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Esclusivo. Lettera e guanto di sfida a Berlusconi di P. Guzzanti

settembre 7, 2009 di Redazione 

Clamorosa lettera aperta del depu- tato del Partito Liberale Italiano ed ex vicedirettore de “il Giornale” al presidente del Consiglio. Dalle colonne del giornale della politica italiana Guzzanti si rivolge direttamente a Berlusconi: e dopo aver ripercorso le ragioni del suo attuale dissenso dal premier – l’amicizia con Putin, la “mignottocrazia” ma «soprattutto» il tradimento della “rivoluzione liberale” annunciata per il nostro Paese e poi sostituita con la ”berlusconocrazia” – e richiamato il giudizio negativo che si dà all’estero del comportamento del presidente del Consiglio, annuncia l’impegno suo e del suo partito nel contrastare «il tuo personale regime sempre più in conflitto con le regole della democrazia, fino a lasciar prefigurare e temere uno scontro in nome della difesa estrema della democrazia liberale e parlamentare». La politica italiana si fa (anche) sul suo giornale. Sentiamo.


Nella foto, Paolo Guzzanti

LETTERA E GUANTO DI SFIDA A SILVIO BERLUSCONI

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di PAOLO GUZZANTI

Caro Silvio
sono sicuro che il tuo ufficio stampa ti porterà questo scritto che dedico ai miei amici lettori, ma che ha te come destinatario.
Qualche mese fa mi hai telefonato per chiedermi la ragione “di tanto odio”. Ti ripeto oggi quel che ti dissi subito: io non soltanto non ti odio affatto (odiare non è il mio mestiere, mi riesce malissimo), ma per me sei e resti una persona simpaticissima, direi quasi irresistibile. Coloro che ti odiano senza conoscerti non lo sanno: non conoscono il Berlusconi privato, personale, affettuoso, amichevole, pronto a soccorrere anche gli sconosciuti in difficoltà. Sia D’Alema che Cossiga, per dirne due fra tanti, hanno testimoniato questo aspetto della tua natura, l’aspetto seduttivo che è – anche -protagonista politico di quelle tue vicende che da personali si sono fatte politiche a partire dal momento in cui tu decidesti di andarle ad esporre davanti a microfoni e telecamere del servizio pubblico.
Tutto quel che è successo a causa dei rapporti fra te e le donne, è successo – anche – a causa della tua natura incerta sui confini dell’affettuosità, della liceità, della opportunità, del buon gusto e in definitiva sui confini netti fra bene e male. Tu pensi, hai sempre pensato e sempre penserai, di essere un caso unico ed eccezionale cui tutto è permesso, per cui tutto è perdonabile e riconducibile ad una natura sempre più vasta di bontà eccelse e intenti nobili.
E’ ciò che determina e configura lo sconfinamento della megalomania sulla coscienza dei limiti, ed è il tuo problema personale che si riflette come problema politico. I comunisti non c’entrano. Non c’entrano i complotti, non c’entra Murdoch. Hai fatto e seguiti a fare tutto da solo, salvo infuiarti e scatenare i tuoi avvocati se i tuoi nemici ci sguazzano.
Certo: quelle anime nere, o rosse, di comunisti, nemici, avversari, competitori, di fronte a tanta grazia da te imbandita, banchettano e mangiano a quattro palmenti la messe che tu servi loro, ringraziando per la tua suicida generosità.
Quando ti vedevo, nelle conventions (mai “congressi”! per carità: l’idea di somigliare ai veri partiti ti dà l’orticaria) rabbrividivo di fronte alla tua mania sempre meno innocente di corteggiare, seminare complimenti, carezze, allusioni e commenti per le donne più carine o appariscenti.
Quando qualcuno mi chiede che cosa io intenda io quando ho duramente stigmatizzato l’espressione delle tue pulsioni, racconto sempre di quella volta in cui a una convention mi sei comparso davanti travolto da uno stuolo di fans assatanati, maschi e femmine, e mi hai chiesto festoso e urlante se avessi approfittato della calca per palpeggiare una donna che ti aveva colpito.
Rimasi basito, ma non per perbenismo (sono anch’io un porcello del gregge di Epicuro) ma per l’inopportunità, l’incongruità, l’incapacità di distinguere fra politico e showman, fra avanspettacolo e istituzioni, dal momento che i partiti politici in una democrazia sono istituzioni e non club privati e a luci rosse.
