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Diario politico. Migranti, Maroni: ‘Legge va applicata’. Scajola: ‘Vergogna-Santoro’

settembre 26, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La più autorevole, esauriente, approfondita. La firma, stasera, è di Carmine Finelli. Giornata di polemiche aspre per la politica italiana. Protagonisti i due ministri. Il titolare dell’Interno attacca: “Le norme sulla clandestinità sono chiare, le capisce anche un bambino di sei anni. Non possiamo accettare che un magistrato le interpreti in un modo o nell’altro”. E poi: “Il Csm deve intervenire: non applicarle è un reato”. Anm: “I giudici sono liberi di applicare e interpretare le leggi secondo Costituzione”. Segue l’intervento, durissimo, del ministro per lo Sviluppo economico su “Annozero”: “È ora di finirla con l`ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sull`infamia, sulle porcherie. Convocherò i vertici Rai”. Garimberti: “Opportuno che l’offerta televisiva sia ampia e varia”. Gentiloni (Pd): “Parole fuorilegge”. Infine, vi rendiamo conto del discorso di Napolitano sull’Europa all’incontro con i neoeletti eurodeputati italiani. Il racconto.

Nella foto, il ministro dell’Interno Roberto Maroni

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di Carmine FINELLI

Ancora polemiche a scandire il ritmo della giornata politica odierna. Nonostante il presidente del Consiglio sia impegnato a rappresentare l’Italia all’estero in un consesso come quello del G20 di Pittsburgh, in casa nostra non si placano le spinte polemiche.
Dalla festa del Popolo della Libertà di Milano, infatti, il ministro dell’Interno Roberto Maroni attacca i giudici. E lo fa su un tema molto caro a lui e alla Lega: l’immigrazione clandestina. Al centro dello sfogo del ministro il presunto ostracismo di alcuni magistrati nei confronti della legge che prevede il reato di clandestinità. “La legge sulla clandestinità è chiara, la capisce anche un bambino di sei anni. Non può esistere che un magistrato dica che è una legge incomprensibile. Non possiamo accettare magistrati che la interpretano in un modo o in un altro”. Sempre dallo stesso palco il ministro si scaglia anche contro il Csm: “Il Consiglio superiore della magistratura deve intervenire oppure devono farlo altri giudici perché non applicare una legge è un reato”, ammonisce il ministro leghista. “Le leggi vengono fatte dal Parlamento e la magistratura deve applicarle. È ovvio che qualunque cosa si faccia c’è sempre qualcuno che è contrario. È però strano quando a dire queste cose sono i magistrati”. Che, da par loro, affidano la loro replica all’Associazione nazionale magistrati appunto, il sindacato dei togati: “I magistrati devono essere liberi di applicare e interpretare le leggi secondo Costituzione. Questa non è disapplicazione. Ad essere inaccettabili sono le parole del ministro”, spiega Luca Palamara presidente dell’Anm. Il reato di clandestinità, entrato in vigore l’8 agosto scorso, prevede che i clandestini vengano processati per direttissima davanti ad un giudice di pace che può condannare l’immigrato ad una ammenda dai cinquemila ai diecimila euro, commutabili in anni di espulsione dal Paese.
Immediate reazioni nel mondo politico. Gianclaudio Bressa del Partito Democratico ricorda “il giudizio negativo delle Nazioni Unite, della Chiesa e delle associazioni umanitarie sulla disumanità delle politiche sull’immigrazione della destra italiana”. Mentre il vicepresidente della Camera Rosy Bindi ironizza: “Ogni studente del primo anno di legge sa che qualunque legge per essere applicata va interpretata. Forse l’avvocato Maroni è da troppo tempo lontano dai banchi dell’Università e da un’aula di tribunale. Maroni ricordi che la magistratura è autonoma e indipendente”.
Da Milano il ministro sottolinea anche i grandi passi avanti fatti nella lotta alla criminalità organizzata. “I mafiosi sono incazzati con noi e ci minacciano” dice Maroni. “Non c’é – prosegue – una stagione migliore per risultati come quella del governo Berlusconi. Non c’é un periodo più felice nella lotta alle cosche mafiose”. “Ogni giorno – spiega il capo del Viminale – arrestiamo tra gli otto e i dieci mafiosi e nel periodo del governo Berlusconi alle cosche mafiose sono stati sequestrati beni per 4,3 miliardi. Prima i miliardi sequestrati in un anno erano 1,5″.

