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Premier vuole Minoli-Mentana a Rai3-Tg3 Un ostacolo scontro su libertà di stampa

settembre 9, 2009 di Redazione 

La situazione è cambiata negli ultimi giorni, dopo le citazioni per danni a “Repubblica” e l’”Unità” e le successive polemiche. Il centrosinistra per la riconferma di Ruffini e Di Bella, ma il Pd, impegnato a congresso, continua a non fare sentire la propria voce (e forse è diviso al suo interno). Attilio Ievolella fa per noi il punto sulla partita-Rai, dalle ultime nomine al braccio di ferro su “Annozero” e “Report”. Sentiamo. 

Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

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di Attilio IEVOLELLA

C’era una volta Telekabul… venti anni fa circa. Oggi quel ‘fortino’ – idealmente collegato alla sinistra italiana – pare vacillare. Colpa dei tempi? Colpa di Berlusconi? O, forse, più semplicemente a causa di una vecchia tradizione tutta italiana, la lottizzazione?
Difficile dare una risposta. Soprattutto perché esistono più risposte, tutte giuste, almeno in parte. A ‘pesare’, però, è anche il contesto, politico ed economico, molto molto diverso rispetto a venti anni fa.

LOTTIZZAZIONE E NOMINE - Che la gestione dei posti di potere nella televisione pubblica italiana avvenga su base politica è un dato storico, acclarato. Inutile, e anche ipocrita, negarlo. ‘Mamma Rai’ ha visto scegliere i propri ‘cocchi’ sempre su indicazione, su nomina, certo non valutando curricula e storie professionali. Tranne rarissime eccezioni… E la storia si sta ripetendo, oggi – dopo la pausa estiva -, per Rai 3 e per il relativo telegiornale.
Nulla di nuovo sotto il sole, abbiamo detto, anche considerando le nomine ufficializzate prima dell’estate. Ma un elemento di riflessione ulteriore è emerso: l’ipotesi che, occupato politicamente dalla maggioranza di governo anche il ‘fortino’ tanto caro a Sandro Curzi, il panorama dell’informazione in Italia divenga una sorta di mosaico monocolore (e monocorde).
Ecco perché, ritornando alla stretta attualità, le ultime indiscrezioni sulle nomine ai vertici di Rai 3 hanno suscitato discussioni e perplessità. Quali i nomi in ballo? Fino a qualche minuto fa continuava a restare calda la coppia Minoli-Mentana, il primo come direttore di rete e il secondo come direttore del telegiornale… sulla professionalità nulla quaestio, restano i tantissimi dubbi di fronte all’ipotesi che anche Rai Tre venga omologata.
In questa ottica, sono assolutamente non casuali gli ultimi segnali: la possibilità che la Rai non assicuri copertura legale alla redazione di Report – probabilmente la trasmissione che meglio rappresenta oggi l’idea di un’informazione pubblica, fatta cioè coi soldi dei contribuenti -, i tanti intoppi incontrati per la messa in onda di Annozero – altra scheggia impazzita, nel panorama Rai -…

LA BUCCIA DI BANANA - Ciò che sembrava semplice, ovvero innovare i vertici di Rai 3, ora rischia di trasformarsi in una buccia di banana per Berlusconi. Soprattutto considerando quanto sia scottante il fronte dell’informazione. Con una situazione assolutamente paradossale: il premier accusa il mondo del giornalismo di falsare la realtà, mentre, di rimbalzo, gli viene ricordato che, tra emittenti private ed emittenti pubbliche, proprio lui si ritrova a gestire la più grossa fetta dell’informazione. Eccezion fatta – almeno per ora – per Rai 3 e per La 7, che si segnala per la qualità giornalistica offerta ai telespettatori.
Conseguenza naturale, come detto, il rischio ‘buccia di banana’ per Berlusconi, che ha già avuto e già ha le sue gatte da pelare: in ordine sparso, il caso escort, gli scontri col Vaticano (o, meglio, con una parte del Vaticano), la polemica con Fini (che è, lo ricordiamo, il presidente della Camera e il leader del partito co-fondatore del Popolo della Libertà).

LA POLITICA E LA PIAZZA - A questo quadro, già di per sé complesso, si è aggiunta, nelle ultime settimane, accuse durissime dall’opposizione e dalla società civile: viene considerata in pericolo la libertà di informazione. Praticamente uno dei capisaldi di una democrazia reale.
Esiste anche una voce – chissà quanto attendibile, poi – che ipotizza un congelamento delle nomine a Rai 3 fino alla chiusura del congresso del Partito Democratico. A segretario eletto, si immagina, potrebbe aprirsi un dialogo… Per dovere di cronaca, sempre in questa ottica, riportiamo le parole di Francesco Pardi, capogruppo dell’Italia dei Valori in Commissione di Vigilanza: “Il Partito Democratico si rende conto che partecipare alla lottizzazione della Rai, permettendo al premier di mettere a capo di Rai 3 e del Tg 3 persone a lui gradite, significa offrire un braccio al killer della libertà di stampa? Per non parlare poi delle professionalità interne alla Rai sistematicamente mortificate per garantire equilibri politici estranei alla libertà di informazione. Riteniamo poco saggio sedersi al tavolo delle trattative con Berlusconi conferendogli addirittura lo status di interlocutore credibile. Se c’è una libertà che il premier riconosce è quella di imbavagliare qualsiasi voce dissenziente”.
Le perplessità di Pardi, per la verità, sono anche le perplessità degli esponenti del mondo dell’informazione. Solo così si può spiegare, infine, la manifestazione per la libertà d’informazione promossa, per il 19 settembre prossimo, alle 16, in piazza del Popolo a Roma, dalla Federazione nazionale della stampa. Quale l’obiettivo? “In primo luogo, rafforzare e tutelare i valori racchiusi nell’articolo 21 della Costituzione e il diritto inalienabile di ogni cittadino alla conoscenza, all’informazione completa e plurale e alla comunicazione, che per essere tale non può subire alcuna forma di bavaglio”, chiariscono dalla Federazione.

Attilio Ievolella

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