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Diario politico. Gli ex An: “Un patto con Fini”. Ma Berlusconi: “No, idee diverse”

settembre 16, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, oggi, è di Ginevra Baffigo. Lettera del vicepresidente vicario dei deputati Pdl Bocchino al presidente del Consiglio: “Occorre più democrazia interna. No alle cene del lunedì che danno troppo potere alla Lega – che detta la linea al Governo - a scapito nostro”. Ma Verdini: “La gente vota Berlusconi, non il Pdl”. E il premier da Vespa: “Fini è un professionista della politica, io no”. Oggi in Abruzzo la consegna delle prime case, di cui parliamo nell’inchiesta qui sotto, ma anche nuove manifestazioni di protesta: “Noi ostaggi mediatici”, recita un cartello dei terremotati. Ma Bertolaso: “Cronoprogramma rispettato. Tra sabato e domenica via la tendopoli di Onna”. Vi diamo conto infine del rinnovato dialogo tra Pd e Idv (Franceschini e Di Pietro martedì hanno pranzato insieme) e delle proteste sulla scuola. Sentiamo.

Nella foto, il presidente della Camera Gianfranco Fini e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

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di Ginevra BAFFIGO

Giorni di pioggia incessante, perturbazioni che scuotono la penisola da nord a sud, ed ancora nuvole dense di pioggia che minacciano all’orizzonte. Un panorama tetro, emozionante e curiosamente speculare anche nelle stanze in cui riprende animatamente il dibattito parlamentare. Un clima nefasto con il quale si è inaugurato l’anno scolastico, così come all’insegna delle polemiche sono state consegnate le chiavi delle prime casette di Onna ed al contempo sotto la pioggia battente si fa più preoccupante la divergenza di opinioni che minaccia la monolitica compattezza del più grande partito italiano: il Pdl, e di conseguenza il governo stesso.
Che vi siano dei timori sullo sfaldarsi della linea comune al neonato partito trova ora conferma nella lettera che il vicepresidente vicario dei deputati del Pdl, Italo Bocchino, ha inviato al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Con lo stesso slancio con cui i figli tentano di riconciliare i genitori, l’onorevole Bocchino, nonché quella frangia del partito il cui iter politico ebbe inizio sotto l’effigie di Alleanza Nazionale, ha oggi scritto un’accorata lettera sottolineando la necessità di strutturare il partito. Superata infatti l’enfasi della fondazione, è ora chiara l’esigenza di conciliare i diversi aspetti che i due partiti alleati devono armonizzare per garantire longevità al progetto politico. Seguendo nella lettura emerge inoltre la preoccupazione per le “reiterate affermazioni offensive e calunniose de “Il Giornale” diretto da Vittorio Feltri nei confronti di Fini” ed a tal fine si richiede un incisivo intervento da parte di Berlusconi, per “evitare che tali problematiche possano causare un corto circuito interno al nuovo partito”. In merito alle accuse mosse dal giornale della famiglia Berlusconi, la terza carica dello Stato non ha comunque temporeggiato e, come si apprende da una nota, oggi l’avvocato Giulia Bongiorno, presidente della Commissione giustizia della Camera, ha annunciato che Fini ha infine querelato il direttore del “Giornale” Feltri, che lunedì aveva fatto riferimento a passate “faccende a luci rosse” che riguarderebbero esponenti dell’allora Alleanza Nazionale.
Ma venendo al fulcro della missiva, il Popolo della Libertà dovrebbe, a detta del vicario del presidente dei deputati Pdl, reimpostare come priorità una solida democrazia interna, per la quale “sarebbe opportuno un patto di consultazione permanente tra Te (Berlusconi, ndr) e il co-fondatore del Popolo della Libertà Gianfranco Fini, al quale siamo politicamente e personalmente legati e con cui siamo entrati nel Pdl e in Parlamento”. Ed infine risulta particolarmente cara all’onorevole Bocchino la necessità, ribadita ora per iscritto, di ridare spazio al coinvolgimento di tutte le componenti del partito, attraverso “dei vertici di maggioranza che coinvolgano tutto il Pdl” affinché si possa definitivamente scansare il dubbio “che dalle cene del lunedì venga fuori la linea dell’esecutivo e che questa sia di fatto condizionata dalla Lega a scapito del nostro partito”.

