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Diario politico. La linea di Fini: “Migranti, italiani in cinque anni”. E’ scontro nel Pdl

settembre 27, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Carmine Finelli. Il presidente della Camera parla alla festa del suo partito a Milano, e rilancia la proposta sulla cittadinanza agli stranieri: “C’è chi ama il nostro Paese anche senza essere nato qui”. Cicchitto: “Prima dobbiamo discuterne. Dieci anni più esami”. La Russa: “Apprezzo la chiarezza di Fini, meno le proposte estreme avanzate da alcuni nostri peones insieme a deputati Pd (tra cui Andrea Sarubbi collaboratore del nostro giornale, ndr)“. Non scema intanto la verve polemica di Maroni sull’immi- grazione: dopo la magistratura tocca alla Commis- sione Europea finire nel tritacarne del ministro: ”La Ue non fa abbastanza”, dice Bobo. Notizia del giorno: il Governo dà seguito al duro attacco del ministro Scajola e apre un’istruttoria nei confronti di “Annozero”. Il Pd: “Una cosa mai vista”. Il racconto.

Nella foto, il presidente della Camera Gianfranco Fini ieri alla festa Pdl a Milano

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di Carmine FINELLI

Giornata caratterizzata da duri scontri quella di ieri. In primo piano quello interno al Pdl tra le posizioni di Gianfranco Fini e le idee del blocco ex Forza Italia. Punto centrale del dibattito la cittadinanza agli immigrati. Secondo Fini i tempi per ottenerla vanno ridotti a cinque anni. A questo proposito, il presidente della Camera propone una soluzione unica, oppure un doppio step. Passare da dieci a sette anni in un primo momento e poi arrivare a cinque. Nell’ambito della festa del Popolo della Libertà che si svolge in queste ore a Milano, la terza carica dello Stato rilancia con forza la sua proposta di una Italia molto più flessibile nei confronti degli immigrati. A parere di Fini “discutere della cittadinanza non ha mai fatto male a nessuno: attendo di discuterne, non accento scomuniche preventive dagli organi di stampa e continuerò a porre la questione finché non mi si opporranno motivazioni valide”. L’ex leader di Alleanza Nazionale coglie anche l’occasione per dissociarsi da quanto detto dal presidente del Senato, Renato Schifani, che nei giorni scorsi aveva sostenuto l’impossibilità di fare tale riforma. “Qualcuno non ha capito o finge di non capire. Non ho la presunzione di essere condiviso, ma non accetto di passare per eretico o che si dica di non poter discutere del tema in quanto non scritto nel programma elettorale o non si sa bene dove. L’Italia è degli italiani – prosegue Fini – e se qualcuno pensa che io non lo creda è un problema suo. Ma è anche di tutti coloro che dimostrano di amarla. Ci sono 4 milioni di stranieri – conclude – in Italia e non è un’eresia pensare di garantire loro la cittadinanza se dimostrano di parlare bene la nostra lingua, conoscere la nostra storia, sapere che Trieste è più a nord di Palermo, giurare fedeltà ai valori della Costituzione e servire la nostra patria con le armi”. Alle parole di Fini fanno immediatamente da eco quelle di Fabrizio Cicchitto, capogruppo dei deputati Pdl alla Camera, ed anche lui presente alla festa del partito a Milano: “Il Pdl deve discutere e poi decidere su questa questione. Ricordo che in Inghilterra c’era gente con la cittadinanza che poi faceva il terrorismo e in Francia organizzava le rivolte nelle banlieue”. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa: “Apprezzo la chiarezza con cui Fini ha affrontato la questione, non apprezzo invece alcune proposte estreme di deputati del Pdl che sono state avanzate insieme ad esponenti del Pd senza nessun dibattito interno: queste sono proposte di deputati che una volta si definivano peones. Dobbiamo fare amare l’Italia a quella che io definisco la “generazione Balotelli”. Il problema dei tempi per la cittadinanza lo vedremo poi”. Molto crudo il vicecapogruppo Pdl al Senato, Gaetano Quagliariello: “Dopo cinque anni io la cittadinanza non gliela voglio dare”.
A Milano, però, non si è parlato soltanto di immigrazione. Nei discorsi dei leaders politici anche molti accenni alle riforme, primo fra tutti il solito Gianfranco Fini: “Attenzione a dire che il peggio è passato. Per intercettare la ripresa servono interventi di cui ha bisogno il sistema Italia – spiega – Non ho perso la speranza di realizzare in questa legislatura le riforme urgenti, anche se siamo in ritardo. Il Governo ha fatto tutto ciò che doveva? Non sta a me dirlo, ogni italiano giudicherà”. L’auspicio del presidente della Camera è che ci sia la consapevolezza che “alcune grandi sfide vanno affrontate congiuntamente dal sistema Italia, quindi maggioranza, opposizione, sindacati e altri soggetti che hanno a cuore l’interesse nazionale”. Inoltre, tra le riforme necessarie indica quella del sistema istituzionale, del bicameralismo perfetto, “che rende le decisioni meno solerti. C’è bisogno di investire sulle eccellenze nelle università e nei centri di ricerca e la riduzione delle distanze tra aree ricche e aree povere del Paese che non può essere rinviata”. Poi parlando di lavoro: “Lasciate che mi spogli per un attimo della veste di presidente della Camera. Quanta gioia per una parte politica sentire che non è la lotta di classe che determina la dialettica dell’economia ma la concordia tra capitale e lavoro. Quanti ricordi anche per le affermazioni di Tremonti che ha detto che bisogna prevedere che utili aziendali possano essere a beneficio dei lavoratori». Infine la questione degli stipendi: «Altro che gabbie salariali. Leghiamo i salari alla produttività, alla crescita complessiva dell’economia”.

