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G20, gli Usa: “L’Iran viola gli accordi sul nucleare”. Sarkozy e Brown con Obama

settembre 25, 2009 di Redazione 

L’annuncio da parte di Teheran della costruzione di un nuovo impianto per l’arricchimento dell’uranio. Il monito dei Grandi. Che, a Pittsburgh, decidono di fare dell’organismo allargato il centro della governance mondiale sull’economia. L’Italia su Ahmadinejad: “Dimostri la sua disponibilità”. Ce ne parla, in questo dossier sulle prime ore di vertice, Ginevra Baffigo. Sentiamo.

Nella foto, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama con Sarkozy (a sinistra) e Gordon Brown

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di Ginevra BAFFIGO

Sono state infine aperte le danze dell’attesissimo G20 di Pittsburgh. A fare gli onori di casa, l’anfitrione Barack Obama che ha ottenuto sin dalla cena di lavoro alla Phipps House i primi risultati. I leader del G20 hanno infatti deciso di reimpostare i canoni della governance economica mondiale, dando così finalmente al summit dei 20 un carattere di permanenza tale da sostituirsi al G8. Ma di questo parleremo dopo.

Perchè dal G20 arriva soprattutto, oggi, la dura condanna nei confronti dell’Iran. Un coro unanime in cui spiccano le voci del presidente degli Stati Uniti, del leader inglese Gordon Brown e del presidente francese, Nicolas Sarkozy, intona un “quoque tu” di condanna e riprovazione nei confronti del leader iraniano Ahmadinejad, ancor prima che avesse inizio la riunione dei 20 di Pittsburgh. In Iran è stata avviata infatti la costruzione segreta, fino a pochi giorni fa, di un secondo impianto per l’arricchimento dell’uranio. Il fatto è stato rivelato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea). Come riferito dal direttore dell’ente, Mohamed El Baradei, questa settimana ha ricevuto una lettera dalle autorità iraniane che conteneva l’ammissione della costruzione in corso, inizialmente tenuta segreta, ma infine rivelata, poiché, secondo fonti americane, gli iraniani si sarebbero accorti che l’intelligence dei Paesi occidentali era entrata in possesso di tale informazione. L’Iran si difende ed afferma che l’impianto che sta costruendo porterà l’uranio a un livello di arricchimento utile solo per produrre energia per scopi civili. Ma in qualche misura si smentisce poiché tuttora non ha risposto all’Aiea che da Vienna rimarca di aver chiesto a Teheran il permesso di ispezionare il secondo sito di arricchimento in costruzione per accertarne lo scopo esclusivamente civile.
Nulla è stato ancora provato e si attende, e si spera nel via libera di Ahjmadinejad all’equipe di ispettori internazionali. Nonostante ciò, le critiche non sono tardate, fra le più aspre proprio quella del padrone di casa del G20, secondo cui il non più segreto impianto nucleare iraniano dimostra che Teheran continua a non rispettare i suoi obblighi internazionali; il monito americano trova comunque il sostegno della geograficamente più esposta Europa: Francia, Inghilterra insieme ovviamente agli Stati Uniti, che in una dichiarazione congiunta lanciano il monito all’Iran: “Bisogna mettere tutto sul tavolo adesso”. Il titolare della Casa Bianca incalza, palesando una certa preoccupazione: “La decisione di costruire un secondo impianto nucleare senza notificarlo all’Aiea è una sfida diretta al regime di non proliferazione” ha detto Obama, per il quale l’Iran evidentemente “non vuole rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite” sulla sospensione dei programmi di arricchimento dell’uranio. I tre leader occidentali ci tengono a ribadire che Teheran “ha diritto al nucleare pacifico, ma le dimensioni e la struttura dell’impianto non sono coerenti con i fini pacifici” (secondo fonti statunitensi infatti prevederebbe ben 300 centrifughe) e se si trattasse di nucleare civile, “la costruzione segreta di questi impianti costituisce una violazione delle norme internazionali” a prescindere dalle finalità. “Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna – continua Obama – hanno presentato alle autorità internazionali le prove che l’Iran ha nascosto per anni la costruzione di un sito per l’arricchimento dell’uranio nei pressi della località di Qum”.
Il presidente Sarkozy ha già chiesto nuove sanzioni pesanti contro l’Iran e pone anche anche una scadenza alla replica iraniana: una decisione sul nucleare andrà fatta entro dicembre. Sostituendosi sul palco ad Obama, Sarkozy sottolinea che “il tempo stringe e se non ci saranno cambiamenti profondi (da parte dell’Iran, ndr) “le sanzioni dovranno essere decise dalla comunità internazionale”. Per Brown, che segue alle parole di Sarkozy, è necessario esser “pronti a nuove e più stringenti sanzioni” se nell’ipotesi in cui Teheran decida di non modificare in modo risolutivo la propria posizione.

