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Il commento. Ciò che manca è la stampa libera di Andrea Sarubbi

ottobre 4, 2009 di Redazione 

La manifestazione di sabato un effetto positivo sembra averlo avuto: si è aperto – prima e dopo – un ampio (e, speriamo, proficuo) dibattito sulla libertà di stampa nel nostro Paese. E oggi, inevitabilmente, dopo il ritratto firmato Carosella della piazza della Fnsi, questo confronto si sposta sul giornale della politica italiana. Molti lettori ci scrivono per dire la loro sulla questione; ad uno di loro, Mario, che commenta il pezzo su piazza del Popolo, risponde il direttore. E’ utile approfondire ulteriormente. Lo facciamo allora a modo nostro: con questo intervento del deputato del Pd ed ex conduttore del programma di Raiuno “A sua immagine” (quindi uno che conosce la realtà, anche della tivù pubblica, dall’interno) e poi raccontandovi la vera e propria rivolta dei cronisti del Tg1 nei confronti del loro direttore, che ieri in un altro editoriale ha duramente criticato la manifestazione. Cominciamo con il pezzo di Sarubbi, che chiarisce quella che a suo modo di vedere è la reale entità del problema, e distribuisce le responsabilità tra politica e mondo dell’informazione. Sentiamo.

Nella foto, Andrea Sarubbi. Il blog personale all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

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di ANDREA SARUBBI*

Non so se fossimo davvero 300 mila, perché bisognerebbe scorporare quanti si trovavano in via del Corso per lo struscio e non sarebbe facile, ma in piazza del Popolo ieri eravamo tanti. Il che non significa che avessimo ragione, perché erano tanti pure ad ascoltare Benito Mussolini sotto il balcone di palazzo Venezia, ma comunque conferma che l’oggettivo squilibrio dell’informazione italiana è un tema sentito e che i suoi destinatari – in primo luogo i telespettatori, visto che le notizie arrivano alla stragrande maggioranza dei cittadini tramite tv – non sono così decerebrati e passivi.

Detto questo – e qui parla il giornalista che abita in me – concordo con Enrico Mentana nel ritenere che il problema in Italia non sia tanto la libertà di stampa, quanto piuttosto la stampa libera: come ho scritto più volte, da noi l’informazione è à la carte, nel senso che i giornalisti tendono a militare da una parte o dall’altra ed i loro lettori (o telespettatori) li seguono a seconda delle convinzioni politiche, per sentirsi dire quello che a loro fa piacere ascoltare.

Questo atteggiamento del cittadino medio mi preoccupa parecchio, perché l’informazione non deve servire a motivare le truppe ma a formare le coscienze, ma credo che il problema vada risolto alla radice: restituendo alla stampa quel ruolo di osservatore super partes che fissa il confine tra notizia e propaganda. Oggi questo confine tende a scomparire, per colpa un po’ della politica ed un po’ anche dei miei (ex) colleghi.

Comincio dalla politica. La lottizzazione c’è sempre stata, ma la legge Gasparri (faccio il caso della Rai, che conosco un po’ meglio) l’ha esasperata, mettendola nero su bianco: ad ogni partito un tot di consiglieri d’amministrazione, e poi giù fino ai direttori, ai vicedirettori, ai capistruttura, forse addirittura ai conduttori dei programmi di rete. Nella maggior parte dei casi, insomma, la politica è ormai così addentro all’informazione pubblica che – per essere considerato, per avere una prospettiva di carriera – il giornalista si deve schierare e sperare che la propria parte vinca, come se fosse un militante comune.

L’unico modo per uscirne sarebbe uno scatto di reni dell’intera categoria, una ribellione unanime al sistema: se da domani nessuno si schiera più per nessuno, ma tutti si schierano per quell’unico padrone che è la verità, la politica prima o poi deve mollare la presa e rassegnarsi alla rinascita del quarto potere. Purtroppo, le debolezze umane mandano spesso all’aria i principî più nobili, e temo che – se anche mille giornalisti rialzassero la schiena tutti insieme – si troverà sempre qualcuno disponibile ad offrire i propri servigi al potente di turno. Ecco perché, a mio parere, la manifestazione di ieri va interpretata contemporaneamente come una protesta e come un appello: una protesta contro la politica, che pretende di mettere il guinzaglio alla stampa, ed un appello alla stampa, perché si ricordi che questo guinzaglio (per quanto comodo e rassicurante) non fa parte della sua natura libera.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

