Top

E’ il personaggio della settimana Ignazio Marino e un Pd moderno

settembre 18, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana ha ospitato oggi una parte del dibattito ai massimi livelli della nostra politica – attraverso alcuni tra i suoi più autorevoli commentatori – sulle reazioni ai tragici fatti di ieri: la scelta di Bossi e Di Pietro di chiedere il ritiro del nostro contingente poche ore dopo l’attentato, una “mossa” elettoralmente proficua ma che rischia di mettere a repentaglio la vita dei nostri soldati ancora laggiù; la decisione degli organizzatori di spostare al 3 ottobre la manifestazione prevista per domani sulla libertà di stampa. In serata, chiudiamo per il momento questo capitolo doveroso per tornare alla quotidianità di settembre della politica italiana, e in particolare al congresso del Pd. Venerdì: è il giorno dell’affresco del nostro vicedirettore. Che oggi, come la scorsa settimana con Franceschini e la prossima con Bersani, ci racconta uno dei candidati alla segreteria Democratica. Per chi vuole capire che Pd vuole davvero Ignazio Marino. Insieme, in esclusiva per i nostri lettori, l’illustrazione di Pep Marchegiani da collezionare. Buona lettura.

Nell’immagine, come detto, Ignazio Marino

-

di Luca LENA

Nel triumvirato delle primarie PD è sbucato all’ultimo momento quello che è divenuto il terzo incomodo. L’agnello sacrificale, la pedina sufficiente a scuotere gli altri pezzi, ma non quanto basti a vederli vacillare. E dire che Ignazio Marino, 54 anni, medico affermato anche all’estero e senatore degli ex DS dal 2006, rappresenta un’alternativa fresca e piacevolmente innovativa nel panorama nostrano. Non tanto per la scarsa conoscenza del personaggio mediatico, almeno in confronto agli altri due contendenti, quanto piuttosto per la chiarezza espositiva delle idee, in un’esposizione pragmatica che in questo momento storico riesce quasi a sorprendere. Non è un caso infatti se tra le sue proposte ve ne sia una indirizzata al federalismo, per un partito che distribuisca equamente ed efficacemente risorse ai territori. Allo stesso modo, non è ipocrisia politica il plauso rivolto a Bossi per aver mostrato disponibilità al dialogo sul testamento biologico. Questo atteggiamento di duttilità professionale Marino lo mostra perfino in campo etico, dove da sempre si professa cattolico pur avendo preso posizioni strettamente laiche in campo bioetico. E’ proprio qui, infatti, che si incentra la principale differenza con Franceschini e Bersani: la presa di posizione netta, non solo ideologicamente ma anche concretamente, riguardo uno degli argomenti più controversi della politica moderna. Sul testamento biologico Marino è sicuro: caldeggiare un referendum che lasci al popolo il diritto di decidere sul problema, per approvare una legge strutturata sul criterio di laicità come un vero e proprio metodo valutativo, ovvero, “non porsi nel dibattito pensando di possedere la verità o di avere ragione a priori, lasciarsi sempre prendere dal dubbio che l’altro possa avere ragione e saper ascoltare le ragioni altrui per confrontarsi onestamente”.

Marino parla di unità di partito che ad oggi non esiste: “Le differenze tra me e gli altri due candidati sono nella chiarezza e nella capacità di dire sì o no”. Sulla questione bioetica, infatti, l’outsider del PD apprezza l’apertura mentale di Franceschini ma si chiede come potrebbe mantenere la rotta se Binetti e Serracchiani remano in direzione opposte. “Da parte mia” – dice Marino – “se il 99 per cento degli elettori dovesse rifiutare il mio disegno di legge sul testamento biologico allineandosi a Paola Binetti me ne farò una ragione, ma se il 99 per cento dovesse dire sì al mio progetto anche la Binetti dovrà farsene una ragione”. In questo semplice e lapidario concetto Marino espone la propria filosofia politica, una sorta di “centralismo democratico” che mantiene l’obiettività di un relativismo intellettuale e la responsabilità verso gli elettori. E a questo proposito ci tiene a ribadire: “Il PD ha bisogno di chiarezza, deve essere un punto cardine della sinistra, non ci si può permettere di spargere il dubbio anche tra gli stessi sostenitori di partito”. E poi aggiunge, ricalcando un pensiero già espresso da Franceschini: “Bisogna far capire all’elettore chi sta votando”. Dunque, sul fronte alleanze, apertura con qualche riserva nei confronti di Di Pietro, verso il quale c’è l’intesa nel costituire un’opposizione netta e solida, pur non condividendo i toni talvolta eccessivi dell’IDV. Ma al contrario del segretario PD, Marino vede improponibile l’alleanza con l’UDC, non tanto per i contenuti programmatici, quanto per una questione etica dato che “buona parte del partito di Casini prende i suoi voti dalle aree che sostengono Cuffaro”. E qui indirettamente parte la stilettata contro Berlusconi e la precaria libertà d’informazione: “Dovremmo vergognarci di quello che sta accadendo. In questo paese abbiamo un presidente del Consiglio che ha il controllo della maggior parte delle tv, è il principale editore del Paese e non ama la stampa”.

