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Attacco a Kabul. Nelle ore del lutto riecco la tentazione (elettoralistica) exit strategy

settembre 18, 2009 di Redazione 

Il primo a dirlo, un po’ inosservato, è Antonio Di Pietro: «Siamo oggi di fronte ad una guerra guerreggiata ed è difficile sostenere che la missione internazionale è ancora di pace. Bisogna programmare una exit strategy». In serata è la volta di Umberto Bossi: «Il tentativo di portare la democrazia in Afghanistan è fallito, la missione è esaurita. Spero che a Natale possano venire tutti a casa». Doveva essere il giorno del lutto e del silenzio, quello di ieri, soprattutto in tema di eventuale ritiro dall’Afghanistan. Perchè annunciare che veniamo via subito dopo che sono morti sei dei nostri militari significa far passare il messaggio che gli attentati pagano. E mettere ancora più a rischio la sicurezza degli italiani rimasti laggiù. La scelta di rompere il “tabù” da parte del leader Idv e del Senatùr, carica di un indubbio opportunismo elettorale, richiede allora una riflessione in più: sulle ragioni, sugli stessi Di Pietro e Bossi, “gemelli diversi” della politica italiana che da fronti opposti praticano tuttavia lo stesso modo di fare politica. Il giornale della politica italiana affida la propria analisi ai due autorevoli commenti che trovate a seguire qui in home page. Le firme, ancora una volta, sono dei nostri Gad Lerner e Luigi Crespi. Sentiamo.           

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