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Lodo, il consenso più forte di tutto Così almeno credeva di A. Sarubbi

ottobre 8, 2009 di Redazione 

Come in un grande romanzo o in un grande film, oggi il giornale del- la politica italiana sovrappone due storie (intrecciate) intrecciandole (ulteriormente) tra loro. Abbiamo detto del racconto che faremo (e che abbiamo cominciato sotto) dei passaggi salienti del giorno del verdetto della Consulta con le grandi vignette di theHand. Su un altro piano i commenti delle nostre grandi firme ci consentono di ripercorrere l’intero iter politico e parlamentare che ci ha portati alla decisione di ieri, di analizzare il presente e poi di prefigurare il futuro. Il deputato del Partito Democratico ed ex conduttore del programma di Raiuno “A sua immagine”, fedele alla sua vocazione di cronista, rispolvera per il giornale della politica italiana gli appunti e i ricordi del giorno in cui il Lodo Alfano venne approvato a Montecitorio. Era il 10 luglio 2008… Buona lettura.

Nella foto, Andrea Sarubbi. Le pagine personali all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

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di ANDREA SARUBBI*

Parto da lontano, se lontano si può definire un dibattito a Montecitorio di 15 mesi fa. Era il 10 luglio 2008 ed arrivò in Aula il lodo Alfano: fu il punto più basso dei rapporti tra noi e Gianfranco Fini, colpevole di aver violentato il regolamento della Camera per far approvare quel ddl in meno di 48 ore. Tentammo l’ostruzionismo, ma Fini ci bloccò pure quello. Nel dibattito sulle pregiudiziali, il nostro Gianclaudio Bressa spiegò che il provvedimento era incostituzionale per un motivo molto chiaro: perché il “sereno svolgimento delle funzioni” delle prime quattro cariche dello Stato non può essere considerato, in sé, un bene costituzionale.

GIANCLAUDIO BRESSA. Il sereno svolgimento delle funzioni, anche se ritenuto apprezzabile, riguarda un interesse molto volatile, se pensiamo che gli accidenti in grado di vulnerare la serenità sono talmente tanti e così eterogenei che, come sottolineava autorevole dottrina, solo un anacoretico isolamento potrebbe mettere a riparo, forse, da fattori di inquietudine. (…) Quindi, è irragionevole bilanciare la serenità dell’assolvimento di un alto dovere istituzionale con il principio della parità del trattamento rispetto alla giurisdizione, che si afferma alle origini dello Stato di diritto. (…) Non si rinuncia al diritto all’uguaglianza e al diritto alla tutela giurisdizionale per assicurare un privilegio, con il pretesto che temporaneamente si ricopre una carica che non ammette turbamenti. Era lo Statuto albertino che prevedeva che la persona del Re fosse sacra ed inviolabile, sulla base del brocardo che il Re non può far male. Tale affermazione è espressiva non tanto di una mentalità autocratica, quanto piuttosto di una mentalità cortigiana ed elogiativa. Colleghi della maggioranza, forse fareste bene a riflettere su questo fatto: vi stanno trattando come dei cortigiani, e non come dei parlamentari.

Si andò al voto sulle pregiudiziali: Pd e Idv favorevoli, Pdl e Lega contrari, Udc astenuta. Parentesi sull’astensione dell’Udc: il lodo Alfano – disse in sostanza il capogruppo, Michele Vietti – supera molte censure costituzionali addebitate dalla Consulta al lodo Schifani, ma forse non le supera tutte; ci sono interpretazioni contrastanti, dunque ci asteniamo. Chiusa parentesi. Risultato del voto: 230 sì, 296 no, 27 astenuti, la Camera respinge. Poi iniziò la discussione sul complesso degli emendamenti ed intervenne Massimo D’Alema, parlando di una soluzione “confusa e pasticciata”, di un provvedimento “rozzo e frettoloso” che commetteva un errore giuridico ed uno politico: il primo, nel considerare organi costituzionali il presidente del Consiglio e quelli delle Camere; il secondo, nel bloccare sul nascere ogni possibile riforma condivisa.

MASSIMO D’ALEMA. Mi chiedo se davvero faccia l’interesse dell’onorevole Berlusconi, innanzitutto come Capo di Governo, che si espone indubbiamente al dibattito umiliante di questi giorni e si espone anche sulla scena internazionale come un Capo di Governo che violenta la sua maggioranza, cambia i calendari delle Camere per imporre un provvedimento rozzo e frettoloso di questo tipo e che, alla fine, otterrebbe al massimo il beneficio di una sospensione, che lo porrebbe nella condizione di un Capo di Governo in attesa di giudizio per corruzione, per alcuni anni (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori), condizione che, a mio giudizio, è gravemente dannosa per l’immagine del nostro Paese sulla scena internazionale. Non so se sia conveniente per Berlusconi e mi sentirei di dare un consiglio, che almeno nelle intenzioni è certamente amichevole: rinunciare, affrontare il giudizio per accuse che egli ha sempre respinto, a testa alta, e lasciare che il Parlamento affronti con equilibrio e con strumenti idonei le questioni di fondo a cui si allude, in quel clima di confronto sulle riforme, che era stato auspicato anche da noi e che subito è stato compromesso da scelte frettolose e arbitrarie.

