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Affossato alla Camera il ddl vs omofobia Alicata: “Ora ripartiamo dalle scuole”

ottobre 13, 2009 di Redazione 

La proposta di legge a prima firmataria Paola Concia prevedeva l’aggravante per i reati commessi “a scopo di discriminazione o di odio sulla base di orientamento sessuale o di identità di genere”. Pdl e Udc votano una pregiudiziale di costituzionalità e fanno decadere il provvedimento. L’intervista alla scrittrice romana, collaboratrice de l’Unità e del giornale della politica italiana che l’aveva sentita nelle ore immediatamente precedenti la bocciatura della legge: «Io vorrei che pensieri contrari alle persone LGBT non li avesse più nessuno. O che ce ne si vergognasse». Ascoltiamo.

Nella foto, Cristiana Alicata

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di Ginevra BAFFIGO

Cristiana, partiamo dall’attualità. Si registra l’ennesimo episodio di omofobia, ancora una volta in pieno centro storico a Roma, ancora una volta perpretato da ragazzi molto giovani.
«Sull’episodio di domenica, sulla matrice omofobica, vorrei vederci più chiaro. Resta il fatto che a Roma non è tollerabile che non si possa camminare mano nella mano o vestiti come più si abbia voglia senza rischiare di incorrere nelle ire del primo fanatico di turno. Non ha senso. E’ come se qualsiasi cosa che sia diversa, non familiare alla propria identità, venga individuata come qualcosa da punire».

In quest’ultimo caso però “i fanatici” erano davvero giovanissimi… Che fare, in primo luogo da parte vostra?
«Ripartire dalle scuole. Da un coming out collettivo, di contaminazione delle città. Parlare con tutti, porta a porta. Se ci conosci, insomma, ti passa l’omotransfobia. Perché ogni fobia è figlia dell’ignoranza, del pregiudizio».

I casi non denunciati in Italia sono ancora molti.
«Sì. E sono molti di più quelli non denunciabili. E gli stessi procurano molte più sofferenze. Quello che accade nelle famiglie. Nei piccoli paesi. C’è ancora chi porta il figlio adolescente dall’esorcista. La violenza più grande è non poter vivere la vita di coppia con serenità. O poter assicurare ai figli delle coppie omogenitoriali una stabilità legislativa. O per una trans poter cercare un lavoro senza essere discriminata. Sono queste le vere quotidiane violenze. Io dico no a chi vuole ridurre l’omotransfobia alla sola violenza. Anche questa è una forma di violenza e qualcuno, da destra e da sinistra sta proprio cercando di fare passare questo messaggio».

Ci parli della situazione in cui vive la comunità LGBT oggi nel nostro Paese.
«La comunità LGBT in Italia vive un momento di grandissima difficoltà. Soprattutto esterna. Dopo la delusione della “sinistra” c’è una rabbia legittima contro tutti e tutto. Una sfiducia totale. E’ per questo che, a Roma, per esempio, sono nate le fiaccolate spontanee. Era tanta la rabbia, tanto il disgusto anche nei confronti di chi avrebbe dovuto difenderci che abbiamo sentito il bisogno di uscire dai ghetti, fare comunità. La domanda è impropria… forse una comunità LGBT ancora non esiste».

Come va il rapporto con la politica? Passi in avanti?
«Non in termini legislativi. L’unico segnale è arrivato in questi ultimi giorni con l’apparente volontà da parte di tutto il Parlamento di approvare una legge contro l’omofobia. Una minima cosa, necessaria, certo, e storica. Ma minima. Abbiamo bisogno di interventi profondi e strutturali nelle scuole. Cose che hanno un costo. Più facile per lo Stato lavarsi la coscienza con un’aggravante. Ma è un principio giustizialista. Personalmente non voglio impedire il pensiero o l’insulto (vedi l’eventuale estensione della legge Mancino). Io vorrei che quei pensieri nessuno li avesse più. O che anche laddove si annidassero nel retrocranio di alcuni fossero considerati dallo stesso soggetto come vergognosi. Resta il fatto che l’approvazione della legge Concia è un primo mattoncino. E va sostenuto fino in fondo. Lo Stato, in qualche modo, riconoscerà l’omosessualità con l’approvazione di quella legge e non potremo più tornare indietro. Mai più».

In tema di diritti civili, c’è chi propone il riconoscimento dei diritti ai singoli.
«Non sono un’esperta di legge. Ripeto: quella legge è importante perché per la prima volta sancisce l’esistenza del mondo LGBT. E speriamo che riescano ad estenderla anche alle persone trans. Diritti del singolo? Mi fa sorridere questa definizione. L’esercizio del mio essere lesbica passa per le mie relazioni affettive ed è questo che lo Stato Italiano prima o poi dovrà capire, accettare e legiferare. Come individuo sono una donna come tutte le altre».

Il ministro Mara Carfagna concludeva ieri un suo articolo su “il Giornale” con questa domanda: «Per me uccidere una persona è il delitto peggiore che esista, grida vendetta al cospetto di Dio. E non dovrebbero esistere graduazioni. Ma a lume di buon senso, quanto al danno sociale, siamo sicuri che sia più grave uccidere un omosessuale single che un padre di famiglia?».
«E’ una frase omofoba e ignorante. Dico tre cose. Primo, nessuno va in giro ad uccidere padri di famiglia in quanto padri di famiglia. Omosessuali in quanto tali sì.
Due: non sa, la Carfagna, quanti padri omosessuali esistono? Forse potrebbe farsi guidare dalle Famiglie Arcobaleno italiane in giro per qualche migliaia di case piene di coppie omosessuali con figli.
Infine, quando parla di danno sociale cosa intende? Sarebbe bello saperlo. Un individuo è fatto di relazioni. La morte di chiunque è un danno sociale. Ma che idiozia è? Facciamo la graduatoria dei dolori? O dell’utilità? E’ come se uccidere un disoccupato fosse meno grave che uccidere un imprenditore. Sono frasi che evocano la lotta di classe riportata agli affetti. Per carità».

Lo stesso ministro per le Parti opportunità aveva però lanciato giovedì scorso una campagna contro l’omofobia.
«Che è stata accolta bene dalle associazioni presenti. Meno dalla rabbia della piazza. Personalmente sono felice di quelle sue parole ma aspetto i fatti. E quindi per ora sospensione di giudizio».

Ginevra Baffigo

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