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Prove di conflitto tra Israele e Iran Berlusconi: ‘Sarebbe un disastro per tutti’

settembre 28, 2009 di Redazione 

Oggi da parte di Teheran il lancio di una tipologia di missile a lunga gittata che “potrebbe raggiungere Israele e le basi americane nel Golfo”. Intanto Ahmadinejad rinfocola le polemiche (parlando di “complotto”) dopo la scoperta del secondo impianto in costruzione per l’arricchimento dell’uranio. Da parte israeliana l’indicazione del termine utile della riunione del 5+1 (entro cui dovranno arrivare risposte plausibili dall’Iran) del primo ottobre per decidere se abbandonare la via del dialogo e “seguire altre strade”. E gli americani già analizzano le possibili soluzioni militari. «I paesi del G8 appoggeranno la politica del presidente degli Stati Uniti Obama di dare all’Iran una chance – spiega Frattini per l’Italia – ma vogliamo anche riaffermare che il tempo sta scadendo». Il giornale della politica italiana, con i suoi esperti di Medio Oriente, vi racconta come nessun altro ha saputo fare oggi, cosa sta succe- dendo. Il servizio è di Désirée Rosadi.

Nella foto, il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad

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di Désirée ROSADI

Poche ore fa sono iniziate le manovre di lancio di un missile a lungo raggio, come è stato annunciato alla radio di Stato iraniana dalle forze militari Pasdaran. Si tratta di un missile, lo Shahab 3, che può percorrere 2000 chilometri e, secondo alcuni analisti, potrebbe raggiungere Israele e le basi americane stabilite nei Paesi del Golfo. Anche ieri erano stati provati due diversi missili che, come annunciato dai Pasdaran, i cosiddetti “Guardiani della Rivoluzione”, rientrerebbero in una serie di esercitazioni per migliorare la capacità di difesa delle forze armate iraniane. I test dovrebbero proseguire per altri dieci giorni.

La notizia di questi lanci di prova giunge subito dopo l’annuncio della costruzione di un sito per l’arricchimento dell’uranio, il secondo in Iran, che era sconosciuto alla comunità internazionale. La controversa attività nucleare della Repubblica islamica è stata rivelata nei giorni scorsi, durante il vertice G20 di Pittsburg, e il presidente americano Obama ha già chiesto l’invio di un’ispezione dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica su questo nuovo impianto, già accettato dall’esecutivo iraniano. Tuttavia, il capo dell’Organizzazione iraniana per l’energia atomica, Ali Akbar Salehi, ha spiegato di aver reso noto da tempo l’esistenza di questo sito e che “tutto questo baccano” è una sorpresa, o meglio “un complotto” ordito dall’Occidente. Ahmadinejad, invece, ha colto la palla al balzo per fomentare altre polemiche: “Un duro colpo alla loro arroganza”, ha tuonato il presidente iraniano riferendosi ai Paesi occidentali; “non ci aspettavamo che Obama a meno di 48 ore violasse di fatto l’impegno assunto nel suo discorso alle Nazioni Unite”.

Complotto o no, il risultato di questa controversia diplomatica è sotto gli occhi di tutti, e rischia di assumere le sembianze di una vera e propria guerra. Lo storico nemico dell’Iran, lo Stato d’Israele, ha già alzato i toni della contesa. Già nei giorni precedenti l’assemblea Onu, Netanyahu aveva lanciato un avvertimento al mondo intero, annunciando che il suo esercito è pronto in qualsiasi momento ad intervenire militarmente alla prima minaccia di Ahmadinejad. I motori sono caldi, a quanto pare, e la legittimazione di un intervento armato arriva dal comportamento ambiguo dell’Iran. Il ministro degli Esteri israeliano Lieberman ha dato come termine utile la riunione 5+1 del primo ottobre, prima giornata di negoziato con l’Iran. Un patteggiamento che, secondo Lieberman, dovrà fornire delle risposte plausibili, altrimenti “dovremo ripensare la nostra volontà di negoziato e seguire altre strade”.

La pericolosa frizione tra Israele e Iran sta suscitando allarme in tutto il mondo. Gli Usa già hanno un piano pronto ad ogni evenienza. Come è stato annunciato in queste ultime ore da Anthony Cordesman, ex consulente del dipartimento di Stato, oggi al Centro Studi Strategici e Internazionali, gli americani avrebbero una bomba, la Gbu-28, guidata con un laser, che è stata sviluppata prima della guerra in Iraq per colpire in profondità i bunker di Saddam. E da tre anni, Israele la tiene come scorta per distruggere definitivamente le fortificazioni di Hamas. Israele è in grado di distruggere l’Iran, e l’Iran sta provando i mezzi per combattere la guerra atomica del nuovo millennio. E poi, la distanza tra i due Paesi è davvero poca, e può essere percorsa facilmente anche dagli aerei F-15 israeliani. Gli obiettivi militari sarebbero quattro: Qom, Arak, Bushehr e Natanz, dove sotto terra sono nascosti i missili russi TOR-M.

Tutto è pronto. E nessuno sembra voler intraprendere una strada diversa da quella militare. Il negoziato ci sarà, ma sembra essere atteso non tanto per arrivare ad un accordo pacifico, quanto per cogliere il prevedibile disaccordo per legittimare politicamente un intervento dell’esercito israeliano. E in tutto questo, l’Italia appoggia le istanze americane e israeliane. Le parole del ministro degli Esteri italiano Frattini lasciano poche strade aperte: “I paesi del G8 appoggeranno la politica del presidente degli Stati Uniti Obama di dare all’Iran una chance”, ha spiegato Frattini a margine dell’assemblea dell’Onu, “ma vogliamo anche riaffermare che il tempo sta scadendo e (…) il nostro ventaglio di opportunità non rimarrà aperto a tempo indeterminato”. A rincarare la dose arriva anche il commento di Berlusconi: “Il presidente dell’Iran vuole cancellare Israele dalla cartina geografica. Penso che se andassero avanti a costruire con il nucleare Israele potrebbe decidere di attaccare il giorno prima che questo succeda. Sarebbe un disastro per quella zona, sarebbe un disastro per tutti noi”.

Désirée Rosadi

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