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L’Assemblea generale dell’Onu. Obama: “Via a una nuova era”. Gheddafi attacca

settembre 23, 2009 di Redazione 

Prima volta del presidente Usa a Palazzo di Vetro: “Un vero cambiamento è possibile. Quattro obiettivi: riduzione armamenti nucleari; promozione della pace; salvaguardia del pianeta; economia globale che dia più opportunità per tutti i popoli”. E poi: “La democrazia non si impone dall’esterno”. “Show” del leader libico che parla per quasi un’ora (ma su Oba- ma: “Un raggio di luce”). Frattini lo applaude. Questo e altro, nel servizio di Attilio Ievolella. Sentiamo.           

Nella foto, Muhammar Gheddafi durante il suo intervento all’Onu

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di Attilio IEVOLELLA

È stata (anche) l’assemblea degli ‘esordienti’. Per la prima volta nella cornice del Palazzo di Vetro, a New York, di fronte ai membri dell’Organizzazione delle Nazioni Unite, come rappresentanti dei propri Paesi, sono intervenuti, difatti, anche lo statunitense Barack Obama, il cinese Hu Jintao, il libico Muammar Gheddafi. E, come previsto, l’attenzione si è centrata soprattutto sul primo presidente colored degli Stati Uniti. Senza dimenticare, sia chiaro, il leader libico, che, giusto per la cronaca, ha sforato di un’ora abbondante il tempo solitamente concesso per parlare, ovvero 15 minuti…

Ebbene, il discorso di Obama rivolto ai membri dell’Onu e, simbolicamente, ai popoli della terra è stato carico di richiami a un passato da superare – il 20esimo secolo – e ad un futuro da costruire – il 21esimo secolo – partendo dalla “speranza che un vero cambiamento è possibile”, sottolineando la necessità di “una nuova era fondata su interessi e rispetto reciproci”, ricordando che “alcuni hanno costruito muri tra noi e il futuro che i nostri popoli cercano, ora è arrivato il momento, per quei muri, di cadere”. Eppoi, ancora parlando all’assemblea, Obama ha sostenuto, con convinzione, che “noi possiamo essere quella generazione che si impegna insieme a servire i comuni interessi degli esseri umani, e che finalmente può dare significato alla promessa racchiusa nel nome dato a questa istituzione: Nazioni Unite”.
Lungo questo ideale cammino verso un 21esimo secolo migliore, verso un’era nuova, Obama ha anche voluto fissare gli obiettivi concreti da raggiungere: “Riduzione degli armamenti nucleari; promozione della pace e della sicurezza; salvaguardia del pianeta; economia globale che accresca le opportunità per i popoli di tutte le nazioni”. Per raggiungerli Obama si è detto pronto a mettere gli Stati di fronte alle loro responsabilità e alle loro decisioni. Due esempi su tutti: Corea del Nord e Iran in materia di armamenti nucleari; Israele, Palestina e il Medioriente per la pace. Con l’aggiunta, però, di una sorta di ammissione di colpa nazionale, rivolta al suo precedessore: “La democrazia non può essere imposta dall’esterno, a nessuna nazione”.
Eppoi, infine, in chiusura di discorso e in apertura dell’ideale cammino del 21esimo secolo, un appello a prepararsi “ad avviare un nuovo capitolo nella cooperazione internazionale, riconoscendo i diritti e le responsabilità di tutte le nazioni”.

Quanti saranno disposti a raccoglierlo, questo appello? Di sicuro già i prossimi summit in materia di armamenti nucleari faranno chiarezza sulla situazione complessiva. Dall’assemblea dell’Onu, intanto, è arrivato il primo ‘no’ ad Obama, quello di Gheddafi – che non si è incontrato con il presidente degli Stati Uniti, né direttamente né nell’aula dell’assemblea – che, tra l’altro, ha affermato di non poter “accettare nessuna risoluzione presa da un consiglio composto con i criteri attuali”, facendo riferimento al diritto di veto dei cinque membri permanenti (Cina, Stati Uniti, Francia, Regno Unito e Russia) del Consiglio di Sicurezza; ha poi criticato il funzionamento dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica; infine, ha respinto la ‘Carta’ delle Nazioni Unite.

Era stato Ban Ki-moon, segretario generale dell’Onu, a chiedere un accordo comune contro gli armamenti nucleari e a chiedere ai 192 Paesi membri di essere davvero “nazioni unite”. Parole, anche queste, destinate a poter essere realtà solo attraverso un durissimo lavoro. Come dimostrato anche dalle polemiche per l’annunciato intervento del presidente dell’Iran, Mahmud Ahmadinejad.

Attilio Ievolella

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