Con una nota di Palazzo Chigi il governo italiano si associa alla dichiarazione dei tre leader: “L’Italia è contraria a che l’Iran sviluppi un programma militare nucleare e auspica che Teheran faccia piena chiarezza sul suo programma nucleare”. Nel comunicato si legge ancora la speranza italiana di vedere, già dai primi del mese prossimo, l’Iran teso a “dimostrare concretamente la sua disponibilità al negoziato sulla questione nucleare e su altri temi delicati di attualità internazionale”. Si allineano inoltre i tedeschi, ma il verdetto più atteso è quello di Russia e Cina, titolari del diritto di veto nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu.

Ma dicevamo della governance economica. Come si apprende dall’orgoglioso comunicato stampa della White House, che stamani ha destato la sorpresa dell’intera opinione pubblica internazionale arrivando poco dopo la conclusione della cena inaugurale, l’obiettivo è «la creazione di una architettura economica internazionale per il Ventunesimo secolo». E già in queste prime ore di confronti «i leader del G20 hanno raggiunto un accordo storico per collocare il G20 al centro dei loro sforzi per costruire una ripresa stabile, che servirà per lavorare insieme e per evitare allo stesso tempo la fragilità finanziarie che hanno portato alla crisi”. Si legge ancora: “Da oggi il G20 diventa il principale foro per la cooperazione economica internazionale». Un nuovo inizio dunque ed il definitivo, per molti tardivo, abbandono del G8, strumento ormai inadeguato a sancire la linea politica di mondo sempre più globalizzato.

Ma le novità non si limitano al nuovo rango assunto dalle economie emergenti, che trovano nel G20 un mezzo senz’altro più efficace per far udire la propria voce, ma sembra che finalmente sia sia superata anche la fase di mera gestione degli effetti catastrofici della crisi economica per giungere in fine al coordinamento macroeconomico, teso perciò ad evitare il ripresentarsi di falle strutturali al sistema globale, come alla necessaria identificazione, nonché per certe materie vera e propria creazione, di nuove regole per il settore finanziario. Il G20 non ha ancora visto il concludersi delle prime 24 ore di lavoro serrato, ma un altro fondamentale tema è stato affrontato: quello della riforma delle grandi istituzioni multilaterali, tra cui il Fondo Monetario (IMF), deputato alla politica monetaria, e la Banca Mondiale, alla quale invece è affidata la missione di ricostruzione e sviluppo. Nella fattispecie, i 20 hanno chiesto una maggiore apertura del IMF e della Banca Mondiale agli stati emergenti e l’aggiunta del FSB (Financial Stability Board) alla cui guida troviamo il nostro Mario Draghi – definito dal Wall Street Journal “un uomo da tenere d’occhio a Pittsburgh” – come punto di riferimento per il controllo delle nuove regole, che dovranno essere riscritte all’insegna dell’omogeneità e verificabilità per tutti. Fra queste nuove norme, le quali dovrebbero essere ultimate entro oggi, l’attenzione globale attende la normativa sui limiti da porre a certe iniziative delle banche, nonché quella del controllo degli stipendi, due delle cause alle quali si deve la bolla finanziaria, preludio di questa durissima recessione. Infine, proseguendo nella lettura del comunicato, si trova uno spazio dedicato al Global Forum: d’ora in poi veicolo titolare della promozione di una maggiore trasparenza fiscale internazionale.

Questa edizione del G20 sembra dunque esser già destinata alle pagine di storia: è nata infatti una nuova intesa, proprio in queste ore, che verra’ denominata Patto di Pittsburgh, città in cui si sta svolgendo l’importante summit dei Grandi del pianeta. In quella che al momento è solo la bozza del documento finale del vertice, è stato già coniato il patto di Pittsburgh “per la crescita, con la creazione di un framework per lo sviluppo sostenibile.
Questo patto – si legge ancora nell’anteprima del documento – prevede che il G20 diventi il forum dove i singoli paesi verificano l’implementazione e l’efficacia delle misure a sostegno dell’economia”.

Ginevra Baffigo

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