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***Parola alla politica***
VI SPIEGO LE ASSENZE DEL PD NEL VOTO SULLO SCUDO
di ANDREA SARUBBI*

ottobre 1, 2009 di Redazione 

Vedete la vitalità (e la pregnanza) del giornale della politica italiana: pochi minuti fa Mario Adinolfi (lo trovate sotto) ha posto la questione dei 52 deputati Democratici che, assenti dall’aula al momento del voto sulle pregiudiziali di costituzionalità al decreto economico, hanno favorito o non impedito l’affossamento del condono sui capitali all’estero e falso in bilancio. Un fatto “molto grave”, scrive Adinolfi. A stretto giro di posta arriva la “risposta” del deputato del Pd, che motiva le assenze (lui era in aula) e ci racconta più in generale – e nel dettaglio – com’è andata. Il dibattito pubblico della politica italiana è solo sul suo giornale. Ogni giorno, in tempo reale, su il Politico.it. Sentiamo.

Nella foto, Andrea Sarubbi. Le pagine personali all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

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di ANDREA SARUBBI*

“Lo scudo fiscale passerà per colpa del Pd”: la notizia, fatta girare da Sinistra e libertà, è arrivata anche a mia madre, che stamattina non riusciva a spiegarsi come mai – visto che noi eravamo assenti al momento del voto – io fossi rimasto in Aula ieri sera fino a mezzanotte. Se non sono riuscito a convincere neppure mamma, con voi sarà durissima, ma ci provo lo stesso. Partiamo dai fatti. Il decreto arriva in Aula lunedì, e ci iscriviamo a parlare in parecchi; martedì si votano le pregiudiziali di costituzionalità (poste proprio da noi, dall’Idv e dall’Udc) e non passano per 52 voti.

Presenti 485
Votanti 482
Astenuti 3
Maggioranza 242
Hanno votato sì 215
Hanno votato no 267
(La Camera respinge).

Poi ci sono quattro deputati (uno del Centrodestra, tre del Centrosinistra) che sono presenti anche nel resoconto parlamentare ma non vengono conteggiati perché la tastiera del voto non funziona. Riassumendo: della maggioranza (Pdl, Lega, Mpa, parte del gruppo misto) votano in 268 su 343 (78,1%); dell’opposizione (Pd, Udc, Idv, parte del gruppo misto) votano in 218 su 287 (75,9%). Se avessimo votato tutti, non c’è dubbio, li avremmo mandati sotto ed avremmo fermato il decreto; sullo scudo fiscale, invece, temo che avrebbero trovato un modo di ripresentarlo sotto altre forme. Una cosa analoga era già avvenuta con il ddl sicurezza, quando molti colleghi dell’Idv e soprattutto dell’Udc erano impegnati in campagna elettorale; stavolta, le assenze maggiori le abbiamo fatte registrare noi (57 su 214: il 26,6%), rispetto all’Udc (8 su 38: 21%) ed all’Idv (2 su 26: 7,7%) ed è giusto che ne paghiamo il prezzo in termini mediatici, anche se di solito viaggiamo sull’84% e se il motivo di queste assenze è naturalmente un fatto straordinario come il congresso. Ciò significa che i miei colleghi assenti siano giustificati? No, perché i deputati devono innanzitutto fare i deputati. Ma ci sono dei momenti – a me forse capiterà martedì, quando sarò con Dario Franceschini a Genova per un incontro sui nuovi italiani e non esiste un aereo che torni a Roma prima delle 16.30 – in cui, magari, perdi qualche votazione non perché sei un fannullone, ma perché accanto al mandato parlamentare hai anche un ruolo politico, che in certe occasioni (non tantissime, per la verità) sei chiamato a svolgere. Capisco dunque la polemica strumentale di Sinistra e libertà, ma ci tengo a ribadire che – anche in questa occasione, e nonostante il momento particolare che stiamo vivendo – il Pd sta facendo il suo dovere, con una battaglia parlamentare che ci vedrà impegnati fino alle 13 di domani, quando Fini ha già stabilito che la discussione verrà chiusa. Siamo qui, insieme agli altri partiti di opposizione, anche in seduta notturna, e proprio a me – come dicevo – è toccato ieri l’ultimo intervento della giornata, a mezzanotte. Dovevo illustrare un ordine del giorno, ne ho approfittato per dire la mia (l’ho fatto a braccio, come leggerete dallo stile sgrammaticato del resoconto) su un provvedimento scandaloso.