Mi hanno sempre colpito questi congressi-convention con le hostess tutte uguali, carine, alte, col culetto impacchettato nella minigonna a tubo, le tettine acute, lo sguardo dolce. Oggi imparo che questa fauna si chiama ragazze immagine, accompagnatrici, hostess, alla peggio escort. L’importante è che abbiano un visino pulito e innocente e a cena indossino un vestitino nero di Armani, possibilmente senza gioielli. L’immagine dell’innocenza scatena la libido. Ho sempre visto con quanto disprezzo, anche manifesto e offensivo, tratti le donne in menopausa, tutte quelle carampane eccessivamente truccate e ingioiellate che ti si affollano intorno a migliaia, appiccicose e osannanti, sognanti, adoranti. Anche a loro non hai mai lesinato una barzelletta spinta, anche spintissima, che desse a quelle povere donne sfiorite il frisson della seduzione, dell’avventura col capo.
Io vengo da una generazione che ha convissuto con i movimenti di protesta, con il femminismo in particolare. Le nostre ragazze di un tempo erano femministe e ci hanno fatto sudare freddo più di una volta. Ma noi allora pensavamo che da certe conquiste di rispetto della donna non si potesse più, mai più, tornare indietro. Tu ci hai insegnato invece che su quelle conquiste minime di rispetto ci si potesse ballare il flamenco e la czarda, che si potessero calpestare e deridere come hai sempre fatto, peggiorando nel tempo.
Pensai allora: questo è il suo tallone d’Achille. La sua adolescenza è ripresa con una furia senile. E più la tua furia cresceva, più convocavi donne al tuo desco, alle tue cene, al tuo tavolo, per raccontare a raffica decine, centinaia di barzellette, spesso usate come strumento di allusione, seduzione, demolizione del pudore. Certo, mi preoccupava la tua frenesia di raccontare barzellette alle deputate e alle aspiranti deputate che né io né te avremmo raccontato alle nostre figlie.
E, a proposito di figlie, ricordo con particolare piacere le volte in cui mi hai presentato a qualcuno dicendo: “Paolo ha chiamato sua figlia Libertà, anzi Liberty perché ama l’America”. E’ vero. E anche questo è un fatto politico. Il nome completo della mia terza figlia è Liv Liberty Atpoh Guzzanti, dove “Atpoh” sta per “and the pursuit of happiness”, il diritto a cercare e trovare la felicità, che è il terzo diritto umano dopo quello alla vita (Liv, vita in svedese in omaggio alla sua nonna) e alla libertà.
Ho dato, con mia moglie Jill, a nostra figlia i nomi dei principi della Rivoluzione Americana: diritto alla vita, alla libertà e alla ricerca della felicità. Questo è ciò che distingue il liberale dagli altri: subito dopo il diritto a vivere, viene immediato quello della libertà, di cui tu ti riempi la bocca, senza praticarla e senza tollerarla.
Ma all’inizio sei riuscito ad ingannarmi. Ti sei presentato come il campione dei liberali. Il cavaliere che ha raccolto nella polvere la bandiera caduta della libertà e la vuole restituire alla società. E mi sono sentito pugnalato alla schiena quando ho visto che tu di liberale non solo non hai mai fatto nulla, ma quel che hai fatto lo hai fatto andando esattamente nella direzione opposta: quella di sterilizzazione del Parlamento da far occupare presto da ragazze e giovanotti di bell’aspetto; selezione del personale politico attraverso il criterio del sex appeal che ho chiamato “mignottocrazia” perché consiste in un rapporto di scambio e investimento sessuale, fosse anche solo simbolico; una politica estera votata a sostenere un megalomane assassino delle steppe e un altro megalomane assassino della sabbia; il tradimento sostanziale dell’alleanza con i bastioni dell’Occidente – Stati Uniti e Regno Unito – i quali sono profondamente furiosi con te, quali che siano le smorfie e le edulcorazioni della diplomazia.
Gli americani in particolare ti detestano per le scelte energetiche e perché insisti a dire che tu sei il mediatore fra loro e la Russia (ho misurato personalmente il loro disprezzo).
Hai corrotto – l’ho detto e lo ripeto – la gioventù italiana offrendo specialmente alle donne obiettivi-premio che possono con indifferenza essere ripartiti fra serie televisive, posti al Parlamento europeo e italiano, candidature locali, reality shows, fictions, ruoli di accompagnatrice, di ragazza immagine, di governo della Repubblica italiana.
Ma l’accusa principale che io ti rivolgo, è di aver sepolto e tradito la rivoluzione liberale che l’Italia aspettava, per imporre al suo posto la berlusconocrazia, un regime personale in cui si misura ossessivamente il consenso dai sondaggi che sostituiscono ormai l’espressione popolare, alla stessa maniera con cui si misurano gli ascolti televisivi con l’auditel.
