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Diario Politico: Maroni replica seccamente a Fini “Niente voto a immigrati”

settembre 4, 2009 di Redazione 

Come sempre il giornale della politica italiana vi propone il Diario Politico, che nell’edizione di stasera riporta la repentina replica del Viminale alla proposta avanzata ieri dalla terza carica dello Stato; ”estendere agli stranieri il diritto di voto”. Ed è sempre il ministro dell’Interno ad annunciare la tanto attesa riapertura delle urne per le Regionali 2010, per le quali si prevede il ridelinearsi di simmetrie politiche, vecchie e nuove. Ed infine, continuiamo a seguire la protesta dei precari del sapere, che oggi hanno “conquistato” i tetti della capitale. Il servizio, di Ginevra Baffigo.

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Nella foto, Roberto Maroni

di Ginevra BAFFIGO

Sebbene c’è chi nel secolo scorso, dopo aver messo in discussone gli assiomi della scienza, asseriva che “È meglio essere ottimisti ed avere torto piuttosto che pessimisti ed avere ragione”, riportiamo oggi, con l’amara soddisfazione di quella seconda categoria, la replica della Lega alla richiesta espressa ieri dal Presidente della Camera Gianfranco Fini: “estendere agli stranieri il diritto di voto”. Era prevedibile la reazione che una simile proposta avrebbe suscitato nella file del Carroccio, ed il ministro Maroni non ha minimamente smentito tali pronostici, sentenziando seccamente: “Niente voto a immigrati”, e forse, in una esigenza esegetica, prosegue dandocene una solida motivazione: “Non è nel programma di governo”
Il ministro dell’Interno ha così debellato sul nascere la proposta del presidente della Camera di concedere il voto agli immigrati alle elezioni amministrative. Il titolare del Viminale non intende infatti abbandonare il principio dello ius sanguinis (diritto di sangue) a favore dello ius soli (diritto di suolo). “Non è nel programma di governo anche se il Parlamento è libero di fare le leggi che ritiene” chiosa riprendendo una più diplomatica prosa. E così in un ritrovato amore per il dettame costituzionale ribadisce la granitica posizione della Lega: “Il voto spetta ai residenti”.

Si tornerà alle urne in primavera. Per tutta l’estate si è discusso delle eventuali alleanze per le regionali 2010, in un turbinio di polemiche abbiamo visto paradossalmente alternati i fiori d’arancio per nuovi connubi politici e favorevoli (ri)-congiungimenti infranti come labili promesse da innamorati. Ma ora che un nuovo banco di prova si prospetta all’orizzonte, con il conseguente count-down destinato a scandire il tempo della politica nostrana, si spera che la situazione assuma un forma definitiva. Non è ancora chiaro per chi suonerà la ‘marcia nuziale’, ma almeno abbiamo una data. Le urne infatti verranno riaperte il 21 ed il 22 marzo, ed ad annunciarlo è stato l’inquilino del Viminale, Roberto Maroni, nel corso di un suo intervento alla “Summer School” del Pdl in quel di Frascati (RM). «Alle prossime elezioni regionali – ha reso noto il ministro – si voterà il 21 e 22 marzo: è, probabilmente, l’unica data possibile». Non per questo si sono arrestate le trattative, né son state chiarite le complesse geometrie delle coalizioni di primavera. A tener banco sono senz’altro le ambite poltrone di governatore. Per Roberto Cota «decideranno Bossi e Berlusconi»: «Saranno loro a incastrare tutti i tasselli, si arriverà a un punto in cui tutte le cose verranno chiarite. Io penso che la Lega abbia sia i voti sia la classe dirigente per poter governare le tre regioni del Nord” e con queste il presidente dei deputati del Carroccio intende dire le papabili giunte del Piemonte, Lombardia e Veneto. Dal Pdl sembra piuttosto venir la richiesta di cautela nel fare nomi. Per il coordinatore Denis Verdini «le richieste sono legittime, così come le risposte e le trattative che faremo». E che vi sia una certa tensione all’interno della maggioranza è chiaro ormai da tempo. La contesa mela d’oro è a detta di tutti la Lombardia; obiettivo primario per il Carroccio, ma anche per Roberto Formigoni, che di lasciar le sue stanze del Pirellone non ne vuole sapere. Lo stesso Silvio Berlusconi, d’altra parte, sarebbe più propenso a confermarlo a Palazzo Pirelli piuttosto che a trasferirlo in uno romano. I pronostici degli analisti vedono come più probabile una candidatura veneta per il Carroccio; i più quotati sarebbero infatti Luca Zaia e Flavio Tosi, mentre per il Piemonte, si pensa di far correre Cota. Lo stesso si è infatti pronunciato in merito alla sua eventuale candidatura, dimostrando una devota osservanza della gerarchia di partito “Sul mio nome per la presidenza della Regione Piemonte non faccio commenti, ribadisco che a decidere sarà Bossi». Se il Pdl sembra alle prese con delle difficili trattative con i padani, non si può evitare di dire che allo stesso tempo non intende rinunciare al corteggiamento dell’Udc.

I precari del sapere presidiano i tetti della capitale. Prendendo lo spunto dalle proteste dei lavoratori Innse, anche i precari della scuola, che hanno deciso di eleggere ‘palco della loro tragedia’ il tetto della Scuola che non è più in grado di ospitarli. E così ora anche la città eterna ha i suoi precari sul tetto, in particolare quello dell’Ufficio Scolastico Provinciale di Roma in Via Pianciani. All’ottavo piano dell’edificio si parla la lingua della protesta, sebbene sia stata declinata in tutte le sfumature dialettali, le parole uniscono in unica eco tutte le città italiane. E così da quel tetto romano c’è chi ci spiega l’occupazione: «Un’azione simbolica per sottolineare come i tagli al sapere non danneggiano solo i precari ma tutti i cittadini». Ed ancora, il deja vù si ripete quasi meccanicamente; lunedì prossimo è annunciata una nuova protesta sotto al provveditorato, ieri altri precari avevano sfilato davanti al ministero della Pubblica Istruzione. Protestano contro la «falcidia dei precari della scuola, il farsesco progetto della Gelmini dei contratti di disponibilità». Gli insegnati della capitale si uniscono così solo oggi all’iniziativa che ha visto presidiare i tetti delle scuole di Benevento, Cagliari, Napoli, ma con buone probabilità la lista vedrà gremirsi sempre più anche nelle prossime settimane. I manifestanti sono preoccupati e con loro anche il popolo delle famiglie, che guardano con preoccupazione a quel futuro, “un tempo tutto speranze”, che spetterebbe ai loro figli. Come si legge in uno dei tanti striscioni affissi dai manifestanti «I tagli alla scuola pubblica una truffa per tutti». I precari del sapere non si perdono d’animo, malgrado l’amarezza dello stato di disoccupazione che attende loro imminente. Un’epica alleanza denota inoltre il grave stato delle cose; uniti in un unico fronte studenti ed insegnanti, svestiranno i panni antitetici in un simultaneo deporre le armi, per marciare insieme il 10 settembre, portando così la protesta davanti al ministero dell’Istruzione. La Rete degli Studenti medi sarà insieme alla Flc Cgil manifestando in tal modo solidarietà alla protesta dei precari. E a difesa di questi l’organizzazione degli studenti afferma sardonica quanto mesta «Non sarà l’influenza A ad impedire la riapertura delle scuole, ma il totale stato di deriva in cui la scuola italiana» trasformata ormai «in un pozzo da cui estrarre risorse, senza curarsi delle conseguenze».

GINEVRA BAFFIGO

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