L’Aquila, la consegna delle case. Mentre in casa Pdl, la maggioranza tenta di gettare delle solide fondamenta a garanzia del proprio futuro, i terremotati abruzzesi continuano a vigilare sulla ricostruzione di quelle case delle quali ora non resta che il ricordo. Malgrado oggi il premier abbia consegnato le chiavi delle prime 47 casette di Onna, la protesta prosegue. Comitati spontanei, manipoli di cittadini stanchi e forse impauriti dal rapido incedere con cui avanza l’autunno, mentre si celebrava la consegna delle casette bifamiliari che ospiteranno gli sfollati di Onna in un villaggio prefabbricato di legno, distribuivano alla folla volantini ed issavano striscioni di protesta. Uno polemizzava anche contro la scelta di annullare la programmazione di «Ballarò» per dare maggior visibilità a ‘Porta a porta’: “Prima terremotati poi ostaggi mediatici – grazie Vespa”, denunciavano i cartelli della protesta.
Nel corso della cerimonia il premier ha tentato di tranquillizzare gli sfollati di Onna; nelle nuove case c’è «tutto il necessario per far crescere i figli e guardare al futuro con speranza e serenità». Ma subito dopo aver accennato alla futura progenie abruzzese Berlusconi ha repentinamente aggiunto che si tratterà di una sistemazione “provvisoria”, in attesa che Onna, devastata dal terremoto del 6 aprile, sia ricostruita. E’ stato inoltre inaugurato l’asilo di Giulia, nato dal progetto di Giulia Carnevale, la studentessa di Ingegneria edile dell’Aquila, perita il 6 aprile scorso sotto le macerie degli edifici fatiscenti aquilani, di cui però è costellata tutta la penisola. Il progetto era la prova grafica dell’esame di composizione per la costruzione di un asilo a forma di libro, con il tetto a forma di copertina di un volume da sfogliare. Grazie alla Protezione civile trentina, l’asilo trova oggi spazio fra le casette dai colori pastello del piccolo villaggio di legno. Un piccolo borgo costato 5 milioni di euro, finanziato dalla Croce rossa e realizzato dalla Provincia autonoma di Trento: sono 47 casette bifamiliari, per un totale di 94 appartamenti. Ma i colori pastello non servono a pacificare gli animi come ha ribadito monsignor Molinari, vescovo dell’Aquila: “Gli abruzzesi sono stanchi delle chiacchiere sterili e della politica dell’odio che nulla ha a che fare con la democrazia”. Alla gente d’Abruzzo interessa «il lavoro, una giustizia che funzioni, una più equa redistribuzione delle ricchezze, meno burocrazia e uno Stato che funzioni». E sembra voler rincarare la dose anche la Pezzopane, presidente della Provincia dell’Aquila, che anche nel corso della cerimonia di consegna delle chiavi vuole precisare che il progetto non è merito del Governo: «La consegna delle prime case per gli sfollati è un fatto importante – riconosce Stefania Pezzopane – e va sottolineato, ma va rigettato un certo tono di enfasi e di autoreferenzialità. Queste case non erano previste e sono state individuate dopo una mobilitazione dei cittadini di Onna, che non volevano spostarsi. Non sono le case del progetto, non è merito del governo». La Pezzopane rivolgendosi a Berlusconi richiama alla sobrietà «perché se in alcuni momenti siamo stato assecondati, in altri siamo stati usati e strumentalizzati, gente che soffre portata in vetrina per esibire potere e forza di un governo che in molti momenti ha mostrato debolezza. Dalle tende gli sfollati non vanno in case, vanno negli alberghi, le aspettative delle persone sono state disattese. Cerchiamo di lavorare assieme per raggiungere gli obiettivi, ma è sotto gli occhi di tutti che le prime case consegnate sono fatte dalla Croce rossa su intervento della provincia di Trento. Siamo lontani dalle promesse fatte dal governo, ma ci auguriamo che entro novembre, come dice Bertolaso, le case ci saranno per tutti». Ma a dispetto dei detrattori del ‘governo del fare’, Bertolaso ha oggi ribadito che «il cronoprogramma che noi abbiamo indicato viene rispettato puntualmente». Il capo della Protezione civile ha poi ribadito che la cerimonia di consegna delle chiavi delle prime 94 abitazioni «è solo un primo passo», «il difficile inizierà domani», ma ha voluto assicurare «che entro dicembre tutti gli sfollati avranno un tetto sulla testa». Bertolaso ha annunciato che tra sabato e domenica la tendopoli di Onna sarà chiusa e smontata. «Ora qualcuno si lamenta della parata del premier – sottolinea – ma voglio ricordare che per portare avanti qualsiasi attività un tecnico deve sempre avere il supporto del politico, altrimenti il tecnico non può fare nulla». Il responsabile della Protezione civile spezza una lancia a favore della mobilitazione mediatica che ha scatenato cori di polemiche.