Commenti

4 Responses to “Il commento. Ciò che manca è la stampa libera di Andrea Sarubbi

  1. Mario on ottobre 4th, 2009 19.13

    So che sono un illuso ma queste considerazioni che trovo puntuali (ma non esaustive) le vorrei sentire dall’onorevole anche dopo certe trasmissioni di Santoro o certi editoriali di E. Mauro.
    Ma mi pare che la categoria vada ancora più in basso con l’attacco a Minzolini che ha correttamente detto quello che per molti giornalisti non si doveva dire.
    Sicuramente il servilismo viene da lontano e non penso che l’analisi sia completa. Di certo l’onorevole sbaglia quando attacca la legge Gaspari che di fatto non ha cambiato niente.
    Ma il peggio io lo trovo nella carta stampata da sempre. Basta leggere la famosa intervista di carattere servile del direttore Scalfari a Berlinguer sulla questione morale (quanti anni sono?). Sembra il direttore Fede con Berlusconi. Ciò non lo trovo strano ma trovo invece molto genuflessivo tutti quelli che considerano ancora Scalfari un grande giornalista (grande penna sì ma il giornalismo è un’altra cosa)

  2. Dario on ottobre 4th, 2009 19.49

    Mario, non si possono ignorare le cause concrete che hanno determinato la forza della manifestazione. Non era una manifestazione per il puro concetto astratto di libertà di stampa, era una manifestazione contro chi mette in pericolo questa libertà, contro chiunque la metta in pericolo. Se Berlusconi denuncia i giornali va da sè che rientri tra i fattori di pericolo. Il sentimento della piazza non si discostava e non poteva discostarsi dai fatti. La peculiarità del caso italiano, aldilà delle esagerazioni apocalittiche ignare delle situazioni estere, era fondamentale in questo caso. Non si poteva parlare di aria fritta, la gente non era in piazza per inneggiare alla libertà per puro spirito civico. Ci sono delle circostanze ben determinate.
    Per quanto riguarda invece Minzolini non c’è dubbio che abbia espresso un’opinione condivisa da una certa parte di giornalisti e di opinione pubblica, tuttavia il suo ruolo e il ruolo del Tg1 non possono e non devono trascendere quell’imparzialità di cui Sarubbi dà lucida definizione.

  3. Mario on ottobre 4th, 2009 20.38

    Mi dispiace ma se Berlusconi denuncia un giornale non “va da se” che metta in pericolo la libertà di stampa (tanto è vero che la denuncia richiede il giudizio di un ente terzo). Non mi pare che la stessa sensibilità venga messa ogni volta che si mette sotto giudizio un medico, anzi la stampa mette sempre in luce l’eventuale denuncia come “malasanità” ben prima del giudizio terzo. La denuncia di Berlusconi è parte di un vivere civile che prevede anche una denuncia ai medici, ai veterinari, o altri professionisti, a meno che esistano caste intoccabili.
    Per Minzolini (che comunque presumo sappia difendersi da solo) da sempre i direttori, per cose che loro ritengono importanti, fanno editoriali e così è stato anche questa volta e chi inneggia alla libertà di stampa lo dovrebbe difendere.

  4. kattekop on ottobre 5th, 2009 12.05

    Quando i giornalisti e politici ripetono che in Italia c’è stampa libera,hanno ragione al 50%.Perchè secondo me la liberta è monca,filtrata…le notizie importanti più o meno…a secondo l’importanza che hanno per taluni,molte volte sono dei flash,il più delle volte per i più imcomprensibile.
    Questo è fare informazione “parziale”.
    Quando i giornalisti schierati ci dicono che la stampa è libera,dimmenticano di dire che,il giornalista che sta in quel giornale deve scrivere ciò che aggrade a quella parte politica alla quale appartiene il giornale.
    Altrimenti ti buttano fuori…quella è la NOSTRA libera informazione.
    Non c’è obiezione che regge.
    Basta ricordare del perchè il Montanelli lasciò il giornale da lui fondato,con il Berlusconi.Appena il Berlusconi entrò in politica,pretendeva “ubidienza”da parte del direttore Montanelli…ora era divendato un politico e doveva tirare acqua al mulino del politico.
    Cmq la stampa influisce relativamente….molti non leggono.I più, sopratutto anziani e casalinghe,si informano tramite tg e tv…i giovani che sono la minoranza in Italia in internet.
    Visto e considerato che la popolazione italiana ha un alto percentuale di anziani,i conto sono fatti facilmente.
    Dopo anni di politici che parlavano politichese,per i pochi istruitti,il linguaggio populistico del Berlusconi è divendato LA VERITA’….

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