Top

La visita in Italia del presidente pakistano Zardari. Sì ad accordo contro il terrorismo

ottobre 1, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è un giornale autorevole e prestigioso, e deve sicuramente parte dell’autorevolezza e del prestigio al suo racconto quotidiano ai massimi livelli della nostra politica. Ma il Politico.it mira anche ad innovare e a migliorare la classica proposta informativa del giornalismo politico italiano. Lo fa raccontando con linguaggi, scelte, punti di vista diversi la politica italiana, ma anche valorizzando notizie, contenuti magari meno sottolineati da altri. E’ il caso dell’intero filone mediorientale nel quale il nostro giornale, come sapete, ha una particolare specializzazione. Ed è il caso, in particolare, della serie di incontri bilaterali intercorsi in questi giorni tra la massima autorità del Pakistan e il Governo e i nostri rappresentanti istituzionali. L’occasione è stata il forum economico Italia-Pakistan. Si è parlato di Eni, del suo impegno nella terra di Zardari, ma anche di lotta agli estremismi sottoforma di terrorismo o di integralismi religiosi. Ci racconta tutto la nostra Désirée Rosadi.

Nella foto, Asif Ali Zardari

-

di Désirée ROSADI

Ad un anno dalla sua elezione a presidente del Pakistan, Asif Ali Zardari è arrivato in Italia nei giorni scorsi per la firma di un’intesa sull’intelligence e sulla difesa. Si tratta di un accordo strategico tra i due Paesi che prevede uno scambio di informazioni e di documenti in tema di intelligence, e una serie di facilitazioni nell’import e nell’export e nei rapporti bilaterali militari. Obiettivo di questa cooperazione è il controllo del terrorismo nell’area afghana e indiana, dei talebani e degli estremisti islamici. Il Pakistan, Paese mediorientale che confina con il pericoloso Afghanistan e l’instabile India, esce da oltre un decennio di potere militare, e ogni giorno è teatro di attentati nelle zone tribali, in particolare quelle sotto l’influenza talebana. A sua volta, eletto con il Partito popolare pakistano, Zardari si trova stretto in una morsa: da un lato la guerriglia tribale, dall’altro i terroristi, senza contare le pressioni esercitate dagli Usa nella stabilizzazione di questa democrazia parlamentare. Insomma, un presidente civile che dispone di un margine di manovra molto ridotto.

La delicata questione è stata oggetto dell’intervento di Zardari al forum economico Italia-Pakistan, che si è tenuto martedì alla Farnesina: “Dire che i talebani e i terroristi sono spariti nel nulla sarebbe una falsità”, ha sottolineato il leader pakistano,”sono molto forti, sono sul terreno e sono in giro per il mondo”. In particolare, l’attenzione di Zardari va al confinante Afghanistan, Paese che secondo lui “ha portato la guerra in tutta la comunità internazionale”. Tuttavia, il premier sostiene che la lotta al terrorismo è a un punto di svolta: dal 7 dicembre del 2007, giorno dell’attentato in cui morì sua moglie, l’ex premier pakistana Benazir Bhutto, molto è cambiato nelle strategie politiche perché “l’omicidio di quello che è stato probabilmente il nostro leader più popolare, mia moglie, ha fatto capire alla popolazione la vera portata della questione”.

La cooperazione Italo-Pakistana non finisce qui. È di ieri la notizia che l’italiana Eni si è aggiudicata un importante blocco esplorativo on-shore a Sukhpur, in Pakistan. Ad annunciarlo è stato l’amministratore delegato del gruppo, Paolo Scaroni, il quale ha sottolineato come questo accordo rappresenti un primo passo verso l’alleanza già firmata a marzo: “Protocol for Cooperation” – questo il nome della stipula – che ha come obiettivo lo sviluppo di nuovi, importanti progetti in tutti i settori del petrolio e del gas naturale (upstream, midstream e downstream) pakistani. L’attività già riguarda le compagnie Shell e Ppl, e va in direzione di una crescita di Eni nel settore del gas in questo Paese, dove è il primo produttore con 56mila barili al giorno venduti alle compagnie di Stato. Un accordo che porta avanti la tradizione di Eni, presente dal 2000: attualmente detiene partecipazioni in quattordici licenze esplorative, ed è operatore dei giacimenti a gas di Bhit, Badhra e Kadanwari.

La fruttuosa visita italiana è continuata nei colloqui con il capo dello Stato Giorgio Napolitano e il ministro degli Esteri Franco Frattini. Ieri è stata la volta dell’incontro con Silvio Berlusconi: per l’occasione, Zardari ha garantito che il suo governo è intenzionato a proseguire la strada democratica, difficilmente intrapresa, e che sostiene tutte le minoranze presenti ne Paese, anche quelle religiose. Questa mattina è stata invece la volta dell’udienza con Papa Ratzinger. Al Palazzo apostolico di Castel Gandolfo, il presidente della Repubblica islamica del Pakistan ha ribadito la sua attenzione sia alla lotta al terrorismo sia alla pacifica convivenza tra le religioni. Come riportato dalla Sala stampa vaticana “si è dialogato sul contributo positivo della Chiesa cattolica alla vita sociale del Paese, attraverso le sue attività educative, sanitarie ed assistenziali”. Di recente, infatti, si sono succeduti in Pakistan episodi di violenza contro le comunità cristiane. Sin dalla sua nascita nel 1947, il Pakistan è stato campo di battaglia di lotte interreligiose e tribali. Il Paese, in particolare, porta nel suo bagaglio storico il mito della separazione tra musulmani e indù, alimentato a suo tempo dall’influenza britannica e dalla volontà tutta europea di “squadrare” le nazioni a seconda della cultura e della religione di un popolo definito. Nazionalismo prima e islamismo esasperato poi hanno fatto il resto.

Désirée Rosadi

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom