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7giorni. Berlusconi, Montezemolo, Napolitano ed elezioni M. Adinolfi

ottobre 8, 2009 di Redazione 

Il giro d’orizzonte in sette punti del vicedirettore di Red e grande blogger, membro della direzione nazionale del Partito Democratico e sostenitore della mozione Franceschini al congresso, apre il day after la decisione della Consulta. Ed è, ovviamente, una puntata “monografica” dedicata a questo e, in particolare, alle reazioni e alle implicazioni della sentenza. Per Berlusconi è l’inizio del tramonto, scrive Adinolfi, e non potrà prendersela con Napolitano (che, punto tre, «ogni tanto può rinviare una legge alle Camere e rifiutare la firma»). Le elezioni anticipate sono le Regionali, possibile «25 luglio» del premier, a patto che il Pd si allei con l’Udc in Piemonte, Lazio e Puglia (anche a costo di «convincere qualche governatore a farsi da parte»). Cinque: Alfano e le sue dimissioni respinte da Berlusconi, sei, Casini e il ritorno di “Pier”, sette Montezemolo e le ambizioni di premiership. Buona lettura.

Nella foto, Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

1. Silvio Berlusconi è accerchiato: magistratura, Corte costituzionale, banche, Casa Bianca popolata da “abbronzati”, Vaticano, Quirinale, giornali e comici. Il premier dopo la bocciatura del Lodo Alfano vede nemici ovunque. Sa che è iniziato il suo tramonto. Come ogni tramonto di un’epoca, perché quella berlusconiana è stata un’epoca, sarà piena di scossoni, colpi di coda e avrà un momento che riconosceremo essere il canto del cigno. Ma tramonto è.

2. A caldo, il nemico numero uno è sembrato essere Giorgio Napolitano. Berlusconi ha aperto uno strappo istituzionale clamoroso, furente perché il Quirinale lo aveva tranquillizzato negli scorsi giorni sull’esito del voto della Consulta. I pontieri però sono già al lavoro. E il Cavaliere dovrà rinunciare alla tentazioni di additare Napolitano come un nuovo Scalfaro.

3. Sia detto sommessamente e con il solito inevitabile rispetto, ma Napolitano ogni tanto può pure rinviare una legge alle Camere e rifiutare la firma. E’ nelle sue prerogative. Non è un reato.

4. C’è chi si aspetta lo scioglimento delle Camere a breve e le elezioni anticipate, senza accorgersi che le elezioni anticipate sono già fissate: sono le regionali del 22 marzo. Per il Pd è decisivo chiudere l’accordo con Casini in tre regioni: Piemonte, Lazio e Puglia. Si dovrà convincere qualche governatore a farsi da parte. Marrazzo in primis. Ma è vitale chiudere l’accordo con l’Udc. Se il 23 marzo Berlusconi fosse sconfitto in quelle tre regioni chiave, il 25 marzo sarà il suo 25 luglio. Saranno i suoi a farlo fuori. I finiani (e non solo, date un occhio anche a Tremonti) lucidano le lame.

5. Ieri Angelino Alfano ha offerto le sue dimissioni da ministro della Giustizia. Berlusconi le ha rifiutate. Ma il gesto del mio amico Angelino è stato molto apprezzato dal Cavaliere, che lo immagina come suo unico delfino possibile, unico premier ponte accettabile se dopo le regionalI dovesse nascere un “governo del Presidente” che accompagni il paese alle elezioni entro la fine del 2010.

6. A proposito di Udc. Durante la vergognosa telefonata di ieri a Porta a Porta, Berlusconi è tornato a chiamare Casini confidenzialmente “Pier”. Il coniuge Caltagirone ha istantaneamente capito che sta per togliersi grandi soddisfazioni. La volta precedente, quando era stato Casini a telefonare in diretta al Porta a Porta celebrativo delle case consegnate in Abruzzo, Berlusconi era stato gelido, aveva risposto a monosillabi e chiuso con un indisponente: “Auguri”. Ma le cose cambiano.

7. In questo contesto Luca Cordero di Montezemolo la sua Italia Futura e la conseguente idea di diventare il prossimo premier può ficcarsela in quel posto. Questo è il tempo dei professionisti della politica.

MARIO ADINOLFI

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