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Il ritratto del personaggio della settimana LAICITA’ CRISTIANA DI BERSANI di L. Lena

settembre 25, 2009 di Redazione 

E’ il giorno dell’affresco del nostro vicedirettore, che tenta di definire, oggi, quale Partito Democratico voterà chi ha deciso o deciderà, in questo primo turno nei circoli o alle primarie, di sostenere l’attuale candidato favorito nella corsa congressuale. Una “ricerca” non facile, visto che la piattaforma di Bersani appare meno nitidamente delle altre due. Se Franceschini propone il metodo della condivisione verso la costruzione di una nuova cultura Democratica, se Marino è il candidato del Pd nuovo fondato su una sorta di “centralismo democratico” che consenta di prendere le decisioni, l’ex ministro del Governo Prodi propone la riscoperta delle radici, rappresentate da una fusione tra eredità cattolico democratica e socialista/post-comunista. “Dare un senso a questa storia”, appunto. Ma sentiamo, nel ritratto, come lo vede Luca Lena. E, insieme, ecco l’illustrazione di Pep Marchegiani da collezionare.

Nel ritratto grafico di Pep Marchegiani, Pierluigi Bersani

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di Luca LENA

Primo nei voti di militanti in vista delle più aperte primarie di ottobre, il più anziano dei tre candidati alla segreteria del PD, Pierluigi Bersani, galoppa ad ampie falcate verso un momento cruciale della propria carriera professionale. Anche se, da buon politico, non dimentica il valore comune di un progetto che abbraccia l’intero Partito Democratico, a prescindere da chi uscirà vincitore. A chi lo rimprovera simpaticamente di essere il “vecchio”, lui risponde altrettanto provocatoriamente che nel suo partito ci sarà anzitutto il rispetto per la generazione precedente, per far sì che sia il passato nella sua globalità ad aprire la strada al futuro.
Per quanto molti critici discutano sulla reale differenza di proposte tra i candidati, Bersani ostenta la necessità di scendere in campo perché indotto a correggere tre aspetti del partito. In primis, la visione di un PD perduto nella “scorciatoia del nuovismo”, nel tentativo macchinoso di inseguire una vocazione maggioritaria. In secondo luogo, quella suggestione mediatica che sembra aver sostituito la ricerca del rinnovamento culturale. Ed infine, la passata incoerenza tra la proposizione aperta delle primarie e la successiva incapacità di coinvolgimento verso gli elettori.
E proprio sulle primarie Bersani affonda il colpo, ribadendone l’importanza per formare “occasioni anche parziali di partecipazione, di coinvolgimento fra partito ed elettori”.
Il PD di Bersani, dunque, si dovrà trasformare in un partito nazionale organizzato su basi federali, radicato nel territorio, autonomamente gestito ma fondato sul principio di sussidiarietà.
Per ottenere tutto ciò, sul fronte alleanze lo spazio sembra essere aperto in più direzioni: il PD potrebbe strizzare l’occhio sia a Sinistra e Libertà, sia all’UDC, incarnando la prospettiva di una laicità cristiana, attenta al rispetto dei valori individuali ma vicina all’umanesimo di natura religiosa.
“Avere una vocazione maggioritaria non significa fare da sé ma cercare delle alternative, non in seno ad uno sciocco antiberlusconismo ma tentando di fornire un’alternativa felice”. In questo punto cruciale per gli accordi interni, Bersani sembra allinearsi alle posizioni equilibriste di Franceschini, piuttosto che alla radicale laicità di Marino. “Il PD sarà un partito laico che non relativizza valori ma distingue la responsabilità autonoma della politica, la quale ha il compito di promuovere decisioni pubbliche, tenendo conto della coscienza di tutti, così come è stato insegnato dalle radici profonde della cultura cattolico-democratica”.
A questo proposito Bersani formula proposte in favore delle convivenze civili, del testamento biologico e sulla libertà religiosa, senza mai estromettere la natura religiosa dalla coscienza politica di chi dovrà legiferare in merito.

Bersani sogna un PD inseparabile dalla parola “Sinistra”, un partito che deve estendersi lontano dal populismo della destra attuale, ispirato ai temi dell’uguaglianza, dell’equa distribuzione, in un mercato aperto e regolato: “Al contrario del minimalismo di Berlusconi, la strada per evitare la stagnazione economica passa attraverso una reale manovra anti-crisi”. Negli obiettivi del candidato ci sono stimoli alle imprese, diminuzione delle tasse per i redditi deboli ed una rivoluzione netta nel sistema del welfare. A questo proposito per Bersani l’età pensionistica non deve essere imposta o innalzata senza criterio, bensì deve essere una variabile flessibile e volontaria propugnata dallo stesso lavoratore in rapporto al proprio lavoro ed alla produttività.
Altro aspetto importante in campo economico sono le liberalizzazione che – precisa – “rappresentano il contrario del liberismo”. “Bisogna attaccare assetti corporativi per dare regole al mercato, evitando il dominio dell’uno sull’altro”.

Bersani vede all’orizzonte un partito del lavoro, “che rivendica la dignità sia del lavoro autonomo, sia di quello subordinato, che di quello imprenditoriale”. Il retroterra sociale del PD abbraccia quindi tutte le categorie purché in regola: “Bisogna che ci diciamo, molto semplicemente, che un imprenditore privato, cooperativo, artigiano, commerciante che sta nelle regole fa pienamente parte del nostro progetto, è un protagonista del nostro progetto”.

Sul fronte della legge elettorale, Bersani sembra allineato agli altri candidati ma con qualche sottile distinguo: “Elaboreremo una legge elettorale tra chi crederà in un bipolarismo maturo, che però non significa bipartitismo”.

In definitiva, il PD di Bersani si struttura sull’originaria ispirazione dell’Ulivo ma non può interrompersi in questa ricerca, poiché “il partito è un mezzo, non un fine. Gli obiettivi sono la società, gli ideali, il divenire un’associazione aperta su tutti i fronti”. Ed infine aggiunge la frase che forse è la summa del suo approccio politico: “Le radici sono l’orizzonte”. Ed è lì che Bersani intende lanciare l’esca che spera raccolgano le nuove generazioni: puntare alla radice ed emanciparsi dalla storia degli ultimi trent’anni, per solidificare definitivamente l’acerba struttura del Partito Democratico.

Luca Lena

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