Tu hai inoltre instaurato il presidenzialismo di fatto. Cosa contro la quale, in sé, io non avrei nulla contro, purché fosse scritta sulla Costituzione e nel caso in cui una tale modifica costituzionale fosse venuta dopo i necessari passaggi, i necessari dibattiti di fronte al popolo, per essere alla fine approvata dal popolo.
Tutti fummo consapevoli della forzatura con cui nel 2001 ti presentasti scrivendo sulla scheda della coalizione “Berlusconi presidente”, e cioè sottoponendoti a un imprevisto e illegittimo referendum popolare. Io allora ne fui tuttavia contento con molti altri, perché vidi in quel gesto il segno di una rottura, la formazione di uno strumento rivoluzionario utile se fosse stato messo al servizio della tanto auspicata rivoluzione liberale.
Tutto si svolgeva allora e si svolge oggi su un panorama di macerie ideali, organizzative e di capacità politica di una sinistra suicida, rabbiosa, impotente, litigiosa, meschina, affarista, incapace di sedurre moralmente e idealmente.
Le condizioni per una rivoluzione democratico parlamentare liberale c’erano tutte. Bisognava trasformare la melma televisiva in cultura, sciogliere i nodi che legano l’informazione inaugurando l’esercizio della libertà alla informazione completa e indipendente, bisognava affrontare a muso duro e definitivo l’anti-Stato mafioso camorrista investendo nel recupero del suolo italiano e della popolazione italiana abbandonata; bisognava far sentire forte e potente l’odore della libertà agli studenti, ai ricercatori (Obama cura la crisi con la ricerca scientifica, non strozzandola); bisognava far sentire che lo Stato tutela ogni modo di sentire, ogni modo di credere e anche di non credere, ogni singola individualità personale che gode i diritti di una minoranza etnica.
Abbiamo avuto invece arroganza, ignoranza, incompetenza, miopia, cafè chantant di governo. E siamo stati ammorbati, volenti o nolenti, dalla tua esuberanza affettiva, amorosa, farfallona, dalle chiacchiere che ti seguono come un nugolo di mosche, dalla stampa internazionale di destra – lascia perdere quella di sinistra, guarda alla destra mondiale se vuoi misurare il tuo fallimento – indignata, preoccupata del cattivo esempio, imbarazzata.
Essere italiani e viaggiare all’estero è diventato un mestiere molto duro, per colpa tua, Silvio Berlusconi.
Io sono stato l’ultimo, sia in ordine di tempo che di importanza, dei giornalisti e degli intellettuali di sinistra, che sia corso da te per aiutarti – pensa tu che ingenuità, che follia – a compiere quella rivoluzione. Sembravi a me e a tanti l’uomo della rottura, un uomo tutt’altro che esente da gravi difetti, ma un uomo che mandava in bestia la sinistra più codina e conformista, professionista dell’odio e del rancore.
Di quella sinistra che ha ucciso la sinistra ne avevamo e ne abbiamo abbastanza. Ti ho difeso quando li mandavi in bestia mettendoti la bandana per Tony Blair (anche se poi ho letto che Blair ha avuto il voltastomaco di fronte a quelle foto) e ti ho difeso a spada tratta anche quando eri dubbiamente difendibile perché ai miei occhi seguitavi a rappresentare la speranza di una rottura del vecchio sistema, uno strumnto, una possibilità e anche un prezzo da pagare in vista della prospettiva di una ricostruzione rivoluzionaria della democrazia parlamentare (e non della sua uccisione).
Per questo io oggi non sono tornato “a sinistra”, ma sono entrato nel Partito Liberale Italiano, quello antico e storico, dove sono stato eletto vice segretario.
Da quel piccolo, vitalissimo partito io ti lancio la sfida.
La mia sfida nel contenderti gli italiani che come me hanno sognato, immaginato, sperato in una rivoluzione liberale democratica ed hanno avuto invece soltanto il tuo personale regime sempre più in conflitto con le regole della democrazia, fino a lasciar prefigurare e temere uno scontro in nome della difesa estrema della democrazia liberale e parlamentare.
A me nessuno potrà mai darmi del comunista e amico dei comunisti, diversamente da te che treschi con l’ultimo capo del KGB, lo stesso KGB che mi ha tragicamente combattuto quando io, in nome e per conto del Parlamento della Repubblica, indagavo sulle malefatte sovietiche e post sovietiche in Italia, che investono in pieno la questione dei “misteri d’Italia” e delle risposte insolute a tanti crimini, a cominciare da quello Moro, fino alla strage di Bologna, passando per Ustica che è la strage sorella di quella gheddafiana di Lockerbie, per quella del treno di Natale e di tutte le malefatte del terrorista Carlos quando era integrato nei servizi operativi del KGB e della Stasi, ai tempi in cui il tuo amato amico Vladimir le rappresentava e le coordinava tutte e due.
