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***Il grande sondaggista*** IL SOL LEVANTE DEMOCRATICO NON FA LUCE IN ITALIA di LUIGI CRESPI

settembre 1, 2009 di Redazione 

Sebbene la notizia della vittoria democratica in Giappone non abbia destato l’attenzione della politica e dei politici italiani, le conseguenze che l’esito delle urne nipponiche hanno decretato, all’insegna del rinnovamento politico, echeggia, per certi aspetti, le speranze che la vittoria di Obama ha portato al di là di tutti i confini. Dalla vittoria di Yukio Hatoyama, Luigi Crespi trae così il pretesto per aprire un’interessante  riflessione sul Partito Democratico italiano. Sentiamo.

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Nella foto, Luigi Crespi

di Luigi CRESPI

Se qualcuno si aspettava il sol dell’avvenire dovrà invece accontentarsi del sol levante. L’ironia è facile e anche scontata, ma nella vittoria del partito democratico giapponese ho visto elementi di grande interesse.

Yukio Hatoyama, il leader nipponico ha molti elementi in comune con Barack Obama soprattutto nelle parole chiave usate nella campagna elettorale: hope e change – speranza e cambiamento.

Nessun politico in nessuna parte del mondo ha nel suo programma elettorale elementi che siano contro la speranza e il cambiamento e anche in Italia così come in Europa, spesso ci troviamo di fronte schieramenti politici contrapposti che però utilizzano le stesse parole d’ordine.

Allora perché in Italia il PD è nelle condizioni di non apparire un’alternativa ai conservatori? Una ragione sta nel fatto che chi si oppone al Partito Democratico non è definibile solamente come conservatore e questo confonde le forze in campo e le scelte degli elettori.

I conservatori sono presenti in entrambi gli schieramenti e non risulta nemmeno chiaro cosa vogliano conservare, perché nessuno pare difendere lo status quo anche se pochi agiscono con determinazione per cambiarlo. Tutti dicono le stesse cose più o meno bene e allora perché negli Stati Uniti e in Giappone funzionano ed in Italia no?

Per un semplice additivo che cambia la natura stessa del valore delle parole chiave che si chiama credibilità. Obama e Hatoyama sono risultati credibili agli occhi degli elettori rispetto alla loro determinazione di cambiamento che ha generato una reale speranza nel futuro. In Italia questo non succede per il Partito Democratico, semmai è accaduto per Berlusconi.

LUIGI CRESPI

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