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***Diario politico, 4 terreni di scontro***
1) Scudo, posta la fiducia. Pd: “Vergogna” 2) Rai, satira su premier. Romani attacca 3) Nel Pd: ‘Guida collegiale’; ‘No, io leader’ 4) Anm, Mancino a Brunetta: “Moderi toni”

settembre 30, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Carmine Finelli. Quattro fronti aperti, dun- que, per la politica italiana. Sanatoria per il rientro dei capitali dall’estero, Tremonti: “Così rimpatriamo 300 miliardi di euro. E zero appartengono a criminali”. Ma Di Pietro: “E’ riciclaggio di Stato”. Dopo Annozero anche Serena Dandini nel mirino dell’esecutivo. Motivo: una scena di Parla con me “ambientata” nei bagni di Palazzo Grazioli. Il sottosegretario: “Non è servizio pubblico”. Zavoli: “Sede di discussione è Vigilanza”. E ancora, duro scontro intestino al Partito Democratico. Penati, coordinatore della mozione Bersani: “Nostro grande successo, ora guida condivisa”. Franceschini: “Fino alle primarie coman- do io”. L’ex ministro e D’Alema: “Leadership non in discussione”. Infine, scintille istituzionali dopo le parole del ministro per la PA sui magistrati. Le toghe: “Insulti e propaganda”. Alfano: “Eccessivi”. Racconto.

Nella sequenza, protagonisti dei quattro fronti: da sinistra Tremonti, Dandini, Franceschini, Mancino

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di Carmine FINELLI

In primo piano il decreto anticrisi, con il governo che ha presentato oggi alle Camere il testo del decreto nel quale è contenuto anche il provvedimento per lo scudo fiscale. L’opposizione solleva pregiudiziali di costituzionalità e la maggioranza pone la fiducia sul testo normativo. A spiegarlo è il ministro per i rapporti con il Parlamento Elio Vito: “Anche per evidenti ragioni di carattere istituzionale – dice – il governo intende convertire questo provvedimento nei tempi previsti”, vale a dire il 3 ottobre.
Il ministro dell’Economia Giulio Tremonti stima che “potrebbero essere rimpatriati aderendo allo scudo fiscale quasi 300 miliardi di euro”. Il dato emerge da un comunicato stampa congiunto Guardia di Finanza-Agenzia delle Entrate ed è riferito ai quasi 300 miliardi di patrimoni detenuti all’estero dagli italiani. Secondo una stima fatta dalla Associazione Italiana dei Private Bankers, dei 300 miliardi di euro italiani oltre confine, 125 miliardi sarebbero in Svizzera e 86 in Lussemburgo. Secondo i dati proposti dall’Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), i capitali detenuti illegalmente all’estero dei paesi aderenti equivarrebbero circa settemila miliardi di euro.
La preoccupazione maggiore però, riguarda il rimpatrio dei “capitali criminali”. Ma sul punto è lo stesso Tremonti a chiarire. Il ministro dell’Economia è convinto che “i capitali criminali non saranno rimpatriati”. “Non credo che la criminalità si servirà di questo strumento – afferma – I capitali criminali o sono in Italia perfettamente sbiancati o continueranno la loro attività all’estero”. Sulle cifre che riguardano i capitali detenuti illegalmente all’estero ci vuole “una valutazione estremamente cautelativa” sostiene ancora Tremonti. “La stampa italiana e internazionale – continua – riferisce di quote importanti di capitali detenuti nei paradisi fiscali ma il 60% del Pil del mondo mi sembra una cifra eccessiva”. Tremonti crede che in queste stime “ci sia un grande caveat perchè quelle cifre comprendono anche i capitali frutto della criminalità che non credo usufruiranno del rimpatrio”. L’opposizione però attacca ferocemente. Secondo Antonio Di Pietro ”lo scudo fiscale è riciclaggio di Stato. Fino ad oggi i proventi di reati nascosti all’estero costituivano riciclaggio, come era previsto dalla legge. Da domani, da parte di questa maggioranza, di questo Parlamento e di questo governo ci sarà un lavaggio industriale e si renderanno responsabili di un vero e proprio riciclaggio di Stato”. Duro anche il segretario del Partito Democratico Dario Franceschini: ”Lo scudo fiscale è un condono, uno schiaffo in faccia a tutti gli italiani che rispettano la legge, che pagano onestamente le tasse e che vedono chi ha truffato la legge e chi ha esportato capitali venire premiato facendo rientrare quelle risorse senza conseguenze penali. E per di più pagare 10-15 volte di tasse in meno. E’ una vergogna” dice l’attuale leader del Pd.