A me nessuno potrà darmi del comunista, mentre tu oggi sei il migliore amico del capo e della storia del KGB e quando hai dovuto scegliere se schierarti con il Parlamento Repubblicano o con le tue nuove amicizie nella polizia segreta post-sovietica non hai avuto tentennamenti: hai scelto la seconda non pronunciando una sola sillaba in difesa del Parlamento, quando una Commissione del Parlamento era sotto il più feroce attacco del KGB.
Un giorno mi dicesti: “Putin è una persona dolcissima. E’ un uomo mite e buono. Se mi dicessero che è un assassino, sarebbe come se mi dicessero che tu, Paolo, sei un assassino. Potrei mai crederlo?”. Senza perdere altro tempo posso recapitarti una intera biblioteca delle imprese del tuo amico, con in testa “Il mio agente Sasha”, di mia fattura. Non ti farebbe male.
Ma se oggi ti scrivo pubblicamente è perché da liberale, da vice segretario del Partito Liberale, io ho deciso di sfidarti politicamente. Io minuscolo Davide contro te enorme mastodontico onnipotente Golia con tutti i poteri, i giornali, i direttori, i telegiornali, gli apparati dello Stato. Tu non sei in condizione di reggere uno scontro con me ad armi pari, in un duello televisivo, perché mi ti mangerei. Tu con me puoi vincere solo chiudendomi la bocca, impedendomi di parlare, di apparire, di scrivere se è possibile.
Del resto, il mio primo gesto di resistenza contro di te è consistito nel combattere insieme al segretario del PLI per impedire che anche il simbolo di questo rinato antico partito finisse inchiodato sul caminetto di Arcore sulla stessa panoplia di teste impagliate che già comprende la Dc, il Pri, il Psi.
Abbiamo resistito in un congresso di lacrime e sangue, votazioni, insulti, scontri, aria fetida e passione, come deve essere la politica vera, non quella azzurrata e nuvolettata che piace a te.
E abbiamo vinto contro di te e i tuoi amici che volevano incorporare anche quel residuo di democrazia nel tuo impero autocratico.
Ora la nostra barca corsara è in acqua e tu cercherai di impedire che ci si veda, impedire che i giornali e i telegiornali parlino di noi. Se io potessi andare in televisione e dibattere con te, ti farei lietamente a pezzettini. Tu sei del tutto incapace di reggere un dibattito televisivo all’americana o alla francese ad armi pari, pari tempi, argomenti e idee contro argomenti e idee.
Con me non ti sarebbe stato possibile realizzare la vergogna del dibattito da Vespa sui tuoi affari familiari, che hai portato tu in piazza per farne un evento della piazza, salvo protestare perché l’agorà ti si rivolta contro.
La sinistra non ha con te alcuna possibilità di farcela. E’ questa la tua forza.
Ma noi liberali sì. Siamo noi la speranza del Paese, non te. E bloccheremo lo stato di guerra civile in cui hai precipitato il Paese delegittimando il Parlamento repubblicano, determinando allo stesso tempo una degradazione del Paese che si rispecchia ormai in un giornalismo per bande, agguati, intimidazioni, minacce, manipolazioni.
A tutto ciò bisogna dire basta e il basta deve venire da noi, piccoli liberali senza giornali, senza televisioni, senza potere.
Noi, laici ma rispettosi di chi crede, noi che abbiamo rialzato la bandiera che tu avevi sottratto alla speranza.
Quando mi telefonasti, mi dicesti che avremmo fatto bene a vederci per discutere. A me piacciono le discussioni, a due e ad armi pari. Ecco dunque l’elemento di partenza per la discussione.
Sono queste le principali cose che avevo da dirti e se vuoi dibatterne con me, sono pronto, subito, ovunque.
Ti lancio quindi politicamente, lealmente e apertamente, il guanto della sfida e lo faccio non per me, che ho già 69 anni, ma per tutti i figli degli italiani, delle donne italiane, affinché possano veder salva la libertà, la vita e il diritto alla ricerca della felicità nella dignità e nel rispetto, attraverso la misura dell’intelligenza, del merito, della qualità umana e del lavoro, dell’onestà, della capacità, della responsabilità, della lealtà. Questo è lo spirito con cui mi sono posto al servizio del mio Paese, per quel che posso e per quel che mi resta da vivere.

