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In Grecia vince il socialista Papandreou
3 mld d’aiuti ai poveri e più tasse ai ricchi

ottobre 5, 2009 di Redazione 

Ma il voto era anche un implicito referendum sul primo ministro in carica Karamanlis, in difficoltà di fronte alla crisi – per superare la quale aveva chiesto due anni di sacrifici indistinti a tutti – e alle proteste della “generazione 700 euro”, che avevano determinato ventiquattro mesi di caos sul fronte dell’ordine pubblico che il leader di Nuova Democrazia, da cui ora anche si è dimesso, non aveva saputo arginare. Ora il Pasok di Papandreou ha la maggioranza assoluta dei seggi: 160 su 300. E una stagione di stabilità si apre per la Grecia. Ce ne parla la nostra Désirée Rosadi.

Nella foto, il vincitore delle elezioni politiche greche, il leader del Pasok e prossimo primo ministro George Papandreou

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di Désirée ROSADI

George Papandreou è alla guida del governo greco. A decretarlo è l’esito delle attese votazioni di ieri: il leader socialista ha battuto il primo ministro in carica Costas Karamanlis con quasi dieci punti di distacco (43,7 a 34,5 per cento), ottenendo 160 seggi su 300. È stato uno scontro all’ultimo sangue quello tra Papandreou e Karamanlis, eredi delle due dinastie politiche che hanno scritto la storia della Grecia dal dopoguerra. Kostas Karamanlis aveva avuto la meglio sull’avversario socialista nel 2004 e nel 2007, ma ieri sera ha rassegnato le dimissioni dal governo e dal partito della Nuova Democrazia.

Il PASOK, movimento socialista panellenico, dopo due legislature all’opposizione, torna al governo del Paese, ma in un momento di forte crisi economica: “Oggi cambiamo direzione per la Grecia e per le nostre vite” ha dichiarato Papandreou subito dopo la proclamazione della vittoria, “oggi inizia un grande sforzo nazionale per mettere il nostro Paese sulla via della ripresa, dello sviluppo e della creazione”. Di certo si tratta di una maggioranza netta, che se ben guidata può garantire una certa stabilità al Paese. Nel suo pacchetto elettorale, Papandreou ha promesso 3 miliardi di euro di aiuti ai più poveri e maggiori tasse ai ricchi, e ha avuto la meglio sul piano di Karamanlis, il quale invece chiedeva due anni di sacrifici a tutti.

La vittoria del fronte socialista non è solo dipesa dal fattore “crisi”. Da due anni la Grecia, ma in particolare la capitale Atene, è teatro di rivolte. Le elezioni anticipate del 2007 non si erano svolte in un clima tranquillo, e a giovarsi delle critiche al governo di destra non erano stati i socialisti, bensì il Partito comunista, la Coalizione della sinistra radicale e il Raggruppamento ortodosso. Poi è arrivata la «rivoluzione della generazione 700 euro», cominciata alla fine del 2008, che ha visto una grande fetta della popolazione scendere in piazza, trasformandosi in un problema di ordine pubblico che Karamanlis non ha saputo arginare. La mancata risposta della destra conservatrice e la forte crisi economica in cui è caduto il Paese, come è successo in molti altri Paesi europei, ha fatto il resto.

Un duro colpo per Karamanlis. La sua sconfitta è superiore anche alle previsioni dei sondaggi. Considerato da gran parte dell’opinione pubblica greca inadeguato a fronteggiare la crisi economica, l’ex primo ministro è stato battuto dal “giovane” Papandreou, sul quale regnava una certa insicurezza: la scarsa esperienza, un’identità ambigua (forse non totalmente greca) e la vicinanza agli USA erano stati i punti su cui il concorrente conservatore aveva giocato la campagna elettorale. Eppure, non è servito. L’alternativa dell’erede del fondatore del Partito, Andrea Papandreou, ha avuto la meglio.

Désirée Rosadi

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