“Annozero” di polemiche. Ed in tema di scontri, la trasmissione di Michele Santoro, “Annozero”, non poteva mancare. Dopo essere stato oggetto di numerosi attacchi, il programma ieri ha ripreso a marciare. E la partenza segna un ottimo risultato dal punto di vista dello share. Questo, a parere di Michele Santoro, sta a significare che la gente “vuole una informazione libera”. “Il pubblico chiede un’informazione più libera da qualunque tipo di condizionamento politico – commenta il conduttore – e soprattutto chiede di avere più informazione”. A parere del giornalista, le polemiche dei giorni scorsi non c’entrano con il risultato ottenuto. Daniele Capezzone, portavoce del Popolo della Libertà la pensa diversamente: “Chiunque abbia occhi per vedere e orecchie per sentire ha compreso bene che la puntata di “Annozero” aveva un obiettivo: aggredire Silvio Berlusconi per un verso, e Vittorio Feltri e “il Giornale” per altro verso. Tutta la ‘drammaturgia’ del programma, la sequenza di ‘contributi’, i ‘montaggi’ erano volti a quel risultato. E sarebbe questa la funzione del servizio pubblico?”, si chiede retoricamente Capezzone. La vicenda tuttavia non rimane circoscritta all’ambito politico. Entra in gioco anche il vertice dell’azienda, il presidente della Rai, Paolo Garimberti. Per l’ex firma di “Repubblica” “c’era molta attesa per questa prima puntata e penso che questo abbia influenzato sul buon risultato di ascolto. È stata la classica trasmissione alla Santoro – aggiunge – sulla quale non esprimo giudizi, non essendo un critico televisivo”. E sull’intervento di Marco Travaglio il presidente Rai spiega: “È stato un Travaglio doc, nel suo consueto stile di giornalismo. Può piacere oppure no, ma è opportuno che nell’offerta televisiva ci siano diversi generi e che i telespettatori abbiano la possibilità di scegliere attraverso quello strumento di democrazia che è il telecomando”. Per Garimberti, infine, “non c’è nessuna urgenza di procedere alle nomine per le direzioni di Raitre e Tg3″. Il numero uno di viale Mazzini auspica in ogni caso “soluzioni concordate”. “Per Raitre e Tg3 non ci sono emergenze. Finora abbiamo varato nomine dove c’erano urgenze, come nel caso del Tg1, dopo l’uscita di Riotta, o del Tg2, con il passaggio di Mazza a Raiuno”. Eppure il caso “Annozero” travalica anche i confini televisivi. Sul tema, infatti, è intervenuto anche il nostro Gad Lerner. “C’era evidentemente bisogno di riequilibrare i fatti – ha detto Lerner durante la presentazione della nuova edizione de “L’Infedele” – perché gli italiani che ricevono informazioni solo guardando i telegiornali su tante cose non sono stati informati abbastanza, hanno sentito parlare di Boffo, Tarantini e di tante altre vicende senza capire bene quello che ci stava dietro. Si è parlato di tutti questi fatti – ha aggiunto – trattandoli a livello di gossip, minimizzandoli a pettegolezzi”. Al contrario, la prima puntata di “Annozero” non è piaciuta al ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola. Il quale convocherà “i vertici della Rai per verificare se trasmissioni come “Annozero” rispettino l`impegno a garantire un`informazione completa e imparziale. È ora di finirla con l`ennesima puntata di una campagna mediatica basata sui pruriti, sulla spazzatura, sulla vergogna, sull`infamia, sulle porcherie. La televisione non può sostituire le aule dei tribunali, soprattutto quando la magistratura non ha rilevato alcun elemento per aprire inchieste sul presidente del Consiglio”.

Napolitano e l’Europa. Mentre impazza la polemica tra Santoro e il Governo, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano riceve al Quirinale gli eurodeputati eletti a Strasburgo. Ed affida loro un monito chiaro e preciso: “Il Parlamento europeo non può essere cassa di risonanza delle polemiche e dei conflitti che si svolgono nei singoli Paesi e nei parlamenti nazionali”. Nel suo intervento il capo dello Stato ricorda che l’Assemblea non può nemmeno diventare “un’istanza d’appello rispetto a quanto deciso nei parlamenti o negli esecutivi” dei Paesi di provenienza. In seguito, esorta i rappresentanti italiani in Europa a farsi veri e propri portavoce dell’importanza delle istituzioni europee in un momento in cui, nelle more del referendum irlandese sul tratto di Lisbona, il futuro dell’Unione risente anche della “fragilizzazione” del consenso dei cittadini europei. “Dedicate tutti gli sforzi – ha detto Napolitano – a farvi portatori della causa europea anche in seno ai vostri partiti e assieme ai parlamentari nazionali impegnatevi in un’opera di comunicazione e persuasione per far riguadagnare consenso e fiducia dei cittadini europei verso l’Unione e le sue istituzioni”. Inoltre Napolitano mette in evidenza anche una questione europea rispetto al tema dell’immigrazione, auspicando che sia sempre “garantito l’inalienabile diritto all’asilo”.

Carmine Finelli

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