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Diario politico. Premier “corresponsabile di corruzione”. E oggi il verdetto sul lodo

ottobre 6, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. E’ il giorno in cui la Consulta potrà dire una parola definitiva sulla costituzionalità o meno del provvedimento che sospende i procedimenti a carico delle prime quattro cariche dello Stato, tra cui il presidente del Consiglio, che senza Alfano si ritroverebbe processato per il caso Mills, con tutti i rischi e le conseguenze possibili. Tra queste c’è, naturalmente, l’ipotesi dimissioni, difficilmente evitabile in caso di condanna; gli oppositori sperano per una uscita definitiva dalla politica italiana ma c’è anche chi pensa che il premier possa far saltare il banco portando tutti ad elezioni anticipate alla ricerca di una affermazione ancora più ampia. Di tutto questo si è discusso in una vigilia in cui Berlusconi è stato contemporaneamente giudicato responsabile nel processo (civile, e quindi in grado di arrivare comunque a conclusione) Mondadori, in cui venerdì Fininvest era stata condannata ad un risarcimento di 746 milioni di euro alla Cir di De Benedetti. Il Cavaliere parla di “enormità giuridica”, il Pdl evoca un “disegno eversivo”, l’opposizione si fa sentire ma non troppo. Ma il vero tema è se si torna, o no, alle urne. Fini: “No a governi tecnici”. Casini: “Noi auspichiamo il voto”. Bossi: “Nel caso, comunque – dice il leader della Lega – siamo pronti”. Il racconto.

Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi si distrae parlando con alcuni bambini

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di Ginevra BAFFIGO

Due Lodi al vaglio in un sol giorno. Uno ha impegnato il tribunale di Milano per ben 21 anni, l’altro attende oggi il via libera della Consulta. A rigor di logica, ad infiammare l’arena politica doveva essere quest’ultimo, il Lodo Alfano, anche e soprattutto perché, come intimava l’Avvocatura dello Stato poche settimane fa, un’eventuale bocciatura potrebbe anche avere la conseguenza di portare la politica italiana a nuove elezioni. Un lunedì intenso e preludio di una settimana ancor più gravida, ma che alla vigilia di una così importante decisione vede un’altra notizia di rilievo arrivare dal tribunale di Milano.
Sabato scorso i giudici del capoluogo lombardo hanno infatti condannato la holding della famiglia di Silvio Berlusconi al pagamento di un risarcimento di 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti. Per capire il senso della sentenza bisogna anzitutto tornare ad un ormai lontano 1988, alla cosiddetta guerra di Segrate altresì detta lodo Mondadori, al duello fra i due maganti dell’informazione in Italia: Silvio Berlusconi, non ancora “sceso in campo” politicamente, e appunto de Benedetti.
La notizia di oggi è contenuta nelle motivazioni. Silvio Berlusconi, scrive il giudice Raimondo Mesiano del tribunale di Milano, è “corresponsabile della vicenda corruttiva” con cui la casa editrice Mondadori venne assegnata a Fininvest. “E’ da ritenere ‘incidenter tantum’ (cioè solo ai fini di questo procedimento) e ai soli fini civilistici del presente giudizio – si legge – che Silvio Berlusconi sia corresponsabile della vicenda corruttiva”. La Fininvest si mette quindi da subito a lavorare sull’appello per ottenere un provvedimento sospensivo della condanna (è infatti bene ricordare che trattasi di una sentenza di primo grado sebbene giunta dopo due decadi).
Di riflesso, insorge la maggioranza. Di un “disegno eversivo” parla Fabrizio Cicchitto, che accusa le “opposizioni”. Nicolò Ghedini, nel duplice ruolo di avvocato e deputato di Berlusconi: “Una decisione quella sul Lodo Mondadori assolutamente incredibile, infondata in fatto e in diritto. Un tentativo paradossale di rileggere gli atti del processo penale che avevano visto Silvio Berlusconi completamente estraneo a tale vicenda”. Ma consapevolmente o meno, ecco venire il “lodo” al pettine: ovvero il punto che questo è ormai un processo civile, per il quale sarà vana anche l’eventuale ratifica da parte della Consulta del Lodo Alfano.
Non tarda ovviamente la reazione del presidente del Consiglio. Berlusconi si dice “letteralmente allibito: è una sentenza al di là del bene e del male, è certamente un’enormità giuridica”. “Sappiano comunque tutti gli oppositori – aggiunge il premier – che il Governo porterà a termine la sua missione quinquennale e non c’è nulla che potrà farci tradire il mandato che gli italiani ci hanno conferito”.
La Cir intanto (parte in causa) invita a ridimensionare il caso a vicenda giudiziaria, e non più politica. Ma l’opposizione va all’attacco. Di Pietro: “C’è un disegno eversivo che viene portato avanti da diversi anni e anche in questi giorni ed ha un mandante: Silvio Berlusconi”. Per Franceschini, invece, “fatto trenta il presidente del Consiglio può fare trentuno, magari approvando una specie di super lodo Alfano che blocchi anche i processi civili”. “Io vado avanti”, dice Berlusconi, ma non è solo l’incertezza a generare tensione nel Popolo della Libertà, bensì l’ipotesi di un’eventuale bocciatura, oggi, del provvedimento al quale il Guardasigilli ha prestato il nome che farebbe immediatamente ripartire anche il processo sul caso Mills, dove l’eventuale accusa di corruzione avrebbe una rilevanza penale, non più civile.
Secondo Umberto Bossi il premier sarebbe “vittima di un complotto: è un problema di mafia”. “Abbiamo fatto delle leggi pesantissime contro la mafia – sottolinea Bossi – Il rischio era che se la pigliassero con Berlusconi. Le prostitute le manovra la mafia”. Il leader della Lega “non pensa” che la magistratura possa essere coinvolta nella destabilizzazione del Governo. E sull’ipotesi di elezioni anticipate: “Penso che non andremo al voto, comunque noi siamo sempre pronti, anche se penso che andremo avanti a fare le riforme”.

