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Diario politico. Kabul, premier: ‘Restiamo’ Napolitano: “Scuola migliore, non d’élite”

settembre 25, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. Il presidente del Consiglio, a Pittsburgh per partecipare al G20, non parla più di rientro: “Siamo lì in maniera assolutamente determinata per un voto del Parlamento e con i nostri alleati”. “Anche grazie a questo abbiamo cambiato i rapporti tra Usa e Russia sui missili”, aggiunge Berlusconi. Intanto, mentre il capo dello Stato si rivolge agli studenti nel giorno dell’inaugurazione dell’anno scolastico, passa anche in Commissione a Montecitorio il decreto anti-crisi che contiene le norme a favore di evasione e falso in bilancio di cui vi abbiamo raccontato nei giorni scorsi. Franceschini: “Con la destra al Governo solo condoni. Non so cosa ne pensa chi paga le tasse onestamente e rispetta la legge”. Infine, vi rendiamo conto dello scioglimen- to della giunta provinciale di Taranto (di centrosini- stra) decretata dal Tar. Motivo? Neppure una donna tra gli assessori. Il ministro Carfagna: “Va garantita la rappresentanza femminile. Senza quote rosa”. Il racconto.

Nella foto, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi

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di Ginevra BAFFIGO

Si sono aperti i lavori del G20 di Pittsburgh. Silvio Berlusconi ha già indicato le priorità che si è data l’Italia, fra cui spicca la lotta alla speculazione sui prezzi del petrolio e soprattutto sulle derrate alimentari, che sono, commenta il premier, «qualcosa di molto più importante del calmiere sui bonus per i dirigenti bancari». «Non che il freno ai bonus bancari non sia da farsi, ma facendo un rapporto – spiega Berlusconi – se 1 è l’importanza dei bonus, 100 è l’importanza del freno alla speculazione finanziaria». «Non possiamo più consentire che un barile di petrolio che viene venduto a un prezzo da 4 a 6 volte superiore rispetto a quando esce dalla terra fino al consumatore finale continui ad essere comprato e venduto in questo modo. La speculazione destabilizza l’economia e comporta conseguenze negative per i consumatori. Quando invece si tratta di riso, grano o soia – ha concluso – si creano crisi alimentari gravissime nei Paesi più poveri dell’Africa». In mattinata invece il presidente del Consiglio aveva parlato di Afghanistan: malgrado i recenti attentati contro le nostre truppe il Governo non cambia posizione. “Non cambia nulla, naturalmente”, dice Berlusconi. “Noi siamo lì in maniera assolutamente determinata con un voto del Parlamento e assieme ai nostri alleati”. In una chiosa finale il premier ha anche rivendicato il ruolo primario nella risoluzione della crisi sullo scudo spaziale fra Stati Uniti e Russia, asserendo che la partecipazione alla missione afghana è servita per conquistare un ruolo di primo piano fra i partner internazionali. “E’ anche grazie a quello che l’Italia fa che abbiamo potuto cambiare i rapporti fra l’amministrazione americana e la Russia e quindi arrivare al fantastico risultato dell’eliminazione dei missili da entrambe le parti”, ha detto, palesando una punta di orgoglio, il Cavaliere. “Se non fossimo tra i protagonisti della comunità internazionale che si preoccupano di intervenire per sanare le crisi locali non avremmo certo avuto la possibilità di svolgere questa importante funzione”. Intanto però, dal fronte di guerra, giunge notizia di altri due militari italiani rimasti feriti in nuovo attacco in Afghanistan. A riferirlo è stato il generale Massimo Fogari, capo ufficio della pubblica informazione dello Stato maggiore della Difesa. Altri due parà vanno sommati al novero dei feriti, ma fortunatamente, spiega Fogari, hanno riportato solo “lievi ferite”. L’attacco è avvenuto ai danni di un’operazione umanitaria nella zona di Shindand, dove ieri un altro militare italiano era rimasto ferito in uno scontro a fuoco. Il ministro della Difesa La Russa esprime ”viva solidarietà nei riguardi dei feriti, auspicando un loro pronto recupero”.

Scudo fiscale a Montecitorio. Approvato anche in commissione Bilancio della Camera il decreto legge correttivo all’ultimo pacchetto di misure anti-crisi, quello che contiene le contestate norme sull’evasione e il falso in bilancio. Dopo solo un paio di ore di discussione la commissione ha chiuso il discorso. D’altronde la scadenza del decreto incombe: è il 3 ottobre. Per questo il governo potrebbe optare, ancora una volta, per il voto di fiducia, mercoledì prossimo. Smentisce il sottosegretario all’Economia Alberto Giorgetti: “Al momento (la fiducia, ndr) non è in agenda”. Ciò non basta ad evitare le proteste dell’opposizione. Simonetta Rubinato ricorda come il decreto favorisca “riciclaggio e terrorismo”. La Rubinato, membro della commissione Bilancio, denuncia la gravità della situazione e si chiede “se il ministro Maroni si sia accorto che sta per essere approvato in Parlamento uno scudo anche per il terrorismo. Il Senato ha infatti introdotto nel decreto legge anti-crisi una modifica che stabilisce per gli intermediari il venir meno dell’obbligo di segnalazione oggi previsto non solo per le operazioni di riciclaggio, ma anche per quelle di finanziamento del terrorismo”. Le fa eco il capogruppo Pd in commissione, Pier Paolo Baretta, per il quale “da questo provvedimento il Paese esce con una immagine gravemente compromessa rispetto al rigore e all’etica”. “I pochi miliardi che rientreranno – sottolinea – non valgono certo questo scambio. La nostra opposizione sarà senza appello”. Sul medesimo tasto batte anche il segretario del Pd, Dario Franceschini, secondo il quale lo scudo fiscale “permetterà di far rientrare senza penali e con un colpo di spugna su tutti i reati capitali esportati illegalmente”. E rimarca: “Ogni volta che la destra torna a guidare il Paese promette che non farà più condoni e puntualmente ricomincia da capo. Non so cosa possa pensare chi paga onestamente le tasse e rispetta la legge”.
“Il testo sullo scudo fiscale – fa sapere il capogruppo in commissione Bilancio dell’Idv, Antonio Borghesi – così com’è uscito dal Senato, è incostituzionale” poiché “l’estensione ai reati di falso in bilancio trasforma, di fatto, la norma in un’amnistia”. Borghesi manda perciò un invito al presidente della Repubblica, affinché “garantisca il rispetto della Costituzione, non firmando questa legge vergogna”.

