Top

L’esibizione delle Frecce tricolori e i capricci di Gheddafi

settembre 1, 2009 di Redazione 

Giornata di polemiche in quel di Tripoli; c’è chi critica la presenza del Presidente del Consiglio ai festeggiamenti del quarantesimo anniversario della Rivoluzione libica, chi aggiunge alle proprie riserve il lauto regalo fatto dal governo italiano a quello libico, ovvero l’esibizione delle frecce tricolore, ma sul fatto che Gheddafi abbia avanzato la pretesa di veder nel cielo libico solo il fumo verde è sembrato a tutti pretestuoso. La polemica ed il racconto della giornata li trovate qui di seguito nello splendido servizio della nostra Désirée Rosadi.

-

Nella foto, da sinistra Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi

di Désirée ROSADI

Désirée ROSADI

Come previsto dal cerimoniale per i quarant’anni dall’ascesa al potere di Gheddafi le Frecce tricolori hanno sorvolato la capitale libica. La televisione di Stato ha ripreso le acrobazie aeree della formazione aeronautica italiana, sopra un’impassibile Gheddafi in alta uniforme, affiancato dai suoi “amici” Chavez e Bouteflika. Tuttavia, le telecamere hanno prestato scarsa attenzione alla performance italiana, in forse per l’interna giornata. L’esibizione degli aviatori italiani non era partita col piede giusto: ieri era stata cancellata l’esercitazione per la manifestazione odierna, e il comandante delle Frecce tricolori, Massimo Tammaro, per tre volte ha ricevuto dalla torre di controllo l’ordine di spegnere i motori. L’ufficiale ha giustificato lo stop ai voli acrobatici con i soliti motivi di sicurezza, dato che sul lungomare di Tripoli si sta ancora svolgendo il vertice dell’Unione Africana.

All’origine degli inconvenienti ci sarebbe anche l’irrigidimento della Libia sulla scelta dei fumi colorati lasciati dagli aerei: le autorità libiche hanno ordinato che al posto del solito tricolore, il Rais preferiva una scarica di fumo verde, colore simbolo della Rivoluzione libica. Tammaro ha immediatamente chiarito la posizione dell’Aeronautica: “noi siamo italiani e abbiamo una disposizione ferrea” ha precisato l’ufficiale, “i fumi che possiamo scaricare sono bianchi o tricolori”, come vuole la tradizione della pattuglia acrobatica italiana. Nel caso in cui l’esibizione non fosse avvenuta, oltre alla delusione dei libici che aspettavano con ansia lo spettacolo acrobatico della nostra formazione, si sarebbe aggiunto un senso di rabbia per chi, negli scorsi giorni, ha seguito la diatriba politica sull’opportunità o meno di partecipare all’evento. Come abbiamo ricordato, nonostante il costo dell’organizzazione spettasse alle autorità del posto, l’Italia contribuisce alla trasferta della pattuglia aerea: lo stop all’esibizione avrebbe ulteriormente alimentato le polemiche di questi giorni sulla condotta “capricciosa” del Colonnello.

Una Tripoli tirata a lucido per gli avvenimenti che la vedono protagonista in questi giorni: le strade della città sono state pulite e tappezzate con bandiere verdi e poster giganti di Gheddafi. L’esibizione delle Frecce tricolori è rientrata in uno show aereo di velivoli militari e civili italiani, francesi, portoghesi e serbi, mentre nella piazza centrale di Tripoli si è svolta una parata a cui hanno preso parte numerosi corpi militari arrivati da diversi paesi africani e arabi. Le celebrazioni andranno avanti fino all’alba. In questi giorni si celebra anche l’anniversario del trattato di amicizia italo-libica, ed il premier Berlusconi è stato invitato da Gheddafi ad una cena sul lungomare di Tripoli. Proprio nelle ore in cui Bruxelles chiede chiarimenti sui respingimenti degli immigrati. È chiaro che gli affari in ballo e i nuovi rapporti diplomatici non permetterebbero incidenti come quello delle Frecce tricolori, che provocano non poche disavventure agli ambasciatori e ai funzionari di turno. Si sa che le manifestazioni a carattere nazionale sono prima di tutto una vetrina per il Paese che li organizza, e in questo caso Gheddafi ha dimostrato non poche lacune nella preparazione e nelle pretese avanzate. Va considerata anche la difficoltà degli esercizi acrobatici svolti dalla formazione, che possono essere svolti in condizioni di assoluta sicurezza.

Come è stato accennato, in concomitanza con le celebrazioni per i quarant’anni dalla salita al potere di Gheddafi, la Libia ospita e presiede la riunione dei leader dei Paesi africani, alle quali tra l’altro partecipa anche il presidente sudanese Omar al-Bashir, ricercato dal Tribunale penale internazionale dell’Aja per crimini di guerra e contro l’umanità. Per l’occasione, il Colonnello non ha esitato nell’incitare gli omologhi africani affinché contrastino l’influenza israeliana nei loro Paesi: “è Israele che alimenta le crisi in Darfur, nel Sud del Sudan e in Ciad, per sfruttare le ricchezze di quelle aree”, ha esclamato Gheddafi, invitando i venti capi di Stato a cacciare le ambasciate israeliane dall’Africa. La risposta di Israele è stata immediata. “Il Colonnello? Un bulletto da circo”, ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri israeliano ed ha continuato “mi chiedo se vi sia ancora qualcuno al mondo che prende seriamente ciò che dice quest’uomo”. Una certa contrarietà verso le parole del Colonnello è stata espressa anche in Italia: il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, ha richiamato Berlusconi che “ha il dovere di condannare le farneticanti dichiarazioni di Gheddafi contro Israele”, invitandolo alla serietà e alla coerenza.

Commenti

Commenti chiusi.

Bottom