Maroni e i migranti. Il tema dell’immigrazione è stato centrale anche nell’intervento di Roberto Maroni all’università Cattolica di Milano. Il Ministro dell’Interno, invitato nell’ambito della seconda conferenza internazionale sull’immigrazione organizzata dall’Università Cattolica, attacca l’Unione Europea: “Ha agito poco e male” afferma Maroni che poi rincara la dose. “La Commissione Europea grande assente a questa conferenza non ha svolto un ruolo proattivo né nel contrasto dell’immigrazione clandestina né per l’integrazione, e neppure per quanto riguarda il problema dei rifugiati e di quanti chiedono protezione internazionale”. In più “Dall’Europa – aggiunge il ministro dell’Interno – è arrivata una voce flebile, poco autorevole che ha demandato ai singoli Paesi la gestione della questione. Così i Paesi del sud del Mediterraneo hanno dovuto definire politiche nazionali inefficaci, sempre in ritardo, soprattutto in competizione tra loro. Ma quel che è emerso dalle intercettazioni telefoniche sui trafficanti di esseri umani è che il traffico, ormai, viene dirottato rotta per rotta in base agli ordinamenti giudiziari nei Paesi europei. Così la politica del contrasto all’immigrazione clandestina rischia di trasferire i flussi da un Paese all’altro in Europa. Per questo – conclude – il ruolo della Commissione Europea è invece fondamentale”. Infatti, il ministro si è detto speranzoso per il vertice che si terrà a Bruxelles settimana prossima poiché si discuterà del progetto “Stoccolma”: “Per la prima volta – dice Maroni – si definiranno i progetti di interventi mirati su tutta l’area del Mediterraneo. Il problema dell’immigrazione – ha aggiunto – non è dei singoli Paesi ma di tutta l’Europa”.
Proprio ieri, tuttavia, Livio Pepino, membro togato di Magistratura Democratica all’interno del Csm, ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura di avviare una indagine a tutela dei magistrati riguardo le accuse lanciate da Maroni nei giorni scorsi di presunti giudici che non applicano la legge sul reato di clandestinità. Sulla questione è intervenuto il Guardasigilli Angelino Alfano: “Nessuno e neanche il ministro Maroni ha posto in dubbio il diritto e il dovere dei magistrati di interpretare la legge dello Stato votata dal Parlamento. Ovviamente si deve trattare però di interpretazione e non di elusione”.
“Poiché è chiara la ratio legis, cioè la volontà del legislatore, nel caso del reato di immigrazione clandestina, pensiamo e speriamo che ci si limiti ad interpretare e non a eludere la legge. Questo sarebbe una violazione dell’obbligatorietà dell’azione penale che è tanto cara ai magistrati”, conclude Alfano.