PAOLO GUZZANTI

Commenti

13 Responses to “Esclusivo. Lettera e guanto di sfida a Berlusconi di P. Guzzanti

  1. Andrea Bove on settembre 8th, 2009 01.20

    Quasi quasi mi mettevo a piangere .Poverino lei non si era accorto del male che stava facendo all’Italia il cattivone l’ha fregata …. in barba a tutti gli ideali Liberali lei non è salito sul carro dei vincitori per interessi personali….. Ma per favore …. ma per chi ci ha preso…..mica siamo tutti lobotomizati dal grande fratello o da amici ….Ci ha fatto già del male abbastanza…. Ipoctita che non è altro si ritiri sparisca dalla scena …. sarebbe più dignitoso …. vada a vivere in America che ama tanto….. ci lasci in pace… grazie a lei e a quelli come lei da Sgarbi a Belpietro che siamo in queste condizioni non dimentico i suoi interventi televisivi pieni di odio …per cortesia VADA VIA e non rompa … La cosa migliore che ha fatto è stata di averci regalato 3 splendidi figli 3 geni e credo abbiano preso dalla madre …….

  2. f.m. windisch on settembre 8th, 2009 11.34

    Meglio tardi che mai!
    In effetti la debolezza per “l’uomo della provvidenza” è molto diffusa in Italia e anche a chi coltiva alti ideali avere un cavaliere lancia in resta da mandare avanti non dispiaceva. Le “provvidenze” se le sono incamerate in molti e adesso è difficile dar voce e spazio a dignità e libertà di pensiero, rinunciando a soldi e potere.
    Invece, come ben si è reso conto, le scorciatoie nascondono insidie e ora occorre rimboccarsi le maniche tutti quanti, perché il cavaliere ha combinato un po’ di guai e gli altri ancora stanno in mutandoni in mezzo al guado (e devono darsi un bella mossa ora o mai più…).
    Complimenti per il coraggio di parlar chiaro e auguri!

  3. Leonardo on settembre 8th, 2009 12.17

    Che ti devo dire… speriamo che anche stavolta Davide batta Golia…

  4. M.Bisani on settembre 8th, 2009 14.34

    D’accordo con Andrea. Difficile credere al ‘presunto tradimento’. Berlusconi è sempre stato quello che è, impossibile, anzi ridicolo, aver riposto in lui speranze di ‘rottura’, di ‘cambiamento’, di ‘alternativa’…. davvero Guzzanti aveva il prosciutto sugli occhi o ha fatto finta di averne, per opportunismo o incomprensibile ingenuità. Tanto più che, a differenza di tanti elettori di Berlusconi (tra cui, ovviamente io non sono!)aveva modo di vedere quel ‘dietro le quinte’ di cui ci parla nella lettera. Io credo piuttosto che la melma che sta uscendo a fiotti in quest’ultimo periodo, il cui puzzo già era avvertito da molti, ma non evidentemente da Guzzanti, stia mettendo in ‘imbarazzo’ tanti accoliti del premier..soprattutto chi, come Guzzanti, ha figli intelligenti e arguti, che non ne fanno passare una… forse per loro, oggi, fa marcia indietro…o forse perché sta diventando sempre più difficile e scomodo, di fronte all’opinione pubblica, tentare di difendere l’indifendibile… e lui sul carro dei perdenti non ci sa stare.
    Con lecito sospetto, comunque, meglio tardi che mai..

  5. paolo de magistris on settembre 8th, 2009 14.55

    finalmente in Italia si parla di politica, quella vera e quella seria!!

    Sono d’accordo con Guzzanti su tutto, basta con la miggnottocrazia e con il berlusconismo!!
    Abbiamo bisogno di un’alternativa che voli alto, a noi interessa il futuro, che sia ftto di onestà e competenza. Senza queste basi va tutto a rotoli e si sprofonda sempre più.
    Grazie Guzzanti, anche se ce ne hai messo di tempo a comprendere l’anomalia berlusconiana.

  6. Fabrizio on settembre 8th, 2009 15.49

    Nulla di nuovo sotto il sole.

