Top

***I contributi della Politica*** Immigrazie di ANDREA SARUBBI*

settembre 3, 2009 di Redazione 

Anche oggi il Politico.it è felice di poter ospitare il contributo di Andrea Sarubbi. Il deputato del Pd, ci racconta come prosegue il dibattito in merito al ruolo degli immigrati nel nostro Paese, ripreso ieri con il sottosegretario Giovanardi e l’onorevole Galli. Dopo un accenno a quella sua pdl sulla cittadinanza ed una breve analisi sugli sviluppi della politica di governo sul tema dell’immigrazione, il noto giornalista, prende atto di alcuni labili punti di contatto, ma anche di quelle che, a suo avviso, sono le insuperabili distanze con i partiti della maggioranza.

-

Nella foto, Andrea Sarubbi* Le pagine personali di Andrea Sarubbi all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

di Andrea SARUBBI*

Neanche il tempo di rientrare, che sono finito in tv. Dalla redazione di Omnibus mi avevano già contattato ad agosto, per parlare della pdl sulla cittadinanza, ed avevo detto loro di no – per evidenti motivi logistici, visto che la Bretagna non è proprio dietro l’angolo – ma avevo promesso che sarei stato disponibile appena tornato. Nella puntata di ieri mattina, in realtà, la cittadinanza c’entrava a metà, e così non mi sono messo a spiegare la mia legge nel dettaglio: partendo da un titolo molto simpatico (“Immigrazie!”) si parlava in generale di immigrati e del loro ruolo nell’Italia di oggi, con il pretesto della sanatoria per colf e badanti che il governo ha appena varato. Il sottosegretario Carlo Giovanardi, l’autore del provvedimento, era in studio con me: ci teneva molto a sottolineare che non si tratta di sanatoria, ma di regolarizzazione, ed ha anche provato a spiegare la differenza, ma nel mio piccolo non l’ho capita. So solo – e gliel’ho detto – che dopo la sanatoria rosa per colf e badanti mi aspetto ora quella al maschile, per fiorai e garagisti, visto che a Roma i chioschi dei fiori e le autorimesse sono tutti gestiti da egiziani: se andiamo avanti così, per categorie, metteremo toppa su toppa ai buchi lasciati dal ddl sicurezza ma non risolveremo mai la questione una volta per tutte. Non si va da nessuna parte, senza una politica seria degli ingressi che preveda, ad esempio, la possibilità di cercare un lavoro senza doversi nascondere dalla polizia; ma soprattutto, ed è un concetto su cui ho insistito, non è su una visione strumentale dell’immigrato che può poggiare la convivenza pacifica in un Paese civile. Ho citato, ancora una volta, la riflessione del demografo Massimo Livi Bacci: il bivio tra un approccio economicistico – come quello tedesco negli anni ‘60, in cui si scoraggiano i ricongiungimenti familiari e si fa di tutto perché l’immigrato resti poco, il tanto che basta per riempire i buchi di manodopera, e se ne torni a casa con le mutande piene di soldi ma poi non si faccia vedere mai più – ed un approccio orientato alla riproduzione sociale, in cui si incoraggia l’integrazione e, così facendo, si riducono i rischi di ghettizzazione e di devianza. Giovanardi l’ho visto un po’ impacciato – ha detto, in sostanza, che una cosa non esclude l’altra, e comunque è già un risultato che non abbia sbattuto la porta in faccia alla mia pdl sulla cittadinanza – mentre il leghista Galli, presidente della provincia di Varese, mi ha vomitato addosso di tutto. Non dovrei dirlo, perché mi sento comunque un uomo di dialogo, ma la distanza l’ho sentita tutta: una distanza di approccio e di cultura che potrebbe rendere impossibile l’individuazione di un punto di incontro. Su due o tre cose ho avuto vita facile: quando ha detto stop alle moschee perché l’ingresso separato di uomini e donne è anticostituzionale, ad esempio, si è commentato da solo; quando ha invocato l’esempio degli altri Paesi stranieri, accusandomi di essere buonista e superficiale, gli ho risposto con i numeri delle cittadinanze concesse agli immigrati residenti in Francia (sette volte le nostre) ed in Spagna (due volte e mezzo). Molto altro avrei avuto da aggiungere, ma credo che ci sarà più di un’occasione, perché le polemiche purtroppo non finiranno qui.

ANDREA SARUBBI*

*Deputato del Partito Democratico

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom