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Il ritratto del personaggio della settimana. La feroce autonomia di Feltri.

settembre 4, 2009 di Redazione 

Il nostro vicedirettore torna anche in questo primo venerdì del mese con uno splendido ritratto. La scelta questa settimana è caduta su Vittorio Feltri, direttore del ‘Giornale’, il cui editoriale in poco meno di una settimana ha scatenato un vero e proprio incendio mediatico; il caso Boffo. Le fiamme rutilanti che minacciano ancor rovina, nonostante le dimissioni dell’ormai ex direttore di ‘Avvenire’, danno il ‘La’ al nostro Luca Lena, che ora ci propone questa interessantissima analisi sull’intricato rapporto fra stampa e politica. Un pezzo assolutamente da non perdere!

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Vittorio Feltri illustrato da Pep Marchegiani. Le altre illustrazioni di Pep Marchegiani le trovate all’indirizzo http://www.facebook.com/album.php?page=1&aid=99866&id=98545761244#/pages/Pep-Marchegiani/98545761244

di Luca LENA

Sul rapporto tra politica e comunicazione si è sempre parlato molto, anche se probabilmente è difficile cogliere la centralità di una problematica che sposta costantemente le frontiere di demarcazione. La relazione scivolosa, sfuggente, a tratti ambigua che lega politicanti e critici finisce per chiamare in causa esponenti dei diversi mondi d’appartenenza, nella sempre meno disinvolta distinzione di ruoli e confini professionali. Fino ad indicare, con pericolosa noncuranza, schiere di azzimati giornalisti prestati alla politica e, al contempo, politici prestati all’approssimativa e semplificata diffusione dei dedali istituzionali. Così, nella recente contesa che vede implicati Vittorio Feltri del Giornale e l’ormai ex direttore di Avvenire Dino Boffo, si fatica a contenere la gestione del fatto in un contesto che non precluda lo sconfinamento in territori limitrofi. Tutto sembra circolare in spazi senza steccati e si fatica a sorprenderci se un qualsiasi miasma giornalistico finisca per chiamare in causa le più alte cariche parlamentari: Silvio Berlusconi, in questo caso, supervisore ufficioso del Giornale, considerato quotidiano di partito, torna a ringalluzzire i propri detrattori, in una vicenda che lo lega a Vittorio Feltri proprio nella settimana in cui il giornalista torna alla direzione del quotidiano, dopo il quadriennio tra il 1994 e il 1997. E’ proprio agli inizi degli anni novanta che conosce Berlusconi, con il quale alimenta un rapporto di spinosa fiducia, un legame confuso e intricato dalla libertina indipendenza intellettuale che Feltri tende ad ostentare prima di ogni altro aspetto. Pur essendo da sempre vicino a posizioni di centrodestra, Feltri non ha mai lesinato stilettate e punzecchiature all’attuale primo ministro per quanto, secondo le malelingue, si dovrebbe parlare di attacchi mitigati da manti di autorevole giustificazione o controbilanciati da parallele accuse ai suoi avversari. La stranezza di un rapporto simile, e la scelta di assegnare la direzione ad un soggetto cui prioritariamente preme la propria reputazione, è difficile da interpretare. Sta di fatto che Feltri, nella monumentale compostezza che lo contraddistingue, ha sempre garantito un numero considerevole di successi editoriali. Dopo una gavetta iniziata prestissimo, intorno ai trent’anni trova spazio al Corriere della Sera dove lavorerà fino al 1989, anno in cui prenderà in mano il settimanale l’Europeo raddoppiandone la tiratura. Tre anni più tardi ottiene la direzione dell’Indipendente, riuscendo a risollevarlo da una grave crisi attraverso un giornalismo schietto, a volte sopra le righe, condito da una scrittura poco formale ma diretta ad enfatizzare il fatto e le individualità dei protagonisti. Proverbiali gli attacchi a Bettino Craxi ed il sostegno riconoscente al Pool di Mani Pulite per le indagini svolte senza alcun timore reverenziale. Sono gli anni in cui Berlusconi comincia ad imbastire la sua discesa in politica, lo stesso periodo in cui, al Giornale, Indro Montanelli preferirà abdicare alla direzione per non perdere la propria libertà intellettuale in un quotidiano che sarebbe diventato il vessillo di Forza Italia. Berlusconi sceglie così di offrire a Feltri la gestione del quotidiano che nell’ultimo periodo aveva perso appeal proprio a vantaggio dell’Indipendente. Feltri accetterà compiendo un ulteriore miracolo di vendite sulla scia del successo popolare di Berlusconi in campo politico; curioso che, dopo quattro anni di attività, decida di rinunciare con le stesse motivazioni del predecessore, poiché costretto a correggere e limitare la propria libertà di pensiero in un giornale che prevedeva una sola linea di condotta.
