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Morsa Israele-Hamas, Abu Mazen in Italia Berlusconi: “Congelare gli insediamenti”

ottobre 9, 2009 di Redazione 

Nelle ore in cui la politica italiana attendeva il verdetto della Consulta, e dunque con i riflettori rivolti altrove, il presidente dell’Autorità nazionale palestinese incontrava, oltre al premier, Napolitano e il segretario di Stato Vaticano Bertone dopo una breve udienza con Benedetto XVI. La visita è stata anche l’occasione per l’inaugurazione della prima ambasciata palestinese da noi. Ma al di là del protocollo, con il presidente del Consiglio in particolare sono state ovviamente le urgenze in agenda a farla da padrone. E Berlusconi ha ribadito il sostegno del Governo italiano alle richieste dell’Anp, per arrivare finalmente alla creazione di due Stati indipendenti. Un cammino, quello di Abu Mazen, complicato tuttavia dal rifiuto, al momento, di Netanyahu e anche dall’opposizione interna del movimento estremista che non ha apprezzato l’ok del presidente al rinvio dell’esame della Commis- sione Onu per i Diritti Umani sul rapporto sulla guerra di Gaza del dicembre scorso. Ce ne parla la nostra Luana Crisarà, e poi focus sull’incontro con Berlusconi firmato Marco Fattorini. Sentiamo.           

Nella foto, la stretta di mano tra Abu Mazen e Berlusconi

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di Luana CRISARA’

Certo non è stato a cuore leggero che Abu Mazen, Presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese (Anp), ha concluso giovedì la sua visita di tre giorni in Italia. Le preoccupazioni del leader sono molte. Vanno dall’accusa di tradimento da parte di Hamas, alle pressioni per riavviare il processo di pace con Israele, fino agli scontri degli ultimi giorni tra palestinesi e polizia israeliana a Gerusalemme. Abu Mazen sta preparando il terreno in vista dei colloqui con Hamas, il 26 ottobre, ed ha bisogno di un forte riconoscimento internazionale da poter mettere sul tavolo delle trattative. E’ in questo quadro che si colloca la visita del presidente a Roma. L’agenda di Abu Mazen è stata piena di incontri di alto livello. Colazione con Silvio Berlusconi, incontro con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, inaugurazione della nuova sede della Delegazione generale Palestinese a Roma, una breve udienza con papa Benedetto XVI e, prima di partire, colloquio con il segretario di Stato del Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone.

La visita diplomatica in Italia arriva dopo l’incontro del 22 settembre scorso tra il presidente dell’Anp ed il premier israeliano Benjamin Netanyahu a New York, voluto dall’amministrazione americana ai margini dell’Assemblea generale dell’Onu, nel tentativo di riprendere i colloqui di pace tra Israele e Anp. Il vertice si è concluso con un nulla di fatto. Tel Aviv ha rifiutato di fermare l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, come chiede l’amministrazione americana, a cui si aggiunge la voce del governo italiano. Berlusconi, dando il suo appoggio al presidente, ha infatti sostenuto mercoledì che il primo passo verso la pace è il congelamento delle colonie, per arrivare alla creazione di due Stati sovrani. Lo Stato Israeliano e uno Palestinese, quest’ultimo dilaniato da circa tre anni da conflitti intestini tra il movimento islamico Hamas e il partito moderato Fatah, con a capo Abu Mazen.

Il presidente dell’Anp è consapevole che per sedersi al tavolo dei negoziati con Israele c’è bisogno della riconciliazione tra le fazioni palestinesi. Cosa che sembra difficile, soprattutto dopo le proteste di lunedì a Ramallah, in Cisgiordania, contro Abu Mazen, per aver accettato il rinvio a sei mesi dell’esame sul rapporto Onu riguardante la guerra a Gaza, il cosidetto rapporto Goldstone. Sono stati gli Usa ed alcuni governi arabi a fare pressioni sul leader di Fatah affinché acconsentisse alla posticipazione dell’esame della Commissione Onu per i Diritti Umani, per non ostacolare il vertice di New York. Da Gaza Hamas ha accusato di “tradimento” il presidente dell’Anp, che si trova in una posizione scomoda in vista dell’incontro organizzato dai mediatori egiziani al Cairo il 26 ottobre tra Fatah e Hamas, assieme con le altre fazioni, per firmare un accordo di riconciliazione interna. Si sono levate voci di dissenso anche all’interno del suo stesso partito per aver ceduto alle pressioni sul rinvio.

Stando al rapporto Goldstone Israele ha violato il diritto internazionale facendo uno sproporzionato uso della forza e commettendo crimini di guerra e, talvolta, contro l’umanità durante l’operazione ‘Piombo Fuso’ a Gaza, in cui sono morti circa 1400 palestinesi. Secondo il testo anche le milizie palestinesi di Hamas sono colpevoli, per non aver fatto differenza tra obbiettivi civili e militari durante il lancio di razzi.

