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Qui settegiorni. Alfano, Minzolini, Dario e il bacon di Mario Adinolfi

ottobre 5, 2009 di Redazione 

Allacciate le cinture: è l’ora del giro d’orizzonte in sette punti del vicedirettore di Red e grande blogger, membro della direzione nazionale del Partito Democratico e sostenitore della mozione Franceschini al congresso. L’apertura di rubrica è dedicata al lodo che porta il nome del ministro della Giustizia, ovviamente duramente stigmatizzato da Adinolfi. «E se domani la Consulta boccia la legge?», si chiede Mario? Il presidente del Consiglio dovrebbe dimettersi? Sottoposto a processo, se venisse condannato sì, scrive la grande firma de il Politico.it (punto due). Che spiazza tutti confessando di condividere le parole dell’editoriale di Minzolini di sabato sera: sentiamo come. Quarto punto sul congresso Pd, con l’invito al segreDario a dare tutto in questi ultimi «venti giorni», o ci saranno le scosse di D’Alema. Infine calcio e scommesse e, ancora una volta last but not least, il sandwich inglese. Solo sul giornale della politica italiana. Buona lettura.

Nella foto, Mario Adinolfi

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di MARIO ADINOLFI

1. Il cosiddetto lodo Alfano è la peggiore normativa ad personam promulgata dal berlusconismo, è palesemente incostituzionale perché modifica il sacrosanto principio dell’uguagliana dei cittadini davanti alla legge e sarà con ogni probabilità cassata dalla Consulta che si riunisce domani. Se l’incostituzionalità della legge fosse ufficializzata da una sentenza dell’Alta Corte, Silvio Berlusconi dovrebbe dimettersi?

2. Silvio Berlusconi dovrebbe essere sottoposto a processo e, se condannato, dovrebbe dimettersi, sì. Giorgio Napolitano dovrebbe sciogliere immediatamente le Camere e convocare nuove elezioni, risparmiandoci inciuci e governi-ponte guidati da Gianfranco Fini. Gli elettori sovrani dovrebbero decidere se l’Italia deve essere governata ancora da un corruttore (nel caso venga emessa sentenza di condanna sul caso Mills, ad esempio) e da un amico dei mafiosi (nel caso dovesse essere confermata anche in secondo grado la condanna a nove anni per Marcello Dll’Utri). Il giudizio spetta agli elettori e solo agli elettori. Se vogliamo continuare a definire l’Italia una democrazia.

3. Per questo, sarò pure completamente rincretinito, ma a me l’editoriale di Augusto Minzolini è piaciuto. Sulle modalità della nomina di Minzolini al Tg1, sul suo intollerabile berlusconismo militante, ho già scritto e non certo a suo favore. Ma l’editoriale di sabato io l’ho trovato sensato: “Manifestare è sempre legittimo e salutare per la democrazia, ma in un Paese dove negli ultimi tre mesi sono finiti nel tritacarne mediatico Berlusconi, l’avvocato Agnelli, l’ingegner De Benedetti, l’ex direttore di Avvenire, il direttore di Repubblica e tanti altri, denunciare che la libertà di stampa è in pericolo è un assurdo. La difesa corporativa non fa bene all’autorevolezza dei media; specie in Italia, dove si ha una strana concezione del pluralismo dell’informazione. Ci sono giornali che si considerano depositari della verità e che giudicano gli altri che la pensano in modo diverso come nemici o servi: chi ha questa concezione, manifesta contro un ipotetico regime politico, per insediare un inaccettabile regime mediatico”. Sottoscrivo dalla prima all’ultima parola. Decide la democrazia. Non decidono i giornali. Guai a quel paese, poi, dove a decidere è un giornale solo.

4. Vogliono sciogliere la commissione di garanzia congressuale in Calabria. Sarebbe decisione salutare, in vista delle primarie da cui ci separano soli venti giorni. Oddio, solo venti giorni. Dario, datti una mossa. Che se vince D’Alema che punta sulle scosse, sperando che giornali e magistratura buttino giù il Cavaliere o almeno lo rendano così debole da essere costretto a inciuciare, il Pd è finito e ricomincia la storia del Pds. E ho il sospetto che in questo schema ci tocchi l’opposizione a vita.

5. Stasera bancare l’Ancona contro il Torino.

6. La Juve perde a Palermo e mi addolora. L’Inter scula all’ultimo minuto, la Samp frena, la Roma ribalta e va detto che quel testaccino di Claudio Ranieri ha regalato alla squadretta giallorossa una bella tigna. Complimenti.

7. Torno da Londra con un grande interrogativo. Perché il club sandwich inglese è così dannatamente buono senza metterci neanche la maionese e quello italiano fa schifo e ti si piazza sullo stomaco per due mesi? Tutto merito del bacon britannico. Cercasi disperatamente bacon britannico a Roma. Non la pancetta. Il bacon.

MARIO ADINOLFI

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