«Con Paolo Berlusconi ci siamo lasciati male – ammetterà Feltri – metà Forza Italia mi detestava perché dirigevo Il Giornale a modo mio…». Ed in queste dichiarazioni riluce un caustico esempio di come politica e giornalismo possano stravolgere il rapporto tra gli stessi individui che ne fanno parte; un vincolo indissolubile e invisibile che modifica le prerogative ed offusca le finalità soggettive di chi vi opera. Così come la politica, dove vige il sospetto che in molti vi pratichino per fini personali piuttosto che sociali, anche nel giornalismo di Feltri è così forte la componente personale e l’aura di compiacimento professionale, che spesso si fatica a scorgere la libera informazione prioritaria rispetto alla voce che si incarica di comunicarla: il mezzo che anticipa il messaggio si potrebbe quasi dire. Inoltre, il portamento apparentemente alienato di Feltri ma la feroce determinazione nel mostrarsi affrancato da vincoli gerarchici, lo portano a palesare un’estroversione insolita nel giornalismo nazionale, spesso impegolato in rigidi formalismi ed etichette da rispettare. Tuttavia, coloro che criticano la mellifluità del suo libero volteggiare tra le parole parlano di indipendenza di facciata, una sorta di emancipazione delle forme e non della sostanza. Innaturale appare a volte l’eleganza del suo incedere sul pezzo, la trasgressione linguistica, la ricerca forsennata dello scalpore nel resuscitare le ovvietà perdute. Da qui l’antitesi con la fermezza gestuale delle espressioni facciali, che in realtà riflettono una propensione naturale all’intrattenimento ed alla partecipazione scenica poiché, nell’osmosi tra politica e comunicazione, la presenza mediatica assume il ruolo decisivo di collante, e in questo senso Feltri ha saputo cogliere al volo le prospettive del fascino televisivo, che attrae e incuriosisce anche e, soprattutto, quando produce e fomenta la discordia.
Nel 2000 Feltri fonderà Libero, in cui rovescerà le proprie peculiarità umane e professionali maturate dall’esperienza e dalla volontà di offrire un prodotto alternativo sul panorama nazionale. Anche stavolta, in breve tempo, le tirature del giornale si impenneranno grazie all’approccio provocatorio e sarcastico della rassegna politica. Infine, il brusco ritorno al Giornale, ed il polverone sollevato sulla questione Boffo in una vicenda che ogni giorno sposta la punta del magnete sulle eventuali ingerenze politiche. Più si scava e più l’interrogativo principale sembra riguardare Berlusconi, quest’ultimo già esplicitamente dissociatosi dalle parole di Feltri. Pare quasi che nella politica confusionaria degli ultimi tempi, l’effetto generi la causa e spesso nasconda la gravità del fatto; così il contrasto tra il direttore e la proprietà del giornale soverchia la necessità di trattare l’argomento di discussione che l’ha innescato. Nonostante il sorpreso rincrescimento con cui ha giustificato le dimissioni di Boffo, Feltri rimane intruppato volentieri in un vicolo cieco da lui stesso generato, confluendo nel caos totale in cui quasi tutti sembrano accontentarsi: il direttore del Giornale poiché dimostra a se stesso ed agli altri un’autonomia pressoché totale nel proprio lavoro, e Berlusconi che affrancandosi dalle accuse eccessive all’ex direttore di Avvenire, non confuta direttamente il fatto ma lo smarca difendendo il rispetto per la vita privata di ciascuno, concedendosi un’allusione indiretta alle proprie vicende private. Politica e giornalismo hanno plasmato i propri interlocutori, ormai versatili animali per ogni clima, duttili evoluzioni di un mondo sempre più veloce che distorce il fulcro delle notizie, quest’ultime depositarie di un’effimera attualità, mescolate senza ordine e sequenza, infiltrate, disperse e sempre più lontane dalla verità del fatto.

LUCA LENA

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