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In diretta dalla Camera. Caso Feltri l’errore giornalistico di A. Sarubbi

settembre 15, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana è il solo nel panorama dell’informa- zione politica del nostro Paese ad ospitare quotidianamente interventi, commenti, certo, ma anche racconti, articoli, altri scritti firmati dagli stessi protagonisti della nostra politica. E’ una delle innovazioni portate da questo giornale e dalla sua guida, e che contribuiscono a farne il centro del dibattito serio, responsabile, maturo, di contenuto, della politica italiana. Il deputato del Partito Democratico e grande giornalista, ex conduttore del programma di Raiuno “A sua immagine”, ci offre questo spaccato efficacissimo e da non perdere delle primissime ore di legislatura a Montecitorio. All’ordine del giorno il ddl sulle cure palliative, si passa a parlare del presidente della Camera e degli attacchi subiti da “il Giornale”. Il clima si fa teso, e… la cronaca, in questo caso dal punto di vista del Pd, firmata da uno dei protagonisti. Sentiamo.

Nella foto, la pagina de “il Giornale” che contiene il primo attacco di Feltri a Gianfranco Fini

Il blog personale di Andrea Sarubbi all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

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di ANDREA SARUBBI*

Nel primo giorno di Aula dopo la pausa estiva, il calendario faceva pensare ad un ritorno soft: si discute, infatti, della legge sulle cure palliative, che alla fine dovrebbe passare con il consenso di tutte le forze politiche. Abbiamo assistito, invece, ad uno dei momenti più tesi dall’inizio della legislatura, che ci ha regalato una scenetta impensabile solo un anno fa: le opposizioni in difesa del presidente della Camera, la maggioranza impegnata nel difficile tentativo di salvare capra e cavoli, cercando di esprimere solidarietà a Fini per gli attacchi di Feltri e stando attenta, contemporaneamente, a non nuocere a Berlusconi, che del Giornale è il proprietario. Ha iniziato il nostro capogruppo, Antonello Soro, con un intervento misurato nei toni ma molto netto nei contenuti.

ANTONELLO SORO. Signor Presidente, non saremmo onesti con gli italiani (…) se dovessimo rassegnarci all’idea che è normale rivolgere un’esplicita intimidazione al Presidente della Camera dei deputati che assume la forma di un palese ricatto. Troviamo assolutamente legittimo, normale e democraticamente fisiologico esprimere giudizi critici nei confronti delle idee del Presidente della Camera ed è assolutamente legittimo, normale e doveroso, in alcune circostanze, contestare lo stesso operato del Presidente della Camera nell’esercizio della sua funzione (noi lo abbiamo fatto in più di una circostanza, anche in questa legislatura). Ma rivolgere minacce e ricatti alla terza carica dello Stato significa mettere sotto schiaffo il Parlamento, mettere in dubbio la libertà di tutti noi. E quando questa minaccia viene da un quotidiano che è di proprietà della famiglia del Presidente del Consiglio dei ministri la cosa è ancora più grave, ed è ancora più inaccettabile se il Presidente del Consiglio non esprime una sola parola di censura (al momento non l’ha espressa) nei confronti di questo episodio(…). In questi mesi si è alzato un vento di intolleranza e di pressione nei confronti di quanti esprimono opinioni diverse: da la Repubblica, a l’Unità, ad Avvenire, ai giornalisti di una rete della televisione pubblica, agli stessi esponenti della maggioranza di Governo che esprimono parole e opinioni diverse. In questi giorni e in queste settimane si costituiscono dossier, si spargono veleni. (…) Noi che abbiamo l’ambizione di consolidare in questo Paese un regime di bipolarismo virtuoso e di democrazia dell’alternanza, noi che consideriamo l’onorevole Fini, in quanto cofondatore del Popolo della Libertà, un avversario, un leale avversario nei confronti del quale ci sentiamo alternativi politicamente, sentiamo il dovere di esprimere, in questa circostanza, la nostra solidarietà per il vigliacco attacco nei confronti della sua persona e della sua carica, che è ancora più importante (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico, Italia dei Valori e di deputati del gruppo Popolo della Libertà). Ma insieme alla solidarietà vogliamo esprimere il disagio e la preoccupazione per la nostra democrazia, per la tensione insopportabile che si svolge nel rapporto tra Governo e Parlamento e tra Governo e informazione: è una questione che riguarda tutti, non riguarda solo noi.

Rocco Buttiglione, a nome dell’Udc, ha espresso il dubbio che Gianfranco Fini “sia attaccato perché ha esercitato con imparzialità il suo ruolo di Presidente della Camera, uomo di parte quando era tempo di essere uomini di parte, sempre nel rispetto del bene comune e uomo delle istituzioni quando è stato tempo di essere uomo delle istituzioni”. Ed ha messo l’episodio in parallelo con il caso Avvenire, definito “un’azione squadristica” contro Dino Boffo “perché aveva osato dire, nel modo più mite possibile, che andare a donne non è una cosa commendevole e non va rappresentato come modello morale per i giovani”. Per l’Idv è intervenuto Fabio Evangelisti, alzando il tiro e parlando testualmente di un’operazione “di stampo mafioso”, nella quale “parte l’avvertimento, il sicario è pronto”, e “la politica ha il dovere di individuare il mandante, la cupola che ha deciso di inviare il messaggio”. Ma la chicca politica della giornata è stata, naturalmente, la reazione della maggioranza. Quasi scontata quella della Lega, che con il presidente della Camera ha ingaggiato un braccio di ferro interno: Manuela Dal Lago ha fatto capire chiaramente che, tra Berlusconi e Fini, il partito di Bossi non ha dubbi su chi difendere, ed ha liquidato le campagne di Feltri con un eloquente “a veleno risponde veleno”. Che avrebbe senso, però, se la campagna di Feltri fosse stata sulle donne di Franceschini, mentre non spiega quale veleno abbiano sparso il direttore di Avvenire o il presidente della Camera, colpiti perché stavano facendo il loro lavoro. Il compito più delicato spettava comunque a Fabrizio Cicchitto -capogruppo del Pdl, e dunque anche dei deputati finiani – che in politichese ha tentato di tenere il piede in due staffe, difendendo sia Berlusconi (dalle domande di Repubblica) che Fini (dalle minacce del Giornale). Con una sottile differenza nei toni, però: le inchieste sul premier sono “un inqualificabile attacco”, mentre il ricatto al presidente della Camera è “un errore giornalistico”. Sì, avete letto bene.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

Commenti

One Response to “In diretta dalla Camera. Caso Feltri l’errore giornalistico di A. Sarubbi

  1. Mario on settembre 19th, 2009 15.20

    Rimango allibito.
    Una seduta parlamentare all’insegna della pura ipocrisia. Spero che la parte migliore della nostra nazione non sieda in parlamento. Soprattutto vorrei che si usassero i soldi degli italiani per fare sedute alla camera utili al popolo (magari risolvere qualche problema). A chi ha parlato in questa seduta (tutti di destra e di sinistra) dovrebbereo decurtargli lo stipendio.

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