Il caso Rai. Dopo le polemiche che hanno coinvolto il programma di Michele Santoro, “Annozero”, nel mirino del governo finisce anche la nuova stagione del programma di Serena Dandini “Parla con me”. “Mi risulta che stasera la Dandini mandi in onda tre minuti di recita dai bagni ricostruiti di Palazzo Grazioli, con ragazze non meglio identificate. L’ho appreso dai giornali. Vorrei capire cosa c’entri questo con il servizio pubblico” dichiara Paolo Romani sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico con delega alle comunicazioni. Domani alle 14.30 lo stesso Romani è atteso dalla commissione di Vigilanza che lo ha convocato su proposta del presidente Sergio Zavoli per discutere della questione “Annozero” e del rinnovo del contratto di servizio. “Si tratta di ridare a tali problemi la sede legittima, quella della Commissione di vigilanza, nella quale il Parlamento assume ed esplica la sua dirimente centralità” afferma Zavoli. “Il governo non ha potere di censura ma ha piena facoltà di chiedere alla Rai cosa è successo – dichiara Romani uscendo dalla sede della commissione – Nell’incontro dell’8 ottobre con il presidente e il direttore generale acquisiremo ai massimi livelli informazioni su Annozero ed eventuali altri programmi rispetto alla verifica che intendiamo fare sull’adeguato rispetto del contratto di servizio in materia di libertà, obiettività e rispetto del pluralismo”.
Il provvedimento avviato dal minstero dello sviluppo economico intanto prosegue nella sua istruttoria contro “Annozero”. Potrebbe verificarsi quanto già successo con Beppe Grillo e Marco Travaglio, quando fu allontanato dalla Rai per “derisione delle istituzioni”. Secondo Alessio Butti, capogruppo Pdl in Commissione di Vigilanza Rai, “la convocazione di Romani non è un fatto irrituale visto che stiamo avviando le procedure per il rinnovo del contratto di servizio”. Diversa l’opinione del vicepresidente della commissione Giorgio Merlo (Pd): “È importante ripristinare l’ordine e riportare le cose nei giusti termini e in questo senso ben venga la convocazione in Vigilanza proposta dal presidente Zavoli. L’audizione servirà a fare luce sull’istruttoria perché bisogna evitare che ci siano ingerenze da parte del governo sulla Rai e insieme gettare le basi del nuovo contratto di servizio che deve rispettare la centralità del Parlamento. Non c’è scritto da nessuna parte che il governo possa convocare la Rai”.

