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***L’opinione delle grandi firme***
HO VOTATO FRANCESCHINI, MA…
di GAD LERNER

settembre 23, 2009 di Redazione 

Il conduttore de “L’Infedele”, esponente Democratico e coordinatore di un circolo Pd del Basso Piemonte, racconta l’esperienza del proprio congresso di base. Nel quale è stato l’unico a scegliere il segretario uscente. Al contrario di quanto accaduto a Marino, che ha perso per un voto da Bersani («e solo grazie al fatto che il regolamento impediva di conteggiare le scelte inviate via mail da altri iscritti») e il cui successo crescente, al nord soprattutto, rivela, scrive Lerner, come «la spinta di rinnovamento, non solo fra gli elettori ma anche fra gli iscritti, è superiore alle previsioni». Ma sentiamo, nel dettaglio.

Nella foto, Gad Lerner

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di GAD LERNER

Mantengo la promessa di condividere con voi le mie scelte congressuali di iscritto al Partito Democratico, anche se ciò comporta dichiarare un fallimento politico. Ebbene sì, al congresso di circolo della Valcerrina (nel Monferrato Casalese) del quale sono segretario, la mia scelta per Franceschini è stata condivisa…solo da me stesso! Un record negativo che mi conferma di essere sorpassato, politicamente, come già sapevo, e che merita una riflessione. Il vincitore del nostro congresso, con un solo voto di scarto, e solo grazie al fatto che il regolamento impediva di conteggiare le scelte inviate via mail da altri iscritti, è stato Pierluigi Bersani. Altrimenti avrebbe vinto Ignazio Marino, che a quanto pare sta riscuotendo ovunque – e in particolare nel Nord Italia – un successo insperato.
L’intervento pro-Marino che ha spostato il voto di alcuni incerti, lo ha fatto Giuseppe, mio figlio ventenne alla sua prima esperienza del genere. In sintesi ha sostenuto che il Pd non deve eleggere oggi un leader per il governo del Paese, aspirazione realisticamente lontana nel tempo, ma dare un segno concreto di rinnovamento che rimotivi il suo elettorato deluso. Per questo meglio Marino che i due esponenti delle gestioni passate, portatori di una continuità nefasta.
Io avevo deciso di votare Franceschini, clamorosamente inascoltato, sulla base di un ragionamento troppo sofisticato: mi garantisce il bipolarismo, a differenza di Bersani che non lo dice ma punta a un’alleanza col centro nell’ambito di un sistema proporzionale alla tedesca. Riconosco a Bersani maggior peso specifico come uomo di governo, ma diffido dalla concezione del potere e della politica di D’Alema che rimane il suo azionista di riferimento.
Evidentemente la spinta di rinnovamento, non solo fra gli elettori ma anche fra gli iscritti, è superiore alle previsioni. Non posso che considerarlo un buon segno.

GAD LERNER

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