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Diario politico. Berlusconi: “Vado avanti” Attacco a Napolitano. Il Pd: ‘Inaccettabile’

ottobre 8, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Carmine Finelli. Dopo la sentenza della Corte, esplode il dibattito politico. Il premier: “Undici giudici di sinistra. E il capo dello Stato si sa da che parte sta”. Il Quirinale: “Con la Costituzione”. Di Pietro sulla sentenza: “Ora Berlusconi si dimetta”. I Democratici: “Si faccia giudicare”. Nel pomeriggio era stato Bossi ad infiammare la vigilia parlando di “trascinare il popolo” in caso di bocciatura della legge. In serata calca la mano: “Facciamo la guerra”. L’opposizione: “Irresponsabile”. Il racconto.           

Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi oggi all’uscita da palazzo Grazioli dopo la sentenza della Corte Costituzionale

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di Carmine FINELLI

E’ stato il giorno della decisione della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, la legge che permette alle quattro più alte cariche dello stato (presidente della Repubblica, presidente del Senato, presidente della Camera e presidente del Consiglio dei Ministri) di sospendere i processi penali per la durata del loro mandato.
In serata la Consulta, deliberando a maggioranza, dichiara illegittima la legge, poiché viola gli articoli 3 e 138 della carta costituzionale. Una decisione che coglie di sorpresa la maggioranza; esulta invece l’opposizione.
Per il presidente del Consiglio la “Corte è di sinistra”. Ma non ci sta a prestarsi a giochi di palazzo. “Io vado avanti”, ribadisce il premier sposando la tesi della sentenza politica e non tecnica. “Andiamo avanti, dobbiamo governare cinque anni, con o senza lodo. Non ci ho mai creduto perché con una Corte Costituzionale con undici giudici di sinistra era impossibile che approvassero questa legge” aggiunge il premier. Un Berlusconi visibilmente adirato mentre si dirige a Palazzo Venezia per la mostra “Il potere e la grazia”, se la prende anche con il capo dello Stato facendo l’elenco di una Italia tutta in mano alla sinistra. “La sintesi – spiega Berlusconi – qual è? Meno male che Silvio c’è. Se non ci fosse Silvio con tutto il suo Governo, con un supporto del 70% degli italiani, saremmo in mano a una sinistra che farebbe del nostro paese quello che tutti sapete. Quindi va bene così”. E via con l’elenco della presenza della sinistra in media e istituzioni. “Abbiamo una minoranza di magistrati rossi – afferma il premier – che è organizzatissima e che usa la giustizia a fini di lotta politica. Il 72% della stampa è di sinistra, gli spettacoli di approfondimento della tv pubblica pagata con i soldi di tutti, sono di sinistra, ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici”. Poi l’affondo su Napolitano: “Il capo dello Stato – dice Berlusconi – sapete voi da che parte sta. Abbiamo giudici della Corte costituzionale eletti da tre capi dello Stato di sinistra, che fanno della Corte costituzionale non un organo di garanzia ma politico”. Poi incontrando alla mostra il cardinale segretario di Stato Bertone, Berlusconi trova anche il tempo di scherzare: “La mostra – premette il premier – è bellissima, ho visto il catalogo e ho assistito ad alcune discussioni. Ho detto a Sua Eminenza – aggiunge sorridendo Berlusconi – che c’è una grande lacuna, manca il ritratto di San Silvio da Arcore che fa sì che l’Italia non sia in mano a certi signori della sinistra”. Più tardi arriva anche una nota ufficiale di Palazzo Chigi, ferma nel tono, ma non eccessivamente dura “Non posso non rispettare il responso della Corte Costituzionale nel quadro di un sistema democratico. Prendo atto tuttavia che questo sistema, soprattutto per le modalità con cui vengono eletti i membri della Corte, rischia di alterare nel tempo un corretto equilibrio fra i poteri dello Stato, i quali traggono tutti origine dalla sovranità del popolo – sottolinea nella nota Berlusconi – La solidità di questo Governo – prosegue il presidente del Consiglio – non è in alcun modo intaccata da questo pronunciamento nè tantomeno la mia volontà di proseguire con determinazione nel mandato ricevuto dal popolo e rinnovato in tutte le più recenti competizioni elettorali. Una volontà che si rafforza e che riceve ogni giorno il sostegno compatto e solidale della volontà politica della maggioranza che sostiene l’attuale Governo”. “Per il resto, non ho il minimo dubbio che le accuse infondate e risibili che ancora mi vengono rivolte – conclude la nota diffusa da palazzo Chigi – cadranno sotto il vaglio di magistrati onesti, indipendenti e ossequienti alla legge e alla propria coscienza”.Sempre sul fronte del Governo, per il ministro della Giustizia Angelino Alfano si tratta di “una sentenza che sorprende, e non poco, per l’evocazione dell’articolo 138 della Costituzione. La Corte Costituzionale dice oggi ciò che avrebbe potuto e, inevitabilmente, dovuto dire già nel 2004 nell’unico precedente in materia. È incomprensibile – aggiunge il Guardasigilli – come giudici costituzionali abbiano potuto spendere, nel 2004, pagine su pagine di motivazioni relative alla rinunciabilità della sospensione processuale, alla sospensione della prescrizione e tanto altro ancora senza fare alcun riferimento alla necessità di una legge costituzionale”.
Maurizio Gasparri si spinge molto in là nelle sue dichiarazioni: “La Corte, un tempo costituzionale, da oggi non è più un organo di garanzia, perché smentendo la sua giurisprudenza ha emesso una decisione politica, che non priverà il Paese della guida che gli elettori hanno scelto e costantemente rafforzato di elezione in elezione. È una giornata buia perchè segna il tramonto di una istituzione che ha obbedito a logiche di appartenenza politica e non a valutazioni di costituzionalità”. Per l’avvocato del premier e duputato Pdl, Niccolò Ghedini “con questa decisione si pretende – secondo Ghedini – contro la volontà popolare, che il presidente del Consiglio anziché occuparsi dei problemi nazionali ed internazionali, sia costretto quotidianamente a seguire evanescenti processi. Riprenderemo questi processi – annuncia il deputato Pdl – nella consapevolezza che con un giudice superpartes sarà certamente riconosciuta l’estraneità di Silvio Berlusconi da qualsiasi ipotesi di reato”. Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia esprime “la massima solidarietà, la massima vicinanza e il mio grandissimo affetto al presidente Silvio Berlusconi dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano”.

