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Ahmadinejad-Obama, prove di dialogo. Ma l’Europa frena su nucleare. E Khamenei…

settembre 12, 2009 di Redazione 

I due presidenti sembrano avere trovato il modo di comunicare, e si lanciano vicendevolmente segnali di distensione e di apertura. Fatto abbastanza consueto - nella sua straordinarietà - per il capo della Casa Bianca, molto più straordinario in assoluto se si parla di Ahmadinejad. A rompere le uova nel paniere (si fa per dire) ci pensano l’Unione Europa, che non si fida del programma iraniano sull’energia atomica, e la solita  guida suprema che parla di “nemico” e di volontà di “approfittarne per avanzare”… Ci parla di tutto la nostra Désirée Rosadi.

Nella foto, il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad

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di Désirée ROSADI

Per la prima volta, dopo le contestate elezioni iraniane, Ahmadinejad ha annunciato la sua disponibilità a dialogare con il presidente americano Barack Obama. E quale occasione migliore se non quella dell’imminente incontro a New York per la sessione dell’Assemblea Generale dell’ONU che si terrà a fine mese, a cui parteciperanno i due presidenti. L’apertura al dialogo pubblico di Ahmadinejad rientra in una serie di mosse diplomatiche escogitate dall’Iran negli ultimi mesi, ognuna delle quali ha fatto sperare in un miglioramento dei rapporti con gli USA e con l’Unione Europea. Lo stesso Obama, in seguito al rinnovo dell’incarico presidenziale iraniano aveva espresso la volontà di incontrare il suo omologo, e l’annuncio di Ahmadinejad non fa che accogliere la mano tesa degli Stati Uniti.

Tuttavia, la condizione posta da Ahmadinejad è che non si parli del famigerato nucleare: per il resto, la Repubblica Islamica è disponibile a dialogare con i Paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, i cinque più uno (USA, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Russia). Quello dello sviluppo del programma nucleare, come è stato puntualizzato dal leader iraniano, non potrà essere tema di discussione in quanto di per sé è un diritto inalienabile. Un’affermazione che non fa una piega, dato che ad esprimere i timori e a formulare sanzioni contro il nucleare iraniano sono Paesi che utilizzano da tempo l’energia atomica. E non finisce qui: il passaggio del discorso di Ahmadinejad che desta più interesse è la sua proposta di “cooperazione per l’uso pacifico dell’energia atomica”. Un periodo, quello formulato dal presidente iraniano, che contiene al suo interno due espressioni determinanti, quello di “cooperazione” e di “pace”; in pratica, è lo stesso Ahmadinejad ad invitare ad un uso pacifico dell’energia, in concertazione con altri Paesi nucleari.

Apparentemente sembrerebbe un buon proposito, addirittura costruttivo, che potrebbe agevolare lo sviluppo del Paese e, nello stesso tempo, rientrare in un programma di collaborazione con l’AIEA, l’Agenzia Internazionale dell’Onu per l’Energia Atomica. Nonostante ciò, i timori su un utilizzo militare del nucleare iraniano restano, ma è pur vero che si tratta di paure che valgono sia per l’Iran, sia per tutte le altre potenze occidentali, democratiche e no.

A frenare gli entusiasmi del dialogo Iran-USA arriva il consueto monito dell’Unione Europea, che è pronta anche da sola (senza il consenso in ambito ONU di Russia e Cina) a inasprire le sanzioni all’Iran sul nucleare. L’organismo europeo ha infatti valutato negativamente il dossier sul programma iraniano presentato da Teheran mercoledì scorso.

E se Ahmadinejad parla di cooperazione e di pace, basta l’intervento di Khamenei a chiarire la posizione iraniana e ad agevolare il dialogo: “sbagliato piegarsi al nemico”, tuona la Guida Suprema iraniana, perché “questo approfitta per avanzare”. Toni tutt’altro che pacifici quelli di Khamenei, che annullano ogni mossa diplomatica del governo iraniano, e che di certo spostano la bilancia dell’Unione Europea verso un’ulteriore inasprimento delle sanzioni. Provaci ancora Mahmud.

Désirée Rosadi

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