Intanto continua la situazione di tensione a Gerusalemme dopo che le autorità israeliane hanno chiuso nei giorni scorsi la Spianata delle Moschee, in seguito al lancio di pietre da parte di alcuni palestinesi verso la polizia israeliana.

Le condizioni in cui si trova il presidente dell’Anp sono quindi molto complesse. Se da un lato è considerato l’unico interlocutore ufficiale palestinese da parte della comunità internazionale, compresa l’Italia, dall’altro non gode dello stesso appoggio a Gaza, dove Hamas è il movimento più importante, ma anche all’interno della Gisgiordania.

Luana Crisarà

L’incontro con Berlusconi

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di Marco FATTORINI

Una visita, quella del numero 1 palestinese in Italia, che è passata in secondo piano rispetto alle news relative al Lodo Alfano e alla sentenza della Consulta. Tuttavia Abu Mazen, con la sua presenza e la sua testimonianza in terra italiana, ha smosso parole e impegni da parte delle nostre istituzioni. Fatti di non poco conto che meritano spazio e approfondimento.

Al centro degli incontri, ovviamente, il tema della pace e dei negoziati in Medio Oriente. Argomenti caldi che da anni vengono affrontati a più riprese in più situazioni ma, finora, senza significativi risultati. Durante la conferenza congiunta a Palazzo Chigi tra Berlusconi e Abu Mazen è emersa nettamente la posizione dell’Italia che, pur essendo da sempre in ottimi rapporti di amicizia con Israele, non ha mancato di puntualizzare i temi e i passaggi, a suo avviso, più importanti. Il presidente del Consiglio Berlusconi ha chiarito come il nostro Governo insista “con i nostri amici di Israele affinché il primo passo per la riapertura dei negoziati sia il congelamento dei loro insediamenti”.

Un passo fondamentale e piuttosto controverso quello degli insediamenti, al centro ormai da anni di un serrato scontro diplomatico. “Tutti facciamo il tifo – ha aggiunto Berlusconi – affinché, a partire dall’incontro con Obama, Abu Mazen e Netanyahu, si possa riaprire un dialogo che possa portare a due Stati che vivano insieme in pace”.

Il premier si è mostrato visibilmente soddisfatto davanti ai giornalisti, dopo un colloquio di ben due ore e mezza con il leader di Fatah a Palazzo Chigi. “Ho confermato il nostro impegno in tutti i campi e in tutte le direzioni per essere vicini alla Palestina e per favorire la ripresa del processo di pace», ha dichiarato Berlusconi.
Continuando nella breve conversazione con la stampa, il premier italiano ha poi ribadito la disponibilità del nostro paese a lavorare per la realizzazione di una sorta di “Piano Marshall” per il rilancio della regione palestinese. Un progetto che, tra l’altro, prevede “la costruzione di un aeroporto in Cisgiordania, l’insediamento di comparti turistici intorno ai luoghi della cristianità e l’insediamento in Cisgiordania delle principali imprese internazionali”.

“Voltiamo questa pagina buia e torniamo alla nostra unità nazionale” è l’auspicio che Abu Mazen ha lanciato in occasione di questa giornata romana.
Il presidente dell’ANP ha ringraziato il premier “per il sostegno dato al popolo palestinese sia nei rapporti bilaterali sia a livello europeo” e per il piano Marshall voluto dall’Italia verso i territori Palestinesi. Un pacchetto di aiuti ed incentivi economici ad opera della comunità internazionale, che “il presidente Berlusconi è stato il primo a proporre”. Il leader palestinese ha inoltre espresso soddisfazione e ringraziamenti “per lo splendido edificio che ospita l’ambasciata palestinese e che è stato inaugurato oggi” di fronte alle Terme di Caracalla. “Una volta che Israele rispetterà le richieste contenute nella Road Map (ovvero il blocco della colonizzazione della terra palestinese, ndr) e il riconoscimento della visione di due Stati – ha spiegato Abu Abbas a margine della stessa cerimonia di inaugurazione dell’edificio – la strada verso la pace in Medio Oriente sarà breve”. Alla cerimonia hanno preso parte anche il sindaco di Roma Gianni Alemanno, ringraziato pubblicamente da Abu Mazen, “perchè è lui l’autore di questa iniziativa”, ma anche Massimo D’Alema, Stefania Craxi, Antonio Bassolino e l’ambasciatore libanese Melhem Mistou.
In mattinata invece il presidente dell’Autorità Plaestinese è stato ricevuto dal capo dello Stato Napolitano presso il Quirinale dove i due hanno avuto un colloquio di circa un’ora.

Marco Fattorini

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