Centrosinistra. Mentre la maggioranza incassa il colpo decisivo della bocciatura del Lodo Alfano l’opposizione, almeno per una volta, può decantare una vittoria. Con il suo solito linguaggio colorito, Antonio Di Pietro esprime tutta la sua effervescenza: “Chiediamo al capo dello Stato di rivedere la sua posizione perché egli quando firmò quella legge non si limitò a dire che la firmava per ragioni formali, ma ne affermò la costituzionalità. Ci dispiace che noi dell’Idv siamo stati additati come mestatori: oggi forse qualcuno ci deve chiedere scusa. Più di qualcuno – afferma il leader dell’Idv – Adesso chiediamo formalmente al presidente del Consiglio di fare quello che da 15 anni in un Paese civile avrebbe dovuto fare: dimettersi, fare l’imputato e andare a farsi giudicare” afferma il leader dell’Italia dei Valori. Ed in serata sul suo blog scrive: “Oggi è come se l’Italia avesse vinto i Mondiali di calcio. Almeno oggi, in questa notte del 7 ottobre 2009, gli italiani potranno sognare un’Italia diversa”. Massimo D’Alema ritiene invece che la bocciatura del lodo Alfano non debba comportare contraccolpi sull’esecutivo: “In un sistema democratico i Governi cadono quando non hanno la maggioranza in Parlamento. Non a causa di una sentenza. Ma le sentenze si rispettano, non possono essere contestate da dei cortei». Alla sentenza, aggiunge l’ex premier, “devono reagire tutti con molta serenità”. L’ex ministro degli Esteri del governo Prodi aggiunge che “sarebbe sbagliato trarre conseguenze politiche, sia da una parte che dall’altra. La Corte costituzionale ha riparato a un vulnus sia dal punto di vista della procedura di legge che del principio di eguaglianza. Ha ristabilito l’equilibrio e l’appropriatezza della legislazione”. Secondo Pierluigi Bersani, candidato alla segreteria nazionale del Partito Democratico, “la decisione mette un punto fermo e dice che senza una legge costituzionale Berlusconi e le alte cariche sono cittadini come tutti gli altri e sono tenuti a sottoporsi a giudizio. Berlusconi continui a fare il suo mestiere sapendo che deve andare a sentenza”. Per il segretario uscente dei Democratici, Dario Franceschini, “il supremo organismo del nostro ordinamento, la Corte Costituzionale, ha semplicemente ristabilito il principio che era stato violato, quello dell’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge. Non ci possono essere eccezioni, tutti sono uguali davanti alla legge, anche i potenti”.

