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Centoquarant’anni da nascita di Gandhi L’omaggio de il Politico.it che lo ricorda

ottobre 2, 2009 di Redazione 

Oggi in tutto il mondo si celebra la Giornata della non violenza, costruita intorno al “compleanno” del suo ispiratore. il Politico.it ”regala” ai suoi lettori più giovani, e sono molti, ma non solo, questo breve ritratto spirituale e ideale del Mahatma. Per far conoscere ancora meglio, a tutti, cosa abbia rappre- sentato, e continui a rappresentare, Mohandas Karamchand Gandhi. La firma è di Attilio Ievolella.

Nell’immagine, Gandhi

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di Attilio IEVOLELLA

Il suo nome era Mohandas Karamchand. Vi dice nulla? No? Era ed è più noto come Mahatma. Ovvero “grande anima”. E proprio questa definizione – conferitagli, pare, dal poeta Rabindranath Tagore – racchiude ciò che è stato e rappresenta, ancora oggi, a centoquaranta anni esatti dalla sua nascita, Gandhi per il mondo intero… Quel mondo che, a modo suo, ha contribuito a cambiare…
Perché essere una “grande anima” gli ha dato la forza per far cose che oggi possono apparire semplici – agli occhi delle persone con la mente e con il cuore ‘chiusi’ -, e che, invece, costituivano una rivoluzione, appena cento anni fa, in Africa prima e in India poi.
Perché essere una “grande anima” lo ha spinto a pensieri e ad azioni che ne hanno fatto un simbolo concreto, tangibile delle lotte civili, combattute con coraggio e con sobrietà, soprattutto con la ‘non violenza’.

Eppure oggi – come detto, centoquarantesimo anniversario della nascita di Gandhi; giornata festiva in India, dove è considerato il ‘padre’ della nazione; Giornata mondiale della ‘non violenza’, secondo quanto deciso nel 2007 dalle Nazioni Unite -, eppure oggi quella immagine, quella persona testimonia, continua a testimoniare, la necessità, l’esigenza, il bisogno primario di vedere riconosciuti a tutte le persone del mondo i diritti fondamentali… Troppo utopistico? Beh, teniamo presente che Mahatma Gandhi – dimenticate, per un attimo, l’immagine della famigerata pubblicità andata in onda nel 2004! – ha avuto la forza di sostenere concretamente prima il movimento per i diritti civili in Sudafrica, a cavallo tra la fine dell’‘800 e i primi anni del ‘900, e poi, nella sua terra, la lotta per l’indipendenza dell’India, fino alla fine dei suoi giorni, il 30 gennaio 1948, quando fu assassinato con tre colpi di pistola.
E ha fatto tutto ciò in un modo assolutamente straordinario, ovvero fuori dall’idea stessa di lotta civile… tanto da essere considerato addirittura una guida spirituale non solo per il suo popolo, l’India, ma per tutti coloro che, dopo di lui, hanno creduto in una società migliore e più giusta.

Lui, Gandhi, scelse una strada difficile, quella del satyagraha, ovvero la resistenza all’oppressione tramite la disobbedienza civile di massa, fondandola sulla satya (la verità) e sull’ahimsa (la ‘non violenza’). E per spiegare quella scelta affermò, con una frase simbolica, “La ‘non violenza’ è il primo articolo della mia fede. È anche l’ultimo articolo del mio credo”.

A distanza di un secolo, le sue parole restano attuali. Così come, purtroppo, resta attuale il problema dei diritti civili negati in troppe parti del mondo…

Attilio Ievolella

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