Napolitano inaugura l’anno scolastico. Sulle recenti tragiche vicende dei nostri militari in stanza a Kabul torna a parlare anche il presidente Napolitano. Nel celebrare l’inizio dell’anno scolastico, ricordando i caduti in terra afghana il capo dello Stato si commuove più volte: «Non bisogna esitare a pronunciare la parola Patria - dice Napolitano – per paura di cadere nella retorica. Non è stata retorica, nei giorni scorsi, il provare dolore, il commuoversi per i sei giovani militari italiani caduti in Afghanistan, il rendere loro omaggio solenne, stringersi attorno alle loro famiglie così esemplari per forza d’animo e compostezza». E quindi la scuola: «L’Italia è purtroppo un paese in cui l’istruzione non è ancora efficiente - sferza il presidente della Repubblica - Serve un’istruzione migliore. Un’istruzione migliore che non significa un’istruzione che produce solo eccellenze, e non significa di certo neppure un’istruzione d’élite». Nel rivolgersi agli studenti il Capo dello Stato parla di valori ideali e morali, sottolinea come «l’impegno nello studio e l’impegno civile fanno tutt’uno, capisco che questo richiamo all’impegno, al dovere, ai valori ideali e morali, può suonare fastidioso, predicatorio. Ma è un richiamo che vale non solo per voi, ma per tutti, che rivolgo a tutti e in particolare a ciascuno di noi che rappresenta le istituzioni della Repubblica». «E’ da noi che deve venire il buon esempio – conclude Napolitano – avete il diritto di aspettarvi che l’esempio venga da noi, avete il diritto di chiedercelo». Napolitano cita poi Barack Obama per indicare agli studenti che il successo non è che il coronamento di un duro e costante lavoro, e invita a diffidare delle strade più facili: «So che talvolta la tv vi da l’impressione di poter diventare ricchi ed avere successo senza lavorare duramente, magari con il basket o in un reality show. Ma il vero successo è duro da raggiungere, richiede sforzi tenaci anche se non tutto quello che dovete studiare vi piace e non tutti gli insegnanti vi piacciono». Napolitano aggiunge con acuta percezione della realtà che «qualche successo effimero si può anche ottenere per caso, con compromessi o con l’inganno. Ma solo il duro lavoro dà risultati duraturi. E solo quando non si lavora solo per se stessi si raggiungono risultati appaganti. Solo quando si lavora per la comunità e per il Paese».

Taranto, solo uomini: sciolta la Giunta provinciale. La giunta provinciale di Taranto è stata fatta decadere dal Tar di Lecce, a seguito dei numerosi ricorsi di un comitato cittadino, “Città futura”, indignato per la nomina dei soli assessori maschi. La grave violazione delle quote rose, previste dal regolamento dell’ente della Provincia di Taranto, è stata infatti riconosciuta dai giudici della sezione amministrativa, che hanno quest’oggi ordinato al neopresidente della Provincia, Gianni Florido del Partito Democratico, di modificare la giunta entro trenta giorni ai fini di assicurare la presenza di entrambi i sessi nell’esecutivo, composto al momento da dieci assessori di sesso maschile. Il ministro Mara Carfagna plaude l’operato della magistratura leccese: “Un buon amministratore, un politico attento, dovrebbe mostrare sensibilità nei confronti delle donne e garantire una adeguata rappresentanza della componente femminile in ciascun organismo, a prescindere dalle quote rosa, alle quali sono sempre stata contraria. Se questa sensibilità viene a mancare, come nel caso della Provincia di Taranto, ben venga un intervento del Tar a rimettere le cose a posto”. Ma anche Vittoria Franco, responsabile Pari opportunità dei Democratici, sottolinea come quella della Provincia di Taranto sia “una situazione tanto più grave, perché a guidare la provincia è un’amministrazione di centrosinistra. Il Partito Democratico ha nel suo DNA il principio della pari rappresentanza, dunque non possono essere proprio i nostri amministratori a contravvenire a tale principio”. “Il nostro è l’unico partito – aggiunge la Franco – che fin dalla sua fondazione ha nel suo Statuto la regola delle quote minime di rappresentanza per i generi”.

Ginevra Baffigo

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