La “vigilia” di Bossi. La maggioranza dunque è compatta e sostiene quasi all’unanimità la legittimità del Lodo Alfano. Anche la Lega condivide le posizioni del Pdl in merito. Tutto ciò, trova conferma nelle parole pronunciate da Bossi nel pomeriggio, prima ancora che la sentenza sul Lodo Alfano fosse pronunciata. Intrattenutosi prima di arrivare a Montecitorio per il pranzo con Gianfranco Fini, incontro previsto per la settimana scorsa poi rinviato, il ministro per le Riforme rilascia alcune dichiarazione destinate a far discutere: “Se la Consulta dovesse bocciare il Lodo Alfano entreremo in funzione, trascinando il popolo perché il popolo è con noi. Sono i vecchi Galli” afferma Bossi. Il leader del Carroccio si è detto convinto che “il lodo Alfano non sarà bocciato”. Poi sottolinea che, pur non avendo informazioni specifiche in proposito, “io sono per la saggezza” e, d’altronde, “chi vuole sfidare l’ira dei popoli?”. Il ministro Bossi è molto sicuro anche su una eventualità paventata in queste ore: le elezioni anticipate. “Ci siamo chiariti le idee, mentre aspettiamo la decisione. Io e Fini non vogliamo le elezioni, perché dobbiamo fare le riforme, altrimenti cosa andiamo a dire alle persone?”. Più tardi il ministro chiarisce: in caso di bocciatura del provvedimento, le elezioni Regionali diventerebbero “Politiche”. Lì “il popolo si esprimerà su Berlusconi”, che “naturalmente vincerebbe”. In serata, dopo aver appreso della decisione della Corte il ministro delle Riforme utilizza ancora gli stessi toni minacciosi del pomeriggio: “Se si ferma il federalismo facciamo la guerra” dice infatti il leader della Lega. “Andiamo avanti, non ci piegano”. E, parlando del suo incontro con Silvio Berlusconi, riferisce: «Nemmeno lui vuole le elezioni anticipate. L’ho trovato forte e questo mi ha fatto molto piacere, l’ho trovato deciso a combattere”.
Come nelle previsioni, molteplici le repliche a Bossi. L’opposizione leva gli scudi e attacca. “È inaccettabile la pressione di Bossi sulla Corte Costituzionale” afferma Bersani. “Le decisioni che arriveranno dalla Consulta – continua l’ex ministro per lo Sviluppo economico – devono essere in ogni caso rispettate, per non mettere a rischio gli elementi fondamentali di convivenza civile e le fondamenta stesse delle istituzioni democratiche. In ogni caso – conclude – vorrei ricordare a Bossi che il monopolio del popolo non ce l’ha lui”. Anche Massimo Donadi, capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera dei Deputati, si esprime riguardo le parole di Bossi. “Bossi vuole trascinare il popolo e precisa che si riferisce ai vecchi Galli? Qualcuno spieghi al Senatur che Asterix e Obelix non esistono. E gli ricordino anche che è un ministro della Repubblica e che certi toni sono pericolosi perché infuocano gli animi e incitano alla violenza. Poi saremmo noi gli eversori”. Nella disputa entra anche Arturo Parisi: “Allucinante! E’ vero che Bossi ci ha abituato a tutto ma, mi chiedo, possiamo anche questa volta far finta di non avere sentito? Non credo che si possa continuare a trattare Bossi come un minus habens”. L’ulivista Pd lo afferma in una nota che prosegue sostenendo che “proprio perché minus habens non è, per il rispetto che gli dobbiamo come uomo, penso che lo si debba richiamare alle sue responsabilità di ministro e ricordargli il giuramento di fedeltà alla Repubblica e alle istituzioni, che ha solennemente prestato avanti agli italiani”. E ancora Marina Sereni del Partito Democratico: “Le minacce di insurrezione di Bossi sono irresponsabili e qualcuno dovrebbe fermarlo e ricordargli che è un ministro della Repubblica e non un semplice militante del suo partito. La Corte Costituzionale sta prendendo una decisione importante e qualunque essa sia, noi la rispetteremo perchè crediamo nell’autonomia delle istituzioni democratiche del nostro Paese. La violenza delle parole del Senatur, il silenzio degli altri esponenti del centrodestra, sono “allarmanti”.