PD-IdV, prove di riconciliazione. “Bisogna ‘infrenare’ il fenomeno”: prendendo in prestito l’espressione da un suo collega poliziotto, il leader di Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, anuncia alla stampa il rinnovato obiettivo comune con il Partito Democratico: arginare Berlusconi. Mentre il blocco della maggioranza mostra le prime crepe, le opposizioni sembrano disposte ad una momentanea “tregua”. Oggi l’ex PM si è infatti incontrato a pranzo con Franceschini: piatto forte, come si poteva ben immaginare, le alleanze per le prossime Regionali. Di Pietro ha comunque ribadito che l’Idv non appoggerà nessun candidato che abbia guai con la giustizia. “In Campania – ad esempio sottolinea Di Pietro – allearsi con l’Udc significa trattare con De Mita, è un problema loro, non nostro”. Quello a cui il leader di Idv sembra puntare è “una coalizione di difesa democratica e di alternativa di governo” da concordare con il Pd. Ma che ci siano dei problemi è chiaro ad esempio se si guarda alla Puglia, dove i Democratici sono stati travolti da alcune inchieste giudiziarie. “Lasciamo agire i giudici in pace” chiosa l’ex pm. “Sul piano politico – prosegue Di Pietro – non abbiamo nulla contro il governatore Vendola, ma non può non avere responsabilità oggettiva. Ha mancato di vigilanza politica. Ci aspettiamo da lui quindi un passo indietro, così come il Pd deve superare certi schematismi di una squadra che ha fatto più male che bene”. E per quel che riguarda la Calabria il leader dell’Idv rimarca: “Lì sosterremo Pippo Callipo, imprenditore espressione della società civile e spero che tutta la coalizione faccia lo stesso. Diciamo ‘no’ a Loiero: già fermare una sua riconferma sarebbe un successo”.

La protesta sulla scuola. Martedì mattina a Roma il segretario del Partito Democratico, Dario Franceschini, ha tenuto una conferenza stampa sul “dissesto della scuola”. “Tagliare risorse alla scuola è un suicidio collettivo” ha spiegato, senza sminuire l’”emergenza sociale” dei precari della scuola: “Il governo con una mano annuncia di voler preoccuparsi di tutti i precari, con l’altra mette in campo il più grande licenziamento di massa della storia. Non si tratta di persone che lavorano come docenti da qualche mese, ma anche da 18 anni e che quest’anno si trovano improvvisamente senza lavoro. Se non è emergenza sociale questa, non si capisce quale lo possa essere”. Il responsabile Educazione del Pd, Giuseppe Fioroni, dal canto suo, gela il ministro Gelmini che ieri aveva stigmatizzato le proteste (“I professori che vogliono fare politica escano dalla scuola”): “Più che i professori politicizzati – dice Fioroni – mi preoccupa di più chi ha frequentato la scuola con poco merito o molte raccomandazioni e poi si mette a far politica facendo gravi danni”. Parole di fuoco, a cui aggiunge: “Fare critiche non è fare politica, ma occuparsi del bene delle nuove generazioni”. Ma l’attacco alla riforma della scuola esce dalle stanze della politica e trova il sostegno degli studenti universitari della Capitale, che saliti sul tetto de ‘La Sapienza’, al grido di “Noi la crisi non la paghiamo” e “I nostri destini non fanno rima con Gelmini”, ne hanno fatto un presidio in segno di solidarietà con gli insegnanti precari, nonché contro i tagli alla scuola e all’università pubblica le cui conseguenze sono visibili perfino in questi primi giorni di settembre. L’”innaturale” alleanza con i professori li ha portati anche a sfilare davanti al ministero della Pubblica Istruzione.

Ginevra Baffigo

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