Per lo sviluppo politico e sociale Marino esige dal PD una cultura economica autonoma, da Nord a Sud, per inseguire un valore imprenditoriale diffuso, contrastare la corruzione, costruire politiche di rilancio per il Mezzogiorno, implementare le migliori forze meridionali con quelle lungimiranti del Nord, “poiché il federalismo richiede un più alto livello di cultura politica e un accresciuto impegno civile di amministrati e amministratori”. Per fare questo non dimentica il problema della flessibilità lavorativa, che considera una peculiarità ineludibile del periodo storico attuale: “Non deve essere percepita come una disgrazia ma deve essere regolamentata senza iniquità, in maniera bilanciata, per permettere un rapporto continuativo e stabile con il datore di lavoro, un salario minimo e garanzie di reddito per chi perde il posto”.
E in questo senso per modernizzare l’Italia, secondo Marino, non si può prescindere dallo sviluppo ecologico. No al nucleare, pur continuando la ricerca, in una commistione di energie rinnovabili e mobilità sostenibile che supportino il piano energetico nazionale.

In mezzo a tutto questo rinnovamento la questione europea rimane centrale. Marino mette sul tavolo la falsa contrapposizione tra Europa unita e perdita di sovranità nazionale: “L’Europa è l’unica via per recuperare peso e capacità di azione sullo scenario globale” dice il candidato PD. Con l’affermazione della centralità del Parlamento Europeo, Marino intende portare avanti una visione aperta e diretta al cittadino attraverso un referendum europeo che legiferi sulle grandi scelte politiche e istituzionali. Riallacciandosi a questioni strettamente interne come il problema immigrazione, Marino è assolutamente contrario al reato di clandestinità ma è altrettanto chiaro nel voler osteggiare l’immigrazione irregolare. Apertura totale per la cittadinanza agli stranieri nati in Italia ed agli immigrati di seconda generazione. Inoltre, riduzione della detenzione nei CIE fino ad un massimo di 35 giorni e promozione di una politica comune europea nella gestione dei flussi migratori.

Per le questioni più tecnicamente politiche, Marino intende riformare in senso maggioritario e uninominale le legge elettorale, nel tentativo di stabilizzare il bipolarismo in collegi che creino un rapporto diretto tra cittadini e rappresentanti. Infine, ridurre il numero dei parlamentari e superare il macchinoso bicameralismo perfetto trasformando il Senato in Camera delle Regioni.

Il PD di Marino è un partito che cerca un’autonomia nuova e coraggiosa sia solo sullo scenario nazionale che nei bellicosi assetti di coalizione. Liberarsi delle ali avverse non sarà facile, poiché nella molteplicità di visioni rappresentate nel PD, la solidità di Marino finisce con l’essere superficialmente scambiata per estremismo di nicchia, nel tentativo di ottenere visibilità. In realtà Marino promuove un partito verticale in base ai suoi iscritti e orizzontale nel rapporto con l’elettorato. Un partito libero dalle correnti dispersive che hanno disarmonizzato il grande progetto iniziale. Probabilmente il PD di Marino è la versione più moderna di un prospetto politico in continua modificazione, coraggioso nel calarsi in un decisionismo inusuale ma ragionato nell’accettare un confronto in quel relativismo sempre più vicino alla pedanteria disarticolata. Ignazio Marino, l’unico dei tre candidati a non provenire né dal PCI né dalla DC, l’ultimo a presentare la propria mozione nell’ultimo giorno disponibile e attualmente in fondo alle preferenze sondaggistiche, rappresenta però la variante laica e democratica che molto si avvicina al progetto di Partito Democratico propugnato in principio.

Luca Lena

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom