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***Diario, si accende il dibattito politico*** Bossi: “Escort? La mafia… Suicidio Fini” Stragi, Alfano: “Magistrati cercano solo la verità” Ma Schifani: ‘No, teoremi politici’

settembre 11, 2009 di Redazione 

La nota politica quotidiana de il Politico.it. La firma, stasera, è di Carmine Finelli. Il leader della Lega parla da Pian del Re, sorgenti del Po, dove rinnova la cerimonia dell’ampolla: “Le prostitute sono in mano alle cosche, sono quest’ultime ad aver organizzato questa cosa qui”, dice riferendosi alla vicenda che ha coinvolto il presidente del Consiglio. Sull’ex capo di An: “Ma sugli immigrati rispetterà i patti”. Botta e risposta indiretto tra il ministro della Giustizia e il presidente del Senato sul tema della riapertura delle indagini sui delitti di Cosa nostra. Alfano: ”Nessuno ha obiettivi politici”. Lo contraddice l’ex capogruppo di Forza Italia, che invita anche la stampa a “smetterla con le calunnie”. In serata poi irrompono le dichiarazioni di Josè Luis Zapatero, che torna sulle esternazioni di Berlusconi di ieri durante la conferenza stampa congiunta: “Taccio per rispetto istituzionale”, dice il primo ministro spagnolo. Vi aggiorniamo infine sull’inchiesta di Bari e su Napolitano che parla di emergenza-povertà. Ancora una volta al sud. Il racconto.

Nella foto, il leader della Lega Umberto Bossi

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di Carmine FINELLI

Ancora una giornata dai forti accenti polemici sul fronte della maggioranza. A smuovere le acque sono il ministro per le Riforme, Umberto Bossi, e il presidente del Senato, Renato Schifani. Tutti e due intervengono su un tema spinoso, la mafia. Lo fanno però in modo del tutto diverso. L’uno nello stile aggressivo tipico della Lega, l’altro più pacatamente con qualche allusione in più.
Il ministro delle Riforme parla da Pian del Re in provincia di Cuneo dove si è recato per presenziare ad una manifestazione del suo partito. Come è ovvio, molte delle domande si riferiscono al caso delle escort, nel quale il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, non rischia, come ha ricordato ieri il procuratore della repubblica di Bari, alcun provvedimento di natura penale. “Penso che tutto sia stato messo in piedi dalla mafia” sentenzia Bossi. Secondo il leader del Carroccio tutta la vicenda sarebbe una ritorsione contro il governo perché “abbiamo fatto leggi pesantissime contro la mafia e quindi l’ho detto anche a Berlusconi guarda che qui c’entra la mafia. Chi ha in mano le prostitute è la mafia, sono convinto che è la mafia che ha organizzato tutta questa cosa qui”. E successivamente ai cronisti che insistono sulla ritorsione, Bossi risponde: “Esatto”. Ma lo scontro più duro è con il presidente della Camera Gianfranco Fini. Il pomo della discordia è rappresentato dalla questione immigrati. “Aprire agli immigrati? Se li porti a casa sua” dice Bossi rivolto all’alleato. “Sull’immigrazione – aggiunge subito dopo il leader leghista – è stato fatto un Patto elettorale e lui è uno che mantiene i patti al di là di quello che ha detto. C’è un patto – ribadisce Bossi – e sono sicuro che lo manterrà”. E sempre in merito al voto agli immigrati aggiunge: “Non ho attaccato Fini. Ho detto solo…”, “che è matto”, gli ricordano i cronisti. “Eh beh – continua Bossi – uno che vuole riempire il Paese di immigrati non è molto tranquillizzante”. Più tardi, riferendosi ancora a Fini spiega: “Ognuno può suicidarsi come vuole. Dare il voto agli immigrati non è quello che vuole la gente. Fini ha fatto la scelta sbagliata noi preferiamo stare con la gente”. Secondo il Senatùr, chi apre al voto agli immigrati crede in qualche modo di poter delegittimare la Lega. Ma “chi è forte vince sempre” ricorda lo stesso Bossi, che aggiunge: “Alla fine – assicura Bossi – anche gli immigrati passeranno dalla parte del più forte, dalla parte di chi magari dice cose dure ma dice cose vere e giuste”. E a quanti gli chiedono se sia possibile accorciare i tempi da 10 a 5 anni per diventare cittadino italiano, Bossi risponde: “Non si può aggirare la legge. La legge c’è e va applicata”. Per quanto concerne le tensioni all’interno del Popolo della Libertà, Bossi non è affatto preoccupato. “Sono cose che si risolvono – assicura il Senatùr – Non sono partiti come la Lega che è forte, che ha molti voti, quindi alla fine la ragionevolezza si impone”. Infine Bossi propone la nuova battaglia per il prossimo autunno: i salari territorializzati. “Salari legati al costo della vita perché sono i lavoratori del Nord i veri discriminati rispetto a quelli del Sud. Dopo il federalismo – insiste Bossi – è questa la nuova battaglia, una battaglia concreta. E quest’anno l’acqua raccolta dal Po ha proprio questo significato: dopo il federalismo fiscale i salari legati al costo della vita che poi è quanto implica il federalismo”. “Oggi veniamo qui a Pian del Re – conclude Bossi – per ricordare una battaglia che abbiamo in corso con i sindacati e anche all’interno del governo”.
Sempre dal fronte della maggioranza, ma sponda Pdl, arivano le dichiarazioni del presidente del Senato Renato Schifani. Dal meeting di Gubbio, dove è in corso la scuola politica del Pdl, la seconda carica dello Stato parla di mafia e dei nuovi elementi che hanno portato alla riapertura delle indagini sulle stragi del 1992 e del 1993. La magistratura, afferma il numero uno di Palazzo Madama “mi piace meno quando alcuni singoli magistrati, seguendo percorsi contorti e nebulosi ed avvalendosi di dichiarazioni di collaboratori di giustizia che parlano per sentito dire, tendono a riproporre teoremi politici attraverso l’evocazione di fantasmi di un passato lontano che avrebbe visto congiure contro il regolare assetto delle istituzioni”. Mentre invece “mi piace di più quando si occupa, a volte addirittura pagandone il prezzo in prima persona, del contrasto diretto e senza quartiere alla mafia per distruggerne l’organizzazione territoriale, sradicandone le sue radici velenose e profonde”. Dallo stesso tema parla anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano che va in una direzione diversa da Schifani. “Se vi saranno elementi per riaprire i processi sulle stragi i magistrati lo faranno con zelo e coscienza e siamo convinti che nessuno abbia intenzione di inseguire disegni politici, ma solo un disegno di verità”. Posizione alla quale plaude anche l’Associazione Nazionale Magistrati con una dichiarazione di Luca Palamara. “Prendo atto con viva soddisfazione e con me l’intera Anm e certamente tutta la magistratura delle parole del ministro Alfano a proposito della serietà dei magistrati impegnati nelle inchieste sulle stragi di mafia” dice Palamara.

