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Onu, Ahmadinejad sempre contro Israele Ma sul nucleare “apre” agli esperti Usa

settembre 24, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana annovera tra le proprie firme, lo sapete, due tra i maggiori esperti, da noi, per ciò che riguarda il mondo arabo e il Medio Oriente. E con loro racconta dall’inizio con grande precisione, attenzione e rilievo ciò che accade al di là del Mediterraneo. Chi vuole sapere cosa accade davvero tra Iran e Israele, ad esempio, o sulla questione dell’arricchimento dell’uranio a Teheran, sceglie il Politico.it. Con la stessa perizia, oggi Désirée Rosadi ci racconta l’intervento del presidente iraniano all’Assemblea generale, le polemiche e le prese di posizione delle potenze del pianeta che ne sono seguite ma, anche, dello spiraglio che sembra essersi aperto nella trattativa sul nucleare. E che il presidente Obama, autore della prima apertura al dialogo nei confronti dell’Iran, potrà cogliere al meglio. Sentiamo.

Nella foto, Mahmud Ahmadinejad

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di Désirée ROSADI

L’intervento di Ahmadinejad a New York era da tempo atteso. Insieme a leader libico Gheddafi, il presidente iraniano era tra gli invitati “scomodi” della 64ma Assemblea Generale dell’ONU: primo fra tutti, Israele aveva espresso nei giorni scorsi molte perplessità sulla condotta dei due capi di Stato, in particolare aveva ribadito, per voce del premier Netanyahu, il diritto del suo popolo a difendersi dalla minaccia nucleare iraniana. Pur non partecipando all’assemblea di ieri, il primo ministro israeliano ha lanciato attraverso i microfoni dell’emittente americana ABC un chiaro monito agli Stati Uniti, sostenendo che l’unica soluzione è quella di applicare le sanzioni “atte a paralizzare l’Iran”. Anche l’Unione Europea e la Russia di Medvedev si sono fatte sentire, evocando un irrigidimento sulle famigerate sanzioni, destabilizzando non poco la cauta apertura portata avanti da Obama nei confronti del leader iraniano negli ultimi mesi.

C’era da aspettarsi che la presenza di Ahmadinejad fosse contestata. Ieri sera, arrivato il turno del suo intervento, ha preso posizione al podio dell’ONU e in pochi attimi l’intera delegazione israeliana si è alzata dalle postazioni e si è allontanata dall’aula. Insieme agli israeliani anche altri partecipanti all’assemblea hanno abbandonato le postazioni, tra i quali alcuni rappresentati statunitensi, italiani, tedeschi e francesi. E come era previsto, il discorso del leader iraniano è iniziato con il riferimento immancabile a Israele, e alle sue “politiche disumane nei confronti dei palestinesi”. A quest’affermazione sono seguite una serie di accuse rivolte ai Paesi occidentali, prima fra tutte quella di ipocrisia: l’Occidente, secondo Ahmadinejad, sbandiera la sua democrazia, ma ne viola puntualmente i principi fondamenti in quanto difende chi, come Israele, occupa con la violenza e distrugge ospedali, abitazioni e fattorie. “Come è possibile che una piccola minoranza possa dominare la politica, l’economia e la cultura del resto del mondo”, ha continuato Ahmadinejad, “costruendo una nuova forma di schiavitù (…) nei confronti delle sue ambizioni razziste”. Il riferimento, è chiaro, è ad Israele. Il secondo passaggio del discorso era invece incentrato sulle elezioni iraniane: “La nostra nazione”, ha affermato il leader, “è passata per una gloriosa e democratica elezione, aprendo un nuovo capitolo della storia del Paese”. Per quanto riguarda il tema del nucleare, Ahmadinejad ha praticamente sorvolato la questione, nonostante nei giorni scorsi avesse alzato i toni, avvertendo il mondo intero che “oggi l’Iran è più esperto e potente che mai, e se qualcuno volesse sparare un proiettile contro di noi gli mozzeremo le mani ancor prima che prema il grilletto”.

Le reazioni alle parole del presidente iraniano hanno subito scatenato una dura replica delle grandi potenze mondiali, che chiedono a Teheran di preparare una “risposta seria” entro il primo ottobre, alle richieste di interruzione del suo programma nucleare, pena gravi sanzioni. La linea vincente appare quindi quella della fermezza, anticipata da Medvedev e dall’UE: anche Obama sembra orientato a questo punto verso le sanzioni, che tuttavia si scontrano con i buoni propositi di dialogo. Contro tendenza è la Cina che ha fatto sapere di ritenere controproducente la sanzione, privilegiando la via della collaborazione fattiva sul nucleare e su altre questioni di interesse internazionale. Ahmadinejad, dal canto suo, ha accolto le richieste mondiali proponendo una riunione a livello internazionale tra scienziati ed esperti nucleari, sia dell’Iran sia di Paesi terzi, ma compresi quelli americani. Un modo, come ha spiegato in un’intervista di stamani al quotidiano “The Washington Post” e al settimanale “Newsweek”, per promuovere il dialogo, e fugare ogni sospetto sulle reali intenzioni di Teheran. Una mano tesa che mai come oggi potrà essere afferrata dalla nuova politica di Obama.

Désirée Rosadi

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