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***I contributi della Politica*** Lobby e mezzo di ANDREA SARUBBI*

settembre 6, 2009 di Redazione 

Il giornale della politica italiana vi propone ora questo interessante riepilogo di fine estate a cura di Andrea Sarubbi, che qui si pronuncia sul caso Boffo; ultima nota infelice di una sequenza musicata ormai da mesi. Che l’attacco al direttore di ‘Avvenire’ si collochi all’interno di una strategia più politica che giornalistica è opinione diffusa tra gli analisti, ma Sarubbi a questo aggiunge la preoccupazione del giornalista, del deputato, e forse prima ancora del cattolico, che riflette criticamente su quanto accaduto e sull’eventualità che possa ripetersi in futuro. Sentiamo.

Nella foto, Andrea Sarubbi* Le pagine personali di Andrea Sarubbi all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

di Andrea SARUBBI*

Riassunto delle puntate precedenti. Il presidente del Consiglio partecipa alla festa di compleanno di una sua giovanissima amica, in quel di Casoria. Sua moglie, all’improvviso, decide che è ora di alzare il coperchio: mio marito è malato, aiutatelo. Partono le inchieste giornalistiche, la ragazza acquista notorietà. A quel punto, una escort più attempatella – sedotta ed abbandonata dal premier, ma pure un po’ stizzita per non aver avuto la fortuna mediatica della diciottenne – solleva un coperchio ancora più pesante, documentando con foto e registrazioni quello che accade a Palazzo Grazioli. La polemica monta, anche all’estero, ma la Chiesa italiana decide di adottare una tattica prudente: Avvenire pubblica due fondi molto misurati, più un confronto fra posizioni diverse (“la vita privata di Silvio Berlusconi non è rilevante”; “sì, lo è”). Parecchi lettori, tra i quali anche diversi sacerdoti, la prendono come una chinata di capo di fronte al governo: al giornale della Cei arrivano numerose lettere di protesta, che il direttore non censura – come altri avrebbero fatto, ma Dino Boffo è una persona innanzitutto onesta – e pubblica integralmente, rispondendo di proprio pugno. Una, due, tre volte… alla fine, pur nella moderazione dei toni, emerge ciò che a molti appare scontato, ma che forse non era stato detto chiaramente: che il mondo cattolico, cioè, non ha ancora il prosciutto sugli occhi, e che l’autonomia di giudizio non è barattabile con ipotetiche concessioni sull’8 per mille o quant’altro. Il presidente del Consiglio, nel frattempo, investe i soldi di Kakà per chiamare a dirigere il quotidiano di famiglia un giornalista molto aggressivo, che – dopo aver cercato invano di insabbiare il sexgate con le buone (“Siamo tutti puttanieri”) – adotta presto le maniere forti: tira fuori una lettera anonima che girava da parecchio tempo e ci costruisce una strategia speculare a quella di Repubblica nei confronti del premier. Solo che stavolta c’è di mezzo la Chiesa: per il momento tocca al direttore di Avvenire, scrive il sostituto di Kakà, poi vedremo. Alla fine, Boffo si dimette, mentre il presidente del Consiglio è sempre lì, ma questo è un altro discorso. “A brigante, brigante e mezzo”, scrisse espressamente Feltri prima di dare fuoco alle polveri, ed altri giornalisti (Giampaolo Pansa, Mario Giordano) fanno capire che la storia è appena cominciata. A meno che qualcuno – come si dice un po’ ruvidamente a Roma, e perdonatemi la rozzezza – non rientri in tazza: il Centrosinistra, perché nessuno è immacolato, e la stessa Chiesa, perché di lettere anonime se ne possono trovare a volontà. Da deputato di Centrosinistra, posso dire che non temo nulla: se anche uscisse l’inverosimile, mi auguro che il Pd sappia rispondere con uno stile diverso da quello dei suoi avversari, ribattendo ad ogni accusa con la chiarezza e, se necessario, prendendo provvedimenti. Da cristiano, confido che la Chiesa italiana imparato la lezione (“A lobby, lobby e mezzo”) ma non per questo rinunci alla missione di incidere sulla società. Dal basso, però.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

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