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Franceschini: “Berlusconi? Ominicchio” Bersani: “Rifare l’Ulivo. Nuove alleanze”

ottobre 11, 2009 di Redazione 

La convenzione nazionale del Partito Democratico chiude la prima fase del congresso, apre la cam- pagna per le primarie del 25 ottobre e mette per la prima volta a confronto (seppure attraverso interventi separati) i tre candidati alla leadership. Marino: “Io sono quello del rinnovamento”. Messaggio di Prodi: “Di fronte alle derive di questi giorni serve un Pd capace di assumersi responsabilità”. Applausi per Napolitano e Bindi. Ci racconta la mattinata dell’assemblea Democratica, Désirée Rosadi.          

Nella foto, da sinistra Pierluigi Bersani, Ignazio Marino e Dario Franceschini stamane alla convenzione nazionale dei Democratici

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di Désirée ROSADI

E’ il giorno della Convenzionale nazionale del Partito Democratico, l’assemblea che riunisce i delegati eletti nei congressi di circolo, e che ha il compito di ratificare i risultati delle assise locali e dare il là alla campagna finale per le primarie del 25 ottobre. Per la prima volta si confrontano (seppure attraverso tre discorsi indipendenti l’uno dall’altro) i tre candidati alla leadership dei Democratici, Pier Luigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino.

Prima c’è il tempo per ascoltare l’inno di Mameli e per un minuto di silenzio per le vittime di Messina. Applausometro a mille per Giorgio Napolitano e Rosy Bindi, variamente attaccati nei giorni scorsi da Berlusconi. A metà mattinata arriva anche un messaggio da parte dello stesso presidente della Repubblica, che ringrazia, auspicando un “ampio consenso tra le forze politiche per un sereno svolgimento della vita istituzionale”. Dopodiché, alla presenza dei mille delegati più i parlamentari, dei presidenti Democratici delle Regioni e dei sindaci, Anna Finocchiaro dà la parola ai tre leader, che danno il tutto per tutto per portarsi ulteriori vantaggi nella corsa alla segreteria.

Pier Luigi Bersani. Il primo a prendere la parola è il vincitore degli iscritti, l’ex ministro per lo Sviluppo economico che sottolinea la necessità di promuovere “ampie alleanze democratiche”. Un discorso, quello di Bersani, incentrato sul rilancio dell’Ulivo, inteso come cantiere Democratico, “con movimenti politici e civici disposti al dialogo con noi”. Due preoccupazioni sono state espresse dall’ex presidente dell’Emilia-Romagna: la prima riguarda la “deformazione degli equilibri costituzionali”, unita a una “deformazione populista” del nostro sistema, prodotta evidentemente da Berlusconi; mentre la seconda riguarda il settore economico, che rischia una “riduzione strutturale della nostra base produttiva attraverso un indebolimento progressivo delle nostre prestazioni economiche e sociali rispetto all’Europa e al mondo”. Tutto ciò dipende, a suo giudizio, dall’azione di questo Governo e della maggioranza che “fanno camminare il paese sull’orlo di una deformazione populista del nostro sistema”: il timore è che “il consenso possa prevalere sulle regole per un vantaggio immediato”.

Dario Franceschini. Il segretario uscente svolge fino in fondo il suo ruolo di garante dell’unità del partito: “Chiunque sarà eletto dal giorno dopo avrà il sostegno leale degli altri”, dice Franceschini, che annuncia che in caso di vittoria chiamerà a ruoli di rilievo gli stessi Bersani e Marino, il primo per le sue competenze economiche, il secondo per quelle scientifiche. Ma per garantire l’impegno comune, sottolinea il candidato “bisogna restare uniti”, sotto il segno della lealtà. E “non costruiremo più coalizioni che hanno come collante quello di essere contro un avversario”, garantisce Franceschini, che insiste: “Alle 15 sigle da Diliberto a Mastella diciamo no grazie, abbiamo già dato”. Apre invece il segreDario a Sinistra e libertà, con cui si può avviare anche un “percorso unitario”. E su Berlusconi: “E’ anti berlusconiano o anti-italiano, dire che è un ominicchio quello che offendendo Rosy Bindi ha offeso tutte le donne?”.

Ignazio Marino. La parola d’ordine del terzo candidato alle primarie è, of course, rinnovamento: “Il mio ruolo, qualunque sarà il risultato del congresso, è quello di contribuire a un rinnovamento radicale” annuncia Marino, spiegando che la novità sta nella proposta di “un’ identità finalmente chiara per un segretario forte del voto di milioni di cittadini”. Risposte chiare e nette, questo chiede la base Democratica secondo Marino, che ribadisce di puntare sulla “laicità come metodo irrinunciabile”. “Voglio un Pd che vince e che fa vincere le persone”, continua, “un partito aperto, delle persone” e “una politica che sappia riattivare le speranze”.

Il messaggio di Prodi. Impegnato in un viaggio all’estero, Romano Prodi ha inviato un messaggio alla platea, richiamando i fatti di questi ultimi giorni, tra decisione della Consulta sul Lodo Alfano e reazioni del premier e della destra: “Vicende così drammatiche come quelle che sta vivendo il nostro Paese richiedono un partito capace di assumersi responsabilità”, esorta i Democratici l’ex presidente del Consiglio, per il quale soltanto un “partito aperto verso la società civile” può affrontare le sfide in campo, ed essere in grado di “mettere in pratica lo spirito della Costituzione”.

Désirée Rosadi

Commenti

One Response to “Franceschini: “Berlusconi? Ominicchio” Bersani: “Rifare l’Ulivo. Nuove alleanze””

  1. Mario on ottobre 11th, 2009 17.56

    Ovviamente tante parole ma poche proposte, ecco questo poteva essere vincente arrivare qui già con delle proposte economiche e di riforme necessarie, ma questo avrebbe richiesto delle persone vicine ai problemi reali e non professionisti della politica che della vita reale non se ne preoccupano.
    Fra tutti mi appare più interessante l’approccio ipocrita di Bersani. Parla di “indebolimento progressivo delle nostre prestazioni economiche” ma quando era al governo non ha fatto altro che aumentare la pressione fiscale senza un progetto a lungo termine cosa che ovviamente porta ad un indebolimento organico della economia. Oltretutto parla di deriva populista ed è insieme a Franceschini sempre pronto a cavalcare il populismo dell’antiberlusconismo.

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