Poi – sempre nella stessa giornata, perché quel giorno la Camera dei deputati non aveva fretta: non c’erano aerei da prendere per tornare in Padania, né pratiche da sbrigare nei propri studi privati per i notai e gli avvocati del Pdl paracadutati in Parlamento – si passò alla votazione degli emendamenti. Il nostro capogruppo, Antonello Soro, mantenne come sempre un profilo equilibrato: da un lato, rinnovando la disponibilità del Pd a discutere di riforme, anche di quelle che riguardano il rapporto tra i poteri dello Stato, e dall’altro, spiegando che il lodo Alfano aveva almeno tre difetti: non era una legge costituzionale (e la Corte ieri ci ha dato ragione, perché il regime delle immunità va disciplinato dalla Costituzione), metteva insieme funzioni diverse (e solo quella di presidente della Repubblica, tra queste, è costituzionale) ed infine andava a sospendere reati che non avevano nulla a che vedere con l’esercizio di queste funzioni. Parlò poi Piero Fassino:

PIERO FASSINO. State operando uno strappo che non consentirà o renderà più difficile di affrontare i problemi che qui stiamo evocando. Penso che sia tempo – anche per l’esperienza che ho maturato personalmente come Ministro della giustizia – di affrontare temi e nodi che da lungo tempo non sono risolti e penso che questo Paese abbia bisogno di ritrovare un’autonomia fra giustizia e politica che farà bene, quando la ritroveremo, sia alla giustizia sia alla politica e che invece qualsiasi commistione impropria tra queste due sfere faccia male ad entrambe queste due dimensioni dell’agire politico-istituzionale. Ma se vogliamo affrontare tali temi dobbiamo farlo sulla base di un’impostazione che sia scevra da qualsiasi convenienza e interesse personale e voi, invece, avete rovesciato esattamente tale impostazione e ci proponete di tutta fretta un provvedimento sbagliato, finalizzato soltanto a garantire l’impunità di una persona e che non ci consentirà o renderà molto più difficile affrontare quei problemi che invece è tempo di affrontare (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Vi risparmio altri dettagli (tra cui lo show di Franco Barbato, che chiedeva di estendere il lodo Alfano pure a Landolfi, accusato da tre pentiti di essere stato eletto con i voti della camorra) e passo all’intervento di Marina Sereni, tra i migliori della giornata:

MARINA SERENI. Sapete anche voi che questa legge non è affatto tra le priorità del Paese. Vi auguriamo – soprattutto ai colleghi della Lega che spesso si vantano di avere un elettorato popolare – di saper spiegare perché a luglio, mentre tante famiglie non arrivano alla fine del mese, avete ritenuto che il «lodo Alfano» fosse più importante di ogni altra cosa (Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania). (…) Le esigenze del Paese sono altre e lo sapete anche voi. Tra queste crediamo che vi sia anche la necessità di una seria e ponderata riforma dell’organizzazione della giustizia. La lentezza del nostro sistema, i tempi lunghi e le inefficienze, in particolare della giustizia civile, sono certamente un punto di arretratezza del sistema Italia, un elemento che influisce sul grado di competitività e modernizzazione del nostro Paese. Se ci aveste chiamati a discutere di questo, avreste trovato nel Partito Democratico un interlocutore attento e pronto. I problemi della giustizia non sono i problemi di Berlusconi con la giustizia.

Arrivammo alle dichiarazioni di voto finali e per noi – qui sì che mi sembra passato un secolo – parlò Walter Veltroni.

WALTER VELTRONI. Poteva essere – dico poteva, perché questo è lo stato delle cose – una legislatura che, consapevole della difficoltà del Paese, definiva e fissava delle regole nuove. Cito una frase del discorso che ha fatto il Presidente Berlusconi in quest’Aula: «Dovranno essere non più risse, ma scelte e decisioni ferme, che abbiano riguardo esclusivamente agli interessi del Paese». (…) Il Paese è tornato al passato, come una maledizione; giustamente, l’onorevole Lupi oggi ha detto che sembra il 2001, ma può sembrare il 2004 o il 1998. Sembra esattamente ciò che questo Parlamento e questo Paese conosce da quindici anni: un Paese bloccato da una coazione a ripetere e dall’impossibilità di trovare e scegliere il futuro. (…) È per questo che vogliamo – e confermo che questa è la nostra vocazione, vorrei dire che questa è persino la nostra stessa ragione di esistenza – portare l’Italia fuori da tutto questo (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

Il voto andò come prevedibile (309 sì, 236 no, 30 astenuti, la Camera approva) e nel giro di due giorni (il primo di discussione generale, il secondo di votazioni) il lodo Alfano, piombato in Aula all’improvviso, aveva già tolto il disturbo. Il presidente del Consiglio aveva dimostrato all’Italia che il consenso popolare è più forte di tutto, anche della giustizia. O almeno così credeva.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

Commenti

One Response to “Lodo, il consenso più forte di tutto Così almeno credeva di A. Sarubbi

  1. lotarino on ottobre 8th, 2009 21.06

    Forse la legge in Italia è cambiata… visto che il lodo Schifani, precursore dell’Alfano , è stato bloccato x motivi differenti di quelli usati adesso,eppure la costituzione italiana non è cambiata dal 2004 ad oggi

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