

Si fa duro lo scontro dentro il Partito Democratico. E in particolare tra il segretario uscente e Massimo D’Alema. L’ex portavoce del presidente del Consiglio tra il 1998 e il 2000 e grande firma de “la Stampa” attacca duramente Franceschini, rispondendo ancora una volta anche alle critiche rivolte dal nostro Adinolfi nel “Settegiorni” di oggi all’ex segretario del Pds. Il giornale della politica italiana, libero, indipendente, sopra le parti, dopo avere ospitato questa e numerose altre prese di posizione a favore del segreDario, dà spazio ora anche a questo intervento molto aspro nei suoi confronti. Il dibattito ai massimi livelli del congresso del Pd è solo su il Politico.it. Sentiamo.

Nella foto, Fabrizio Rondolino durante una puntata di “Omnibus”

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di FABRIZIO RONDOLINO

Qualche mese fa, prima della pausa estiva, Dario Franceschini si dichiarò più che disponibile a portare D’Alema alla presidenza del Pd, in cambio del rinvio del congresso al 2010 (dopo le elezioni regionali) e della sua riconferma alla segreteria. L’idea era venuta a Marini, e fu Bersani a mandare il progetto in fumo. Mi chiedo se il D’Alema che Franceschini voleva al suo fianco come presidente del partito è quello stesso che “indossa una casacca del Novecento”, che “dovrebbe badare alle sue frequentazioni”, che “dà interviste contro i compagni”, e insomma che incarna il vecchio e lo stantìo della peggior politica politicante.

Per contrastare D’Alema – cioè l’uomo che voleva alla presidenza del partito - e “per non tornare a quelli che c’erano prima, molto prima di me”, Franceschini non ha esitato a rompere la solenne promessa pronunciata al momento dell’elezione: “Non l’ho chiesta – diceva il 21 febbraio -, non ho fatto patti, non avrò padrini né protettori, non sono qui per costruire il mio futuro personale, il mio lavoro finisce in ottobre e non farò alcuna trattativa con nessuno”.

E invece eccolo qua, pronto a tutto per conservare una poltrona che gli era stata assegnata pro tempore dagli “oligarchi” che tanto disprezza (e di cui peraltro si è circondato in questa campagna congressuale), e che gli è già stata tolta dai 255.189 iscritti al suo partito (pari al 55,13%) che hanno votato Bersani.

Non basta una faccia da scout per essere buoni, o “nuovi”. Franceschini, che conosce bene le astuzie della politica, i suoi retroscena e i suoi retrobottega, vorrebbe trasformare le primarie del 25 ottobre in un referendum su D’Alema, e spera che i seguaci di Beppe Grillo, di Marco Travaglio e di Antonio Di Pietro accorrano in massa ai gazebo per dargli i voti che gli iscritti e gli elettori del Partito democratico non gli daranno mai.

Nel disprezzo per D’Alema, tuttavia, non c’è soltanto la delusione per il patto di potere che non si è realizzato, e neppure soltanto la spregiudicatezza tattica di un classico uomo di tutte le stagioni, che arriva da Zaccagnini e vorrebbe oltrepassare Berlusconi. C’è anche, e forse soprattutto, un fastidioso disprezzo per la sinistra del nostro Paese, per la tradizione comunista italiana, per il riformismo socialista, e insomma per l’intera tradizione del movimento operaio italiano.

Nessuno vuole “rifare il Pci”: ma nessuno che venga da quella storia può tollerare che quella storia sia irrisa, cancellata, nascosta. Massimo D’Alema, l’uomo che Berlinguer aveva indicato come proprio successore, incarna e rappresenta più di ogni altro dirigente la storia e la tradizione della sinistra italiana. Farne l’oggetto quotidiano di insulti e maldicenze significa insultare la sinistra italiana. È difficile che in questo modo Franceschini riesca a fare molta strada.

FABRIZIO RONDOLINO

Commenti

One Response to “L’intervento. Franceschini, il terzo flaccido imbroglione F. Rondolino

  1. Geremia Gaudino on ottobre 14th, 2009 08.51

    Non sono assolutamente daccordo con Rondolino,pur votando per Bersani ,ritengo che il peggior nemico di Pierluigi sia proprio D’Alema.Molti amici e compagni ad ogni intervento di D’Alema decidono di non votare più per Bersani.Perchè D’Alema non fa un atto di generosità vera e si ritira dalla politica attiva? Poi è sospetto che Giuliano Ferrarra ufficialmente e tutta la stampa di destra appoggiano Bersani perchè sperano sempre nella ciambella di salvataggio dalemiana.

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