Congresso Democratico. Si accende il dibattito interno al Partito Democratico, che oggi sfiora l’incidente diplomatico. Dopo che il coordinatore nazionale della mozione firmata da Pierluigi Bersani, l’ex presidente della provincia di Milano Filippo Penati, propone una gestione collegiale del partito al segretario in quanto “i due terzi dell’elettorato sono con noi”, impazza la polemica. Dario Franceschini annulla la riunione di segreteria prevista per oggi pomeriggio. Nel frattempo vede Pierluigi Bersani e Massimo D’Alema, ai quali ribadisce che “fino alle primarie sono io il segretario”. E Bersani si è detto disponibile a dare tutta la sua collaborazione. “Sgombriamo il campo da ogni equivoco più o meno interessato. Franceschini, come è ovvio e come è giusto, è a pieno titolo il segretario del Pd così come prevede lo statuto, e ha la nostra piena collaborazione come è stato fin qui” afferma Bersani. “Nei momenti significativi, anche nella fase congressuale, abbiamo sempre trovato il modo di garantire l’unità delle posizioni del Pd. Sono sicuro – sottolinea Bersani – che così avverrà anche in questa fase. Ci auguriamo tutti che le primarie abbiano un grande successo di partecipazione, così come è stato per la fase dei congressi di circolo, e lavoriamo tutti per questo. Sono convinto che il confronto che avremo darà forza al nostro progetto e alle prospettive del nostro partito”. Franceschini ha cancellato la segreteria di domani. L’ufficio di segreteria, fanno sapere dall’entourage dell’attuale segretario, da mesi è allargata anche a Bersani e a Ignazio Marino, gli altri candidati alla leadership. “Non sarà una gestione collegiale, ma certo è una gestione condivisa. Tutto quello che si è fatto fin qui – ragiona Franceschini – si è deciso insieme. Allora di che parliamo? C’è una strumentalizzazione fatta per delegittimare il segretario. Se loro non riconoscono che c’è una gestione condivisa, allora io quell’organismo non lo riunisco” conclude. Ed alla fine anche Massimo D’Alema cerca di gettare acqua sul fuoco: “Nessuno mette in discussione la responsabilità e il ruolo del segretario, che è in carica fino alla conclusione del congresso e fino a quando con le primarie avremo il nuovo segretario. Ci vuole rispetto – ribadisce – per l’esito che emerge dai congressi, non si tratta di una pura formalità procedurale ma di un dato che tutti devono guardare con rispetto. Del resto, persone cui noi chiediamo denaro e tempo per il partito vanno rispettate”. D’Alema, comunque, sottolinea: “Non c’è motivo di polemizzare, il 25 ottobre faremo il bilancio”.

Gli affondi di Brunetta. Duro scontro tra il ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta e l’Associazione Nazionale Magistrati. In seguito alle dichiarazioni di Brunetta, che ieri ha definito “un mostro” l’Anm, arriva la dura replica di Luca Palamara presidente del sindacato delle toghe: “Evidentemente è più facile insultare e fare propaganda, che assumersi la responsabilità del proprio operato” si legge in una nota dell’ufficio di presidenza dell’associazione. “Un ministro della Repubblica, tanto più della Pubblica amministrazione – aggiunge il vertice dell’Anm – non può ignorare che l’organizzazione della giustizia è attribuita dalla Costituzione al ministro della Giustizia, e quindi al governo”. La nota continua affermando che il “ministro non sa di cosa parla. Gli organici della giustizia e la presenza del personale amministrativo sono decisi dal governo – dice ancora l’Anm – Lo scorso anno il governo, su proposta dello stesso ministro della Pubblica amministrazione, ha tagliato drasticamente gli organici del personale degli uffici giudiziari”. Inoltre “recenti circolari del governo – conclude l’associazione – chiedono ai magistrati di non fissare udienze pomeridiane, per l’impossibilità di assicurare la presenza e la retribuzione del personale di cancelleria in orario straordinario”. Vicenda sulla quale interviene anche il ministro Alfano. Secondo il Guardasigilli la replica dell’Anm sarebbe “esageratamente forte, soprattutto là dove fa riferimento a leggi che bloccano i processi”. Intervento al quale fa seguito quello del vice-presidente del Csm Nicola Mancino, che si rivolge a Brunetta: ”La veemenza e la violenza anche verbale non facilitano il confronto costruttivo che sempre deve caratterizzare il rapporto fra le istituzioni”. Secondo Mancino, le “affermazioni sopra le righe possono solo ridurre ulteriormente il prestigio dello Stato, bene che va difeso soprattutto quando si hanno responsabilità politiche ed istituzionali”. Infine il vice presidente del Csm sostiene che “per quanto riguarda, poi, il tema delle correnti presenti nella magistratura, mentre occorre un impegno comune per sconfiggere ogni degenerazione, non si può certo definire tale il pluralismo all’interno della libertà associativa, bene costituzionalmente garantito ai magistrati come ad ogni cittadino. Le correnti si giustificano solo come filoni culturali, vanno combattute quando tralignano, ma non si possono certo evitare per decreto legge”.

Carmine Finelli

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