Inchiesta Bari. Prosegue l’inchiesta della procura di Bari sul giro di prostituzione e sanità che coinvolge molti politici locali e l’imprenditore Giampaolo Tarantini. Oggi pomeriggio i pubblici ministeri che si occupano delle indagini hanno ascoltato Tarantini, il quale all’uscita si è intrattenuto con i giornalisti. “Sbagliano quanti oggi dicono di non conoscermi o di non ricordarsi di me. Farebbero bene a ricordarsi chi sono” dichiara l’imprenditore pugliese che prosegue: “Emiliano e D’Alema hanno detto di non conoscermi: se ce lo chiederanno gli inquirenti forniremo tutte le indicazioni utili”. E sulla cena alla quale avrebbe partecipato Massimo D’Alema, Tarantini non rilascia dichiarazioni. “Sì, ma non dico nulla perché su quella cena sono in corso indagini da parte della Procura della Repubblica”. L’imprenditore pugliese consegna anche un esposto al procuratore della repubblica di Bari, Antonio Laudati, nel quale esprime i suoi timori per la sua vita. “Dal verbale si capisce chiaramente che Tarantini ha fatto delle dichiarazioni ed ha chiesto il patteggiamento e che il patteggiamento non è stato accordato”, spiega lo stesso Laudati. Tuttavia, la richiesta di patteggiamento “c’è nel verbale che avete pubblicato voi. Non mi risulta che ci sia stato alcun patteggiamento, quindi – aggiunge il capo della procura barese – evidentemente quel verbale è una parte di un processo più ampio, quindi ora fatemi lavorare”. Laudati afferma che la questione relativa al patteggiamento è stata affrontata dal suo predecessore, Emilio Marzano.

Napolitano. Mentre infuriano le polemiche riguardanti nuovi casi giudiziari, il presidente della Repubblica torna a parlare di Mezzogiorno e di sviluppo. In un messaggio inviato al convegno “Povertà e nuovi bisogni”, promosso a Napoli dalle fondazioni Italianieuropei e Mezzogiorno Europa, il capo dello Stato parla di un allargamento preoccupante delle fasce di disagio nel Paese e in particolare nel Mezzogiorno. “Il recente rapporto Istat dedicato proprio a tale tema – si legge nel messaggio – ha evidenziato come, anche per effetto della crisi economica, si stiano estendendo in maniera preoccupante le fasce di disagio e le aree di bisogno anche rispetto a beni considerati primari o di sussistenza”. “Nel Mezzogiorno, e nelle sue grandi aree urbane in particolare, tali fenomeni – continua Napolitano – risultano essere maggiormente diffusi e acuti, e occorrono quindi, a tutti i livelli consistenti e incisive scelte politiche di assistenza, sostegno al reddito e inserimento nel mercato del lavoro”. Napolitano loda anche la Chiesa. “Su alcuni di questi aspetti, tra l’altro, sempre più prezioso appare il contributo che la Chiesa, e le tante forze del volontariato e del privato sociale, stanno offrendo nel tentativo di costruire una società più giusta, coesa, solidale”.

Carmine Finelli

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