    Prima tutti ad acclamare il vincitore e poi, quando il carro vacilla, tutti giù a puntare il dito e dire io non sto più con lui ed anzi mi faccio paladino della libertà.

    Troppo facile.

    Caro Guzzanti, intellettuale di sinistra, quindi di Forza Italia ed ora liberale,perché non ha fatto l’attore? Sa di quanti abiti si sarebbe potuto vestire?E che coppia avreste fatto con il suo amico Berlusconi! Quanti talenti sprecati…

  7. michele on settembre 8th, 2009 16.41

    Vuol farci credere che solo ora si e’ accorto della fraterna amicizia tra berlusconi e putin? A me signor guzzanti lei da l’impressione di un uomo che non riesce a portare avanti una linea continua e costante del suo credo politico, le piace ondeggiare un po di qua un po di la, a seconda dei casi. Dica la verita’!! lei si vergogna del modo di essere spregiudicato del presidente berlusconi, ma non e’ il suo un comportamento da uomo piuttosto da giovincello permaloso e perbenista.Lei cambia opinione un po come le previsioni del tempo..si sposta laddove vede il sole e fugge dai giorni di pioggia non sapendo che il sole prima o poi torna a risplendere. Canta gia vittoria per un probabile duello col presidente?Caro signor guzzanti..mai dire gatto se non ce l’hai nel sacco…, sara’ la sua presunzione a farla scomparire dalla scena politica per sempre ce lo auguriamo!!!

  8. Massimo on settembre 8th, 2009 16.46

    Credo che ormai ci sia poco da fare contro questa dittatura.

  9. alessandro on settembre 8th, 2009 19.01

    Complimenti per il tempismo.

  10. franco on settembre 8th, 2009 20.15

    quando avevo 18 anni mio padre – di famiglia fascista vera – non mi regalò un suv, né un appartamento, né la retta universitaria a ny, ma un consiglio.
    guardati da berlusconi.
    quando avevo 18 anni era l’87.

    e lei si sveglia guarda caso proprio oggi?

  11. franco on settembre 8th, 2009 22.09

    mi fa pena.
    se lei era in buona fede mi fa pena perché anni fa non aveva gli strumenti culturali e politici (ma bastava il senso comune) per capire chi era B.
    se lei era in cattiva fede mi fa pena perché sta dimostrando ancora una volta la sua mediocrità.
    se lei sta facendo ancora disinformazione e distrazione di massa come all’epoca di mitrokin lei non fa neppure più pena.
    dovrebbe farsi pena da solo.

  12. carlo infanti on settembre 14th, 2009 02.07

    Caro Paolo.
    Leggendo alcuni commenti alla tua lettera, si evidenziano i veri problemi del nostro paese, ai quali forse anche a modo tuo sei incappato, si critica senza conoscere davvero l’altro o le cose convinti di sapere tutto. negli ultimi anni ho imparato a rivolgermi agli altri sapendo che chi leggera i miei scritti in realtà non ne conosce ne l’origine ne i tempi di maturazione, non credo di essere io a doverti insegnare qualche cosa, ma forse nella prossima lettera dedica un paio di righe per spiegare l’origine e i tempi delle tue idee, non tutti hanno la fortuna di conoscerti come ti conosco io che so perfettamente che le conclusioni a cui sei arrivato non sono di oggi ma di qualche anno fa, ma solo oggi potevi e dovevi manifestarle, loro non sanno che già solo per scrivere il tuo “Capolavoro” IL MIO AGENTE SASHA”, dove già fai un quadro assolutamente esaustivo di B., hai impiegato quasi 3 anni, loro non sanno che hai dedicato 4 anni della tua vita alla commissione mitrokin e certo non cerano ne le condizioni ne le possibilità di fare e dire ciò che finalmente adesso hai fatto e detto e in fine non si rendono conto che da molti anni la politica italiana è un vero deserto dove non ci sono oasi a cui dissetarsi ma solo molti miraggi che però almeno ci danno la speranza di non morire, la forza di provare a rialzarci la speranza che un giorno troveremo un’oasi vera, io spero davvero che la tua scelta di entrare nel PLI non si riveli un miraggio perchè la sete è tanta e un’oasi vera sarebbe anche ora che arrivasse.

  13. Piotr on settembre 14th, 2009 18.13

    Davvero, un tempismo geniale. E complimenti per averci fatto fare la figura dei cioccolatai davanti a tutto il mondo grazie al suo amichetto Scaramella. Davvero, è ora che i vecchi lascino il posto ai giovani, in politica. Guzzanti a casa.

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