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Diario politico. Bossi e Feltri contro Fini Berlusconi: “Libertà stampa, barzellette”

settembre 7, 2009 di Redazione 

Riecco i grandi autori del Diario politico, a cominciare da Gabriele Canarini, nel giorno dei rientri del direttore e di Luana Crisarà. La prima firma della nota politica quotidiana de il Politico.it apre stasera raccontandoci del leader della Lega e del direttore de “il Giornale” che da fronti diversi criticano il presidente della Camera: “Matto se vuole dare il voto agli immigrati”, dice il primo dal palco della festa leghista a Torino. “Punti al Quirinale e non sei più di destra”, lo incalza il secondo in un editoriale nel quale si rivolge direttamente all’ex leader di An. La giornata politica è stata segnata anche dalle esternazioni del presidente del Consiglio sulla questione informazione. Franceschini: “Ricorda il fascismo”. Il racconto.           

Nella foto, il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi

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di Gabriele CANARINI

La giornata politica di oggi è segnata dalle forti tensioni interne al centrodestra, emerse a seguito delle prese di posizione di Umberto Bossi e, successivamente, del neodirettore de “Il Giornale” Vittorio Feltri, rispetto alla linea politica perseguita dal Presidente della Camera Gianfranco Fini. Intervenuto alla festa della Lega a Torino, Bossi ha, infatti, risposto a chi gli chiedeva come giudicasse la proposta di Fini di estendere il voto delle Amministrative agli immigrati con un lapidario: «Quello lì è matto»; e ha poi spiegato: «Come già riferito a monsignor Bagnasco, anche noi vogliamo aiutarli, ma a casa loro. Se questo il presidente Fini non lo capisce, è condannato a perdere altri voti». E a chi insinuava che tutto ciò potrebbe essere un grosso vantaggio per la Lega, che si ritroverebbe a catalizzare i voti persi dagli ex An, il leader del Carroccio ha replicato tagliando corto: «Io questo non lo so. Io so solo che certe cose non le dico». Se Bossi, come sovente accade, ha usato toni diretti, altrettanto diretto è stato Vittorio Feltri che, nel suo editoriale di oggi, si è rivolto direttamente al Presidente della Camera: «Rientra nei ranghi: non rischierai più di essere ridicolo come lo sei stato negli ultimi tempi. Sei ancora di destra o da quella parte ti sei fatto superare da Berlusconi? Non è una domanda provocatoria – prosegue Feltri – Nasce piuttosto da una constatazione. Sulla questione degli immigrati parli come un vescovo. Sul testamento biologico parli invece come Marino, quello della cresta sulle note spese dell’Università da cui è stato licenziato». Secondo il direttore del quotidiano di Paolo Berlusconi, Fini ha delle mire ben precise: «Ti sta a cuore la simpatia della sinistra che non sai più come garantirti. Il motivo si può intuire, se sbaglio correggimi. Miri al Quirinale, perché hai verificato che la successione a Berlusconi avverrà con una gara cui è iscritta una folla». Alle parole di Feltri ha replicato direttamente il direttore scientifico di FareFuturo, la fondazione di cui Fini è presidente, Alessandro Campi: «E’ ridicolo accusare Fini di essere ambizioso. Tutti i politici lo sono. Ed è ridicolo accusarlo di non essere di destra: Fini lo è, ma il suo modo di intendere la destra è diverso da quello di Feltri». Campi ha quindi spiegato quali sono, a suo parere, le ragioni profonde delle parole di Feltri: «Si tratta della prosecuzione della campagna di stampa che ha avviato “Il Giornale” contro quelli che si ritiene siano gli avversari diretti o indiretti, interni o esterni, reali o supposti del Cavaliere e di questo governo. Il tutto all’interno di una strategia che da un alto punta a blindare Berlusconi da pettegolezzi e attacchi, dall’altro rischia di renderlo prigioniero dei suoi pretoriani». Ma l’editoriale di Feltri ha suscitato anche le reazioni di diversi esponenti dei partiti, soprattutto fra i membri del Pdl fedeli all’ex leader di An, come il ministro per le politiche europee Andrea Ronchi: «Fini è un leader coraggioso della Casa delle libertà, è il cofondatore del nuovo partito ed esprime una sensibilità che ha piena cittadinanza nel popolo del centrodestra». Anche il ministro della Gioventù Giorgia Meloni ha preso le difese di Fini, tentando di fare una sintesi conciliatoria: «Anche quando non si è d’accordo, e a me è capitato più di una volta di non essere d’accordo con Fini, ci si deve rispettare. Ma credo che si debbano rispettare tutti quelli che hanno il coraggio di esprimere le posizioni più diverse, da cui nasce un confronto che porta a una sintesi e serve a crescere». A seguito di queste varie reazioni indispettite, in serata il premier Berlusconi ha rilasciato una nota in cui, come già avvenuto per l’editoriale di Feltri su Boffo del 28 agosto, ha preso le distanze dalle parole del direttore del “Giornale”: «Come si può bene immaginare non ero a conoscenza dell’articolo del dottor Feltri sul presidente Fini apparso oggi su “Il Giornale”, articolo di cui non posso condividere i contenuti. Confermo invece al Presidente Fini la mia stima e la mia vicinanza». A definitiva chiosa sono poi giunte le parole dello stesso Feltri, che ha confermato l’esclusiva paternità del suo editoriale: «Quando scrivo un articolo non mi aspetto gli applausi del presidente del Consiglio, scrivo un articolo perché penso sia giusto farlo: è la mia opinione, che non riflette quella di nessun altro e che è normale non sia condivisa da qualcuno. E se tra questi qualcuno c’è il presidente del Consiglio, pazienza».

Berlusconi e la stampa. Lo stesso Presidente del Consiglio, intervenendo in una trasmissione di Canale 5 condotta da Maurizio Belpietro, ha così replicato a chi denuncia che la libertà di stampa è in pericolo: «E’ una barzelletta della minoranza cattocomunista e dei suoi giornali, che sono purtroppo il 90% dei giornali italiani. Loro intendono la libertà di stampa, come libertà di mistificazione, libertà di insulto, libertà di diffamazione, libertà di calunnia. E quindi io sono stato costretto a rivolgermi alla magistratura per affermare un principio importante, cioè che la libertà di stampa non è tutto questo. E comunque se oggi in Italia c’è qualcosa in pericolo, questo è, casomai, il sacrosanto diritto alla riservatezza di ogni cittadino, riservatezza che è violata sistematicamente dalla stampa di sinistra». Berlusconi ha poi fatto riferimento diretto alle svariate accuse piovutegli addosso in questi mesi: «Per quanto mi riguarda, poi, oltre alla feroce campagna per chiedere, di fatto, le mie dimissioni, contro la volontà del popolo, quindi una campagna eversiva (oggi “feroce campagna eversiva” lo scrive proprio il “Corriere” nell’articolo di fondo), io mi vedo attribuire quotidianamente delle cose che non ho mai detto e che non ho mai neppure pensato. Ecco, io l’ho detto in maniera forte questa settimana, ma lo ripeto con forza: con questa informazione, povera Italia». Queste parole hanno immediatamente scatenato le reazioni di molti politici, in primis il segretario del Pd Dario Franceschini che ha posto l’accento sulla definizione usata dal premier, “cattocomunisti”: «Lui pensa che sia un’offesa, perché non sa o finge di non sapere che i comunisti italiani si sono battuti assieme a persone di altre culture politiche, tra cui la mia, per riconquistare la libertà nel nostro Paese, per sconfiggere il fascismo che lui, invece, ricorda così da vicino con questi attacchi alla libertà di stampa». Nei giorni scorsi, inoltre, da più parti si è vociferato dell’intenzione del Cavaliere di tentare di riavvicinarsi all’Udc, per porre le basi di una possibile alleanza in vista delle elezioni regionali; e proprio il leader dell’Udc Casini, in un’intervista rilasciata a “Famiglia Cristiana”, ha invece criticato la linea politica adottata dal premier: «Qui un giorno si attacca l’Unione europea, il giorno dopo si portano in tribunale i giornali, il terzo magari ci deliziamo con Putin e con Gheddafi. Un delirio di uno contro tutti che finisce per essere autolesionistico per l’Italia e per lo stesso presidente del Consiglio. Mi chiedo che tipo di epilogo politico rischia di avere questa legislatura».

Berlusconi e la Chiesa. Nel suo editoriale, poi, “Famiglia Cristiana” è tornata ad occuparsi del caso Boffo, definendolo “un brutale attacco alla libertà di critica”. Nell’editoriale, poi, si legge una decisa difesa della linea editoriale che Boffo aveva seguito: «Criticare sui giornali gli atti di un governo è e resta un carattere irrinunciabile della democrazia». Dal canto suo, il premier, sempre nell’intervista rilasciata questa mattina a Canale 5, ha voluto ribadire come i rapporti con il Vaticano siano sempre stati solidi, e come la vicenda Boffo non abbia portato ad alcuna incrinatura: «Si sono inventati tutto, come si sono inventati che io avrei chiesto degli incontri con il segretario di Stato vaticano Bertone: non ho chiesto nulla perché non c’è nulla da chiedere. La difesa di valori fondamentali, come la vita umana, la famiglia sono lì a testimoniare l’eccellenza di rapporti. Eccellenza che testeremo su temi importanti come il testamento biologico». Già ieri il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, dopo aver incontrato papa Benedetto XVI a Viterbo, aveva parlato di un «clima sereno» e di «rapporti saldi» tra governo e Vaticano. Oggi, nell’editoriale apparso su “L’osservatore romano”, il direttore del giornale vaticano, Gian Maria Vian, ha dato conferma di ciò: «Ai fedeli della diocesi di Viterbo il Papa ha parlato rivolgendosi a tutti i cattolici italiani, circondato dal suo cardinale vicario con i vescovi del Lazio e accolto con cordialità dalle autorità civili in un quadro di evidente serenità istituzionale».

Gabriele Canarini

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