Elezioni anticipate. L’ipotesi di un ritorno al voto prima del 2011 è però il vero cuore del dibattito politico di ieri. Richiamo di Confindustria: “In un momento di crisi come questo, andare alle elezioni anticipate sarebbe un qualcosa che forse la gente non capirebbe – sostiene Emma Marcegaglia – Auspico che questo non succeda, perché c’è bisogno di un governo che governi e che faccia le iniziative che servono. Non sono d’accordo con logiche al di fuori della maggioranza che ha vinto le elezioni”. Per Francesco Rutelli c’è bisogno di un “governo che guardi al bene dell’Italia”, quindi un governissimo o una soluzione istituzionale “che faccia le riforme”, mentre il leader centrista Pier Ferdinando Casini, sulla carta alter ego di Rutelli in questo progetto, non tarda a definire l’Udc “pronto per le urne”.
Ma la presa di posizione di maggior rilievo arriva nel pomeriggio dal presidente della Camera. Gianfranco Fini boccia l’idea di un governo di transizione, che peraltro qualcuno già voleva guidato proprio dall’ex leader di An: “Nel nostro sistema, la maggioranza è quella che esce dalle urne. Non a caso gli elettori che hanno votato alle ultime politiche hanno trovato sulla scheda il nome del candidato premier”.
Glissa, invece, il segretario del Pd, Dario Franceschini: “Parliamo di altre cose non di scenari più o meno prevedibili”.
In molti temono per le sorti della legislatura, altri guardano con speranza ad un’eventuale fine anticipata, ma intanto si avvicina il verdetto della Consulta sulla sospensiva dei procedimenti alle prime quattro cariche dello Stato.

Il giorno della verità. Trova il modo per rompere il silenzio da vigilia il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, che sul suo blog verga parole di fuoco: “Mi auguro che un organo come la Corte Costituzionale non scriva una brutta pagina nella sua storia sessantennale, avallando una norma già respinta nel 2003, quando portava il nome di Schifani. Gli interessi di un corruttore, che vuole scampare al peggio, non valgono una briciola della reputazione della Corte”. “Domani (oggi, ndr) – si legge ancora nel post di Tonino – la Consulta si pronuncerà sulla costituzionalità del Lodo Alfano. Non importa quale sarà l’esito poiché è già grave il fatto che sia impegnata la Corte per questo pronunciamento. Solo il fatto che si discuta se considerare 4 cittadini pi uguali degli altri di fronte alla legge, testimonia già nei fatti la violazione dell’articolo 3 della Costituzione. Se il lodo sarà etichettato come costituzionale, il Paese scenderà in piazza per il referendum per il quale l’Italia dei Valori ha raccolto oltre un milione di firme e che, quindi, si farà”. “Se al contrario il lodo sarà respinto – prosegue Di Pietro – l’anti-Stato, ossia il governo Berlusconi, rimarrà comunque dov’è. L’effetto immediato, dunque, sarà lo stesso in un caso o nell’altro: tutto rimarrà immutato perché quello che state vivendo, cari italiani, è un golpe moderno e ci siete dentro senza nemmeno accorgervene. Da domani (sempre oggi, ndr) non tornerà la democrazia, la libertà di manifestare, di parola e di espressione”.
Una parola buona Di Pietro si sente però di spenderla per il “gesto del presidente della Camera, Gianfranco Fini, uno dei quattro destinatari del lodo, il quale ha deciso di non servirsene, tornando ad essere uguale agli altri cittadini, significa che questo lodo odora di immoralità”.

Ginevra Baffigo

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