ItaliaFutura. Chiuso il discorso sul Lodo, ad alimentare la polemica ci si mette pure il presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo. Oggi a Roma, infatti, Montezemolo ha lanciato la sua fondazione “ItaliaFutura” un progetto che tende ad immaginare, secondo il suo principale ispiratore, “l’Italia del futuro” appunto. Tuttavia, sulla costituzione della fondazione sono state molte le voci di un presunto complotto e di un’appartenenza di Montezemolo ai poteri forti che secondo alcuni esponenti della maggioranza parlamentare starebbero pensando ad una spallata da dare al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ed al suo governo, come il nostro giornale ha raccontato oggi nel pezzo di retroscena firmato da Aldo Torchiaro. “Come sempre la realtà è molto più lineare delle fantasie. E Italia Futura, molto semplicemente, è quello che dice di essere. Un luogo di idee e proposte che ha un’unica e trasparente missione: fare emergere le molte capacità di cui è ricco il nostro Paese per coinvolgerle nell’elaborazione di un progetto sul futuro dell’Italia” afferma Montezemolo durante il discorso di apertura dei lavori. “In altri Paesi – aggiunge il presidente di Fiat – si tratterebbe di una missione del tutto normale e penso in particolare agli Stati Uniti e alla loro ricca tradizione di centri di riflessione sul futuro della nazione. In Italia tutto tende a diventare oscuro e complottistico”.
Poi Montezemolo stigmatizza le voci infondate su “ItaliaFutura”: “Sono state fatte ipotesi davvero fantasiose che identificavano la nostra associazione come il laboratorio segreto di misteriose alchimie partitiche o peggio ancora come espressione di un oscuro complotto di salotti buoni, fortunatamente estinti da tempo”. “Chi tutti i giorni – osserva Montezemolo – si confronta con il proprio lavoro, con le sfide del mercato e della concorrenza, con grandi responsabilità verso gli altri che siano collaboratori, azionisti o clienti, ha il diritto e il dovere di dare un contributo al dibattito pubblico” conclude. In seguito, l’ex numero uno di Confindustria affronta i temi di stretta attualità politica: “In Italia è in carica un Governo pienamente legittimato da un ampio mandato elettorale, che io auspico completi la legislatura e che deve essere giudicato sulla base dei risultati così come esiste un’opposizione che merita rispetto e che sta trovando la sua strada proprio in questi giorni. A nessuno, e tanto meno al nostro Paese servirebbe oggi l’ennesimo partito”.
Il presidente della Fiat ritiene che “il Governo, su molte questioni, stia svolgendo bene il proprio compito” ma ricorda che altre persone della sua Fondazione hanno opinioni diverse. Il presidente Fiat afferma condividere “totalmente” l’appello lanciato dal presidente Napolitano che ha invitato al rispetto nei rapporti tra maggioranza e opposizione. Montezemolo si è detto convinto che «un dibattito anche aspro sui contenuti arricchisca la democrazia. La demonizzazione dell’interlocutore al contrario indebolisce tutto il sistema e fa sorgere il sospetto che dietro i toni urlati si nasconda solo l’insicurezza e il vuoto delle idee”. Luca Cordero di Montezemolo, conferma l’anomalia tutta italiana di un confronto politico avvelenato. “In Italia – spiega ancora il presidente della Fiat – viviamo una situazione paradossale. Alcuni settori della maggioranza gridano al golpe mentre un pezzo dell’opposizione denuncia il regime. Nel frattempo lo Stato sembra essere ogni giorno più debole”. “Forse dietro tutto questo clamore – osserva Montezemolo – si nasconde la difficoltà ad affrontare i problemi reali del Paese”. Infine, ammette il fallimento di una generazione: “Viviamo in una Nazione in cui la speranza di migliorare la propria condizione è ormai un bene raro. E ciò rappresenta un fallimento non solo della politica ma della classe dirigente nel suo complesso. È il fallimento di una generazione come la mia. È il fallimento di una generazione come la mia che ha avuto il privilegio – ha detto Montezemolo – di nascere dopo la guerra, che ha avuto tanto ma non è riuscita a trasformare il proprio successo; è per questo che oggi ritengo doveroso dare un contributo”.

Carmine Finelli

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