Top

***I contributi della Politica*** Dove eravamo rimasti? di ANDREA SARUBBI*

settembre 2, 2009 di Redazione 

Dopo una pausa estiva il giornale della politica italiana torna ad ospitare sulle sue pagine i contributi del deputato del Partito Democratico Andrea Sarubbi. In procinto di riprendere i lavori in parlamento, l’esponente del PD, nonché ex conduttore di ‘A Sua Immagine’, riesamina quanto accaduto nell’arena politica sotto la canicola d’agosto; dalla sua proposta di legge sulla cittadinanza, ai festeggiamenti libici fino al recente caso Boffo. Sentiamo.

-

Nella foto, Andrea Sarubbi* Le pagine personali di Andrea Sarubbi all’indirizzo http://andreasarubbi.wordpress.com

di Andrea SARUBBI*

Manco da un mese, ma c’ero. Lontano duemila km, che basta un clic sulla tastiera e spariscono, ho appreso che la mia proposta di legge sulla cittadinanza – depositata l’ultimo giorno di lavoro alla Camera, in un momento che ritenevo al riparo da polemiche strumentali – era diventata la notizia dell’estate. Ho speso qualche migliaio di euro in roaming, perché quando ci sei non ti cerca nessuno, ma quando te ne vai un attimo pare che i mass media non riescano a vivere senza di te, ed ho cercato di spiegare nelle interviste la differenza tra il dito (le polemiche interne al Pdl) e la luna (l’Italia che cambia, anzi, che è già cambiata, mentre la politica come al solito insegue). Se vi interessa, ho già scritto qualche riga sul tema per Articolo 21; ma è un argomento, come potete immaginare, sul quale torneremo spesso: c’è da capire, innanzitutto, quando la mia proposta di legge verrà calendarizzata e poi, appena si aprirà davvero la discussione, se il Pdl è davvero un partito di governo oppure no. Pensavo di aver vinto lo scudetto di agosto, ma non avevo fatto i conti con altre due notizie: un classicissimo ed una new entry. Al termine di un’intervista con Radio radicale ho benedetto il giorno in cui ho votato no al trattato di amicizia Italia-Libia, insieme ai radicali ed a Furio Colombo: dai barconi respinti alla visita di Gheddafi, passando per la tournée delle Frecce tricolori, ogni notizia mi conferma di aver fatto la scelta giusta. Ma anche sul classicissimo, temo, ci sarà da tornare nelle prossime ore, quando capiremo se i nostri piloti acrobatici avranno dovuto disegnare tra le nuvole un ritratto di Gheddafi, tipo Fantozzi con il megadirettoregalattico, pena la rescissione dei contratti con l’Eni. Una parola – breve, perché ai polpastrelli il primo giorno manca l’allenamento – la vorrei spendere invece sulla new entry, il caso Boffo. Non credo di essere molto originale, perché prima di me lo ha scritto D’Avanzo su Repubblica, ma ho l’impressione netta che sia iniziato un regolamento di conti a tutto tondo: qualcosa del tipo “muoia Sansone con tutti i filistei”, solo che stavolta Sansone resterà dov’è. Feltri ci aveva già provato con le buone, due mesi fa, tentando la strategia del “siamo tutti puttanieri”: ma cosa volete che sia, l’Italia non è un Paese di bigotti, le corna ce le facciamo tutti, l’unica morale di questa favola è che il Presidente è un grande amatore, beato lui che ancora può, e se qualche ragazza si fa strada sotto le lenzuola, non è la prima e non sarà l’ultima. Purtroppo per lui, le buone non sono servite, e così il direttore ha deciso – subito dopo aver traslocato alle dipendenze del premier, ma guarda un po’ – di passare alle cattive: cercare di provare, visto che i comportamenti del premier sono indifendibili, che gli altri, quelli che lo accusano, non sono meglio di lui. Ora è toccato a Boffo, perché la linea di Avvenire – a mio parere addirittura troppo morbida negli editoriali, prima che le lettere di protesta dei lettori accendessero la scintilla – metterebbe a rischio il rapporto con la Chiesa e regalerebbe i voti cattolici all’astensionismo oppure all’opposizione. Presto, leggo sui siti bene informati come Dagospia e qualche altro, toccherà ai politici degli altri schieramenti: le case di questo, le donne di quello, le spese gonfiate di quell’altro ancora. Come ebbi a dire su Facebook nelle ore calde del caso Marino-Pittsburgh, a me la cosa non spaventa: un amministratore della cosa pubblica non deve aver paura delle domande, ma deve piuttosto essere in grado di dare delle risposte. Se poi, per difendere uno che non vuole rispondere ma anzi cita in giudizio chi gli pone delle questioni, il risultato è questo tiro al piccione, allora sì che mi spavento davvero. Non per me, sia chiaro, ma per l’Italia, che vista da fuori – vi assicuro – non sembra poi un Paese così serio.

ANDREA SARUBBI*

* Deputato del Partito Democratico

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom