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Diario Politico: Berlusconi “Non rispondo a domande insolenti, offensive e diffamanti”.

settembre 1, 2009 di Redazione 

Siamo in procinto di assistere alla riapertura dei lavori del Parlamento, ma questo incipit settembrino è ugualmente gravido di nuove polemiche, nonché della riproposizione di un evergreen. Anzitutto sono riprese le manifestazioni dei professori a Milano, Torino e Roma. Nella città eterna i docenti in protesta hanno incuriosito e divertito i cronisti con uno spogliarello. Mentre le novità per le polemiche d’autunno arrivano direttamente dal numero uno Palazzo Chigi; Berlusconi dopo aver presenziato ai festeggiamenti libici, si è recato a Danzica per la commemorazione dei 70 anni dallo scoppio della seconda guerra mondiale e, a margine dell’evento, ha rilasciato delle dichiarazioni che da subito hanno reso il rigido clima polacco incandescente. Ci racconta tutto Ginevra Baffigo.

Nella foto, Silvio Berlusconi

di Ginevra BAFFIGO

E’ iniziato un nuovo mese all’insegna di polemiche nuove ed alcune relativamente vecchie, ma che di certo seguiranno anche nei prossimi mesi autunnali. Se la giornata politica oggi si è caratterizzata per la diatriba cromatica dall’altra parte del Mediterraneo (nel servizio di Désirée Rosadi vi è un’accurata ricostruzione dei festeggiamenti in quel di Tripoli), un’altra polemica vede come protagonista indiscusso, se non come vero e proprio promotore, il nostro Presidente del Consiglio. Inaugurando così il mese di Settembre, il premier ha infatti minacciato il veto dell’Italia per le prossime votazioni in sede europea. A scatenare una simile reazione sarebbero state le dichiarazioni del portavoce della Commissione Ue, il quale ha richiesto le informazioni sugli ultimi respingimenti di profughi in mare sia al governo italiano che a quello maltese.
Mentre infuriavano le proteste in merito alle risorse pubbliche spese nei festeggiamenti libici, il Cavaliere, indispettito dall’ennesimo richiamo all’ordine della UE, ha platealmente protestato: a suo avviso, infatti, solo il presidente della Commissione europea o il suo portavoce dovrebbero intervenire pubblicamente su certi temi, ma che siano gli altri commissari ad esprimersi continuamente sull’agire dell’Italia porterà, parafrasando la dichiarazione di poche ore fa, il governo a non dare più il suo voto, bloccando così il funzionamento del Consiglio europeo. Delle formalissime minacce, chiosano i detrattori. Ma Berlusconi non si detiene dal proseguire nella polemica con la Ue; e così mentre la Merkel ricordando Danzica s’inchinava umilmente « ai 60 milioni di vittime», nel corso della stessa commemorazione per i 70 anni dallo scoppio della Seconda guerra mondiale, il nostro premier non ha voluto abbassare i toni, ma al contrario ha asserito con marzial decisione “Si strumentalizzano espressioni di portavoce; è un problema che porterò sul tavolo del prossimo Consiglio dei capi di Stato e di governo e la mia posizione sarà decisa e precisa. Non daremo più il nostro voto, bloccando di fatto il funzionamento del Consiglio Europeo ove non si determini che nessun commissario europeo e nessun portavoce possa intervenire più pubblicamente su nessun tema”, ed in un’aggiunta finale, ma tempestiva, ha rimarcato “deve spettare soltanto al presidente della Commissione europea o al suo portavoce intervenire”. Il Cavalier non intende lasciar correre, e così malgrado sia opinione di molti analisti l’aver equivocato la sede per simili affermazioni il nostro Presidente del Consiglio ha continuato il breve colloquio con i giornalisti in questo modo: “Chiederò che commissari e portavoce di commissari che continuino nell’andazzo di tutti questi anni vengano dimissionati in maniera definitiva. Questa è una cosa che non si può più accettare perché si danno alle opposizioni di ogni paese delle armi che invece non esistono”. Bruxelles per il momento ha optato per un elegante silenzio; “Non c’è nulla da aggiungere se non quello che è già stato detto”, ha detto una portavoce della commissione, Pia Ahrenkilde Hansen, riferendosi così alla risposata data lo scorso aprile in quello che ormai è un ripetuto deja vù: “Le comunicazioni dei commissari sono posizioni istituzionali, i commissari concernono il dovere di informare il pubblico delle loro azioni e iniziative che concernono il loro ruolo istituzionale”. Ciò che non si può prescindere dal sottolineare è il fatto che la criticata richiesta di informazione al governo italiano sui respingimenti, fatta dal malcapitato commissario, fa parte delle normali procedure, e quindi in ultima istanza rientra fra i diritti-doveri di chi siede in commissione. Altrettanto banali sono stati i repentini cori di polemica, che ben si distinguono dalla secca risposta di Buxelles. Dal Pd si leva fra tutte la voce di Piero Fassino, ‘ministro-ombra’, come si diceva solo pochi mesi fa, per la Politica estera. Commentando l’intervento tra il sardonico e l’alacre, chiosa: “L’ossessione del presidente del Consiglio per qualsiasi parola che non sia di esaltazione del suo operato sta ormai declinando in ridicolo, quando si pretende che i commissari europei si trasformino in sordi e muti”. Con un tono nettamente più polemico si aggiunge in protesta anche il capogruppo dei socialisti al Parlamento europeo, Martin Schulz: “Pensiamo che il capo di un governo non dovrebbe fare queste richieste. Berlusconi, ancora una volta, ha mostrato il suo profondo spirito antieuropeo”.

Manca poco più di due settimane al suono della prima campanella, ma il clima fra i banchi è già rovente. Mentre l’autunno avanza timidamente, le scuole sembrano surriscaldare l’aria di per sé canicolare di questi primi giorni di settembre. L’inizio dell’anno scolastico è ormai imminente, ma a precedere l’ansia degli studenti, vi è anzitutto quella degli insegnanti. Ripartono così le proteste a Milano, a Torino e a Roma. Nella città eterna nel tentativo di catalizzare l’attenzione su un problema che pur attraversando decadi non trova ancora una definitiva risposta della politica, un gruppo di docenti di educazione fisica incerti su chi si vedrà assegnare l’agognata cattedra, si sono messi letteralmente in mutande. Uno spogliarello di protesta, o uno ‘strike-strip’ all’italiana, che ha avuto come palcoscenico, e come platea , il liceo scientifico Isacco Newton di Roma. Antonio Bucciarelli, 58 anni, professore di educazione che ha partecipato alla protesta ha detto «Siamo tutti precari da almeno 25 anni. Lo Stato ci ha messo in mutande e noi oggi abbiamo deciso di venire in mutande». E lo stesso così continua «Una amara provocazione, perché per noi che siamo professionisti questa è un’umiliazione, ma è anche l’unico modo per farci ascoltare». Ed in effetti una protesta, che sebbene si rinnovi ogni due-cinque anni, resta in fondo la stessa da almeno 30, porta questi professionisti del sapere, stremati da anni di lotta sindacale e cortei, a ricercare strategie nuove e sempre di maggior impatto, poiché il timore di questi precari è che, facendo altrimenti, scemi l’attenzione dei media e della politica. I dimostranti non disdegnano neanche le vecchie armi di protesta, su uno striscione si legge infatti «30 anni di precariato… ed ancora in mutande». Poi ancora si ritrova l’appello al governo: «Subito una legge che assuma i precari della scuola da almeno 20 anni. Sono decenni che aspettiamo il nostro turno e rischiamo di andare in pensione senza mai essere stati assunti a tempo indeterminato».
Ma le proteste sono svariate c’è chi ha bloccato il conferimento delle supplenze, sempre a Roma, mentre nel capoluogo milanese, di cui il sindaco è stato un discusso ministro dell’Istruzione, i precari del coordinamento lavoratori della scuola “3 ottobre” sono in catene davanti all’ex provveditorato per dire “no ai tagli”. A Torino, sempre davanti all’ex provveditorato, dalle 11.30 i sindacati confederali sono in sit-in. Leggendo il resoconto della Uil, i posti come supplente sarebbero solo 110 mila per i docenti, 60 mila per gli ata (ausiliari, tecnici e amministrativi). Ma il popolo dei professori annovera ben 16.500 professori e 7 mila ata; precari, per i quali non si sarà spazio nelle nostre strutture scolastiche dopo i tagli e saranno davvero poche le assunzioni che potrà fare lo Stato; 16 mila in totale tra i docenti e il resto del personale. In più l’accordo tra il Ministero della Pubblica Istruzione, Inps e Regioni, al fine di garantire uno stipendio a chi aveva lavorato lo scorso anno, non è ancora stato siglato. In agenda spicca una riunione per Giovedì prossimo, ma questo sembra non dar alcun sollievo a chi oggi protesta in nome della dignità del lavoro, e della fondamentale funzione che questa professione in particolare svolge all’interno della società.

E sempre da quel di Danzica… Con una certa preoccupazione, ed accenti vagamente sardonici, la stampa estera quest’estate ha dedicato particolari attenzioni al nostro Presidente del Consiglio, riservando a lui le prime pagine dei più prestigiosi quotidiani, servizi a “quattro colonne”e le più celebri firme del giornalismo mondiale (anche se, per amor di cronaca, va sottolineato che tutto questo “spazio” mediatico è dovuto in parte alle poche notizie estive). Solo con l’impegantivo incipit settembrino i principi della carta stampata d’Europa hanno visto il soggetto di tante amorevoli cure pronunciarsi in merito alla questione principe, se vogliamo all’articolo che ha dato il via a tutto; le dieci domande di ‘Repubblica’. Bersagliato dalla stampa estera per mesi interi, e dal quotidiano che vanta la maggior tiratura nel Bel Paese, il premier ha infine chiarito la ‘questione’, sebbene non abbia “risposto” alla stessa, in quel di Danzica; “Se le domande me le avesse poste in altro modo un giornale che non fosse un super partito politico di un editore svizzero con un direttore dichiaratamente evasore fiscale avrei risposto”. “Io alle dieci domande non rispondo non perché non posso rispondere – ha puntualizzato Berlusconi – ma perché non rispondo a domande insolenti, offensive e diffamanti. Visto il modo in cui sono poste a questa gente non rispondo”.

GINEVRA BAFFIGO

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