“Annozero” ma (non) per le polemiche. E la polemica politica si sposta dalla immigrazione alla televisione. Ancora una volta è il programma condotto da Michele Santoro “Annozero”. Dopo la puntata di giovedì scorso, la prima dell’edizione 2009-2010, il ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola, decide di avviare una fase istruttoria in base all’art. 39 del contratto di servizio, che consente di chiedere in qualsiasi momento alla Rai informazioni, dati e documenti utili: dunque è stato ufficialmente chiesto un incontro fra ministero e vertici dell’azienda. La delega per il procedimento è stata conferita al viceministro con delega alle comunicazioni Paolo Romani. Non si esclude un interveto dell’autorità garante per le comunicazioni. “Al termine di tale procedura – spiega una nota del ministero – si valuterà se richiedere l’intervento dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni per l’applicazione delle sanzioni previste, ai sensi dell’art 48 del Testo unico della radiotelevisione, in caso di violazione degli obblighi di servizio imposti alla Rai. Sanzioni che possono arrivare fino al 3% del fatturato dell’azienda”. Per il presidente del Senato Renato Schifani “la Rai è un servizio pubblico e come tale è tenuta a dare ai cittadini un’informazione, una critica politica sempre attenta al buon gusto e a quello che interessa effettivamente”. Quindi, secondo il Schifani, “niente gossip e niente cattivo gusto: quello che mi preoccupa è che l’imbarbarimento della politica si stia spostando anche sul mezzo televisivo”. Mentre il ministro per la Semplificazione Normativa Roberto Calderoli dà un consiglio al èremier: “Premesso che il tentativo di delegittimare Berlusconi da parte di alcuni gruppi editoriali, e anche di trasmissioni della tv pubblica, non è giornalismo ma politica condotta con altri subdoli mezzi, visto che in Italia non c’è un editore puro che sia uno, a Berlusconi consiglio di guardarsi le spalle anche dal fuoco amico. Adesso ci si mettono pure alcuni esponenti della maggioranza che scalpitano e abbaiano contro Berlusconi per ritagliarsi uno spazio futuro nella nebulosa galassia del nuovo centrismo salottiero. Destinato peraltro a fallire e disintegrarsi come tutte le costruzioni politiche fatte a tavolino sulla testa del popolo” afferma Calderoli. Ma Antonio Di Pietro, leader dell’Idv ribatte che “la vicenda di “Annozero” fa comprendere in tutta la sua gravità lo stato della democrazia in Italia. Tutti i ministri obbedienti al loro padrone, Silvio Berlusconi, continuano ad attaccare la trasmissione calpestando ruoli e regole. I pochi spazi di libera informazione del servizio pubblico radiotelevisivo sono sotto assedio, come avviene nei peggiori regimi”.

Carmine Finelli

Commenti

2 Responses to “Diario politico. La linea di Fini: “Migranti, italiani in cinque anni”. E’ scontro nel Pdl”

  1. Adam on settembre 30th, 2009 15.57

    Proprio sul tema della cittadinanza espresso da fini, oggi ho trovato un articolo che mi trova in disaccordo su diversi punti come “Del resto già oggi la posizione del cittadino extracomunitario che soggiorni regolarmente sul territorio dello Stato appare adeguatamente garantita”…secondo me di GARANTITO c’è veramente poco… cmq ci sono molti appigli per un buon dibattito…che ne pensate? :)
    Che scelte vengono lasciate all’immigrato?

  2. vittorio on novembre 18th, 2009 18.37

    Fini comincia a rompere con sti islamici da nazionalizzare. Sinceramente diró che mi pare un giocoliere voltaggabana di bassa lega. Prenderá il voto del cognato non certo quello dei tanti italiani che sta buggerando.

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