ANDREA SARUBBI. Signor Presidente, mi è stato dato il compito di spegnere le luci stasera qui alla Camera; prima, però, vorrei trattare diversi temi, alcuni che riguardano il provvedimento in generale, lo scudo fiscale in generale, altri che riguardano proprio nello specifico questo ordine del giorno.
Per quanto riguarda lo scudo fiscale, mi vengono in mente almeno tre questioni. La prima è che in un momento in cui i BOT sono ormai a rendita zero, in un momento in cui anche il mercato immobiliare ha qualche difficoltà, il Governo ci ha spiegato un modo infallibile per far fruttare i propri investimenti. È quello di portare i soldi all’estero, poi aspettare un condono come questo e riportarli in Italia in maniera tale che si risparmia in media il 43 per cento di tasse e con un 5 per cento ce la caviamo. Questo è davvero un grandissimo investimento, quindi ringrazio tutti gli economisti del Governo che hanno pensato insieme a questo sistema che farà scuola anche nei prossimi anni, immagino, come hanno fatto scuola tutti i condoni che nel corso degli anni sono stati decisi e concessi.
Il secondo aspetto che vorrei sottolineare è che purtroppo non si tratta di un unicum in questo inizio di legislatura (anche se ormai è passato un anno e mezzo): mi riferisco ad un caso che ricordo molto bene, di qualche mese fa, quello delle quote latte. Anche in quel caso c’è stato un decreto-legge con apposizione della questione di fiducia, perché altrimenti sarebbe stata dura da reggere con l’opinione pubblica. In quel decreto-legge si dice che chi ha pagato è stato poco furbo e invece chi non ha pagato, chi ha resistito, chi ha fatto il furbo, alla fine viene premiato. Adesso c’è lo scudo fiscale, lo facciamo per gli esportatori dei capitali, prima le quote latte per i furbetti della mangiatoia, come li avevamo chiamati.
La terza questione che vorrei affrontare sul provvedimento in generale è che proprio non mi riesce di capire come possa coesistere un provvedimento del genere con tutti quegli appelli alla moralità, tutte le battaglie che lo stesso Ministro Brunetta fa sui fannulloni, sui burosauri, sulle caste, sui baroni, ecco tutto questo mi sembra davvero in controtendenza rispetto invece al provvedimento che stiamo esaminando in questo momento.
Per quanto riguarda l’ordine del giorno, esso muove da una notizia, davvero non molto esaltante, cioè il fatto che lo scudo fiscale prevede che per gli impianti di produzione di energia, quando lo ritenga necessario, il Governo può nominare un commissario e questo commissario può scavalcare le competenze degli enti locali. Sappiamo che questo Governo è uno specialista dei commissari – c’è il Commissario Bertolaso che è commissario di tutto, nella sua vita ha fatto anche il commissario per i mondiali di ciclismo a Varese e alcuni commissariamenti li ha dovuti lasciare, come quello per le sovrintendenze archeologiche di Roma e di Ostia perché non poteva fare ventidue cose insieme – e qui infatti si prevedono nuovi commissari che quando si tratterà di installare un impianto che produce energia potranno decidere autonomamente senza consultare gli enti locali. Si dice: va bene, noi indeboliamo un po’ le norme democratiche, però gli impianti alla fine si faranno.
Invece no, perché stiamo capendo proprio in questi giorni che la via autoritaria non può portare buoni frutti e basta vedere quello che sta accadendo in materia di nucleare. Il Governo ha deciso che le centrali potranno essere costruite senza il consenso degli enti locali, perché sa benissimo che questo consenso difficilmente arriverebbe. Tutti, infatti, siamo capaci di dire sì al nucleare, ma quando ci accorgiamo che la centrale ce la costruiscono nel cortile di casa qualche dubbio ci comincia a venire. Insomma, sul nucleare sta succedendo il finimondo. Nessun altro Governo occidentale ha fatto una cosa del genere, quindi il nostro Presidente del Consiglio tra i vari record che colleziona può vantare adesso anche questo. I frutti di questo atteggiamento si vedono, perché dieci regioni hanno già fatto ricorso.
Allora, concludo dicendo che noto anche qui uno squilibrio, ovvero una cosa un po’ strana. Perché quando i rappresentanti del Governo vanno in giro per l’Italia – penso a Berlusconi in Sardegna e al Ministro Scajola in Puglia – tutti dicono “qui non si faranno le centrali nucleari”, però alla fine da qualche parte le dovranno mettere. Siccome le bugie hanno le gambe corte, prima o poi i cittadini lo capiranno. Per questo motivo, in questo ordine del giorno chiediamo che, quando si tratta di installare degli impianti di produzione di energia, l’intesa venga estesa anche agli enti locali interessati
(Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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