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LA SFIDA DI LAICITA’ E DIALOGO RIPARTE… DAL MEETING DI RIMINI

settembre 5, 2009 di Redazione 

Conclusosi una settimana fa, il Meeting di Rimini si è contraddistinto, ancora una volta, come il Festival più imponente dell’estate. A dispetto della crisi, e del conseguente ridimensionamento del budget, la Fiera è stata all’altezza della sua reputazione, ospitando dibattiti, concerti e numerose iniziative che ne hanno fatto, in questo suo trentesimo anniversario, il palco ideale dal quale far ripartire anche, se non soprattutto, il dialogo politico. Il nostro Marco Fattorini ci propone una dettagliata panoramica dell’evento in un articolo assolutamente da non perdere!

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Nella foto, dettaglio del francobollo per i 30 anni del meeting riminese

di Marco FATTORINI

In questi giorni di rovente polemica politica e giornalistica, si fanno spazio commenti e giudizi sull’esito del Meeting di Rimini, giunto ormai alla trentesima edizione e conclusosi sabato scorso.
Nonostante le difficoltà di un clima politico surriscaldato e i dissapori tra alcuni esponenti politici e le gerarchie cattoliche, a Rimini si è verificata una sorta di tregua costruttiva da tutto quel clamore polemico che ha contraddistinto le ultime settimane di cronaca politica.
La kermesse riminese organizzata da Comunione e Liberazione, ha potuto contare quest’anno su 800mila presenze che hanno preso a parte alle varie conferenze, mostre, incontri e spettacoli organizzati nei padiglioni della Fiera di Rimini.

Sebbene la crisi economica abbia imposto un drastico taglio del 25% al budget del Meeting, l’evento culturale riminese ha comunque potuto dispiegare i suoi effetti vedendo, tra l’altro, la partecipazione di quasi 300 relatori e di 4.000 volontari che si sono avvicendati nell’organizzazione e nelle mansioni quotidiane per garantire lo svolgimento della kermesse.
A questo proposito Aldo Cazzullo, editorialista del Corriere della Sera, è rimasto colpito “dall’efficienza “asburgica”, veramente rara per una manifestazione organizzata da italiani. Efficienza coniugata però con l’ospitalità, il calore e l’umanità dei volontari. E poi l’evento in sé: non credo che esista oggi un’associazione in grado di richiamare 3700 volontari che prendono le ferie per lavorare gratis.”

Oltre ai numeri che dunque non possono passare indifferenti, a stupire sono stati i contenuti delle varie conferenze susseguitesi nei sette giorni di Meeting. A sfilare c’è stato mezzo Governo oltre al presidente della regione Lombardia Formigoni e al numero 1 di BankItalia Mario Draghi che, tra l’altro, ha dichiarato: «ho visitato gli stand del Meeting di Rimini e ho potuto vedere cosa fa Cl al di là di quel che dicono i giornali». Presenti anche esponenti del centrosinistra come Enrico Letta Pierluigi Bersani e Sergio Chiamparino. E poi giornalisti del calibro Giampaolo Pansa e Ferruccio De Bortoli, uomini di chiesa come il cardinal Caffarra e monsignor Varela, arcivescovo di Madrid, personaggi del mondo del volontariato, manager (tra cui Passera di Intesa-SanPaolo e Murdoch junior), teologi e, non ultimo, l’ex premier britannico Tony Blair che ha parlato alla platea non da politico ma da uomo, da cristiano convertito. Oltre agli uomini c’erano poi le opere, come il bar ristorante gestito da un gruppo di detenuti del carcere di Padova che, grazie all’assistenza di una cooperativa, hanno imparato il mestiere di pasticceri e cuochi e, per il secondo anno consecutivo, hanno portato a Rimini la propria esperienza culinaria. Da ricordare anche le numerose testimonianze di missionari e volontari come padre Aldo Trento, di ritorno dalle reducciones del Paraguay.

Roberto Arditti, direttore de Il Tempo, che, per la prima volta al Meeting, ha potuto trarre queste conclusioni: “ci sono andato scettico per molte ragioni, a cominciare dalla mia antica avversione (nata e cresciuta negli anni studenteschi) al movimento di Cl, che noi (laici) abbiamo sempre considerato una specie di mostro pronto ad inglobare anime e coscienze per plasmarle ed utilizzarle a fini vari.
Una giornata trascorsa a Rimini mi ha costretto a cambiare radicalmente idea, di fronte ad un movimento “di base” ricco di forza e vitalità. Ho visto un’Italia bella e allegra, fatta di ragazze e ragazzi dalla faccia pulita, seria e curiosa.
Ho visto un movimento forte e serio, fatto di gente che crede in quello che fa e che lavora per fare qualcosa di utile per la collettività. Ho ascoltato le loro voci, scrutato i loro occhi nella sala della conferenza. Dico la verità: ne sono rimasto impressionato, positivamente impressionato”.

I personaggi politici presenti non si sono tirati indietro dall’affrontare i temi più caldi e attuali del dibattito: si è parlato di immigrazione, economia, imprese, famiglia, Chiesa e sussidiarietà. Non lo si è fatto urlando o sovrapponendo le voci l’un l’altro ma con rispetto e uno spirito di collaborazione che ha permesso di giungere ad esiti insperati. Non a caso il titolo intero della manifestazione è “Meeting per l’amicizia tra i popoli”, dunque sembra che anche quest’anno sia stata rispettata e valorizzata quella propensione al dialogo e al confronto schietto ma educato tra persone e realtà diverse, siano essi uomini politici o religiosi. Un’esigenza vera e forte, troppo spesso disattesa, che si avverte soprattutto nel dibattito politico-mediatico italiano.
A quanto pare la vera sfida di laicità e cooperazione è partita proprio dal Meeting visto che proprio nei padiglioni della Fiera riminese si sono registrate parecchie iniziative concrete, mani tese e progetti importanti, a partire da quelle di alcuni esponenti del Governo nei confronti della Chiesa Cattolica, fino alla volontà di dialogo espressa dagli esponenti del Pd, passando poi per le testimonianze di fede e le iniziative di solidarietà i

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