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Diario Politico: La Cei “in merito alle accuse sollevate oggi da un quotidiano si intende confermare piena fiducia a Boffo”

agosto 28, 2009 di Redazione 

E’ giunto il momento del nostro appuntamento serale con il Diario Politico, che quotidianamente vi aggiorna sui fatti più rilevanti della giornata politica. Nell’edizione di stasera troverete infatti la Festa della Perdonanza, tenutasi all’Aquila, alla quale in una decisione dell’ultimo minuto il Presidente del Consiglio ha preferito far fare le sue veci al sottosegretario Gianni Letta. A seguire la polemica nata fra ‘Il Giornale’ e la Cei, e per restare in tema di contrasti fra poteri, vi proponiamo le ultime schermaglie fra il quotidiano ‘Repubblica’ ed il Premier. Ed infine dal meeting di Comunione e Liberazione l’intervento di Giulio Tremonti. Il servizio, di Carmine Finelli.

Nella foto, dettaglio della Cei in seduta lo scorso 28 luglio

di Carmine FINELLI

E’ un’estate rovente non solo per le alte temperature. Pur con il Parlamento chiuso le polemiche e le strumentalizzazioni non mancano mai, tanto da risultare il fulcro dell’attività politica estiva. Di nuovo oggi siamo all’ennesima di colore poco affine a contenuti di alto profilo.
Proprio oggi infatti si è tenuta a L’Aquila la tradizionale festa della Perdonanza alla quale sarebbe dovuta seguire una cena tra i cui invitati figuravano Silvio Berlusconi e di Stato Vaticano monsignor Tarcisio Bertone. All’ultimo momento il premier ha preferito inviare, per “evitare strumentalizzazioni” il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Interrogato sull’inaspettato cambiamento di programma monsignor Bertone ha risposta sorpreso “A me lo chiedete?”. Il sottosegretario Letta ed il segretario di stato vaticano si sono intrattenuti per qualche minuto in una tenda prima della celebrazione della messa che Bertone ha celebrato su un palco posto innanzi alla basilica di Collemagio fortemente danneggiata dal terremoto. A seguito della celebrazione una nota ufficiale del vescovo de L’Aquila ha chiarito il perché del cambio di programma. “Al termine della celebrazione – si legge nel comunicato – l’arcivescovo aveva pensato, in un primo momento, di organizzare una cena quale segno di ringraziamento al segretario di Stato, ai vescovi e alle autorità per la loro presenza e per la loro opera a favore delle vittime del terremoto. In un secondo tempo si è preferito cancellare la cena e devolverne il costo a beneficio dei terremotati.” Intanto la tensione tra il Vaticano e gli ambienti giornalistici e politici italiani continua a salire. Dopo il duro botta e risposta con la Lega, arriva anche l’accusa di Vittorio Feltri che dalle colonne de “Il Giornale” (il cui editore è Paolo Berlusconi fratello del Presidente del Consiglio) attacca Dino Boffo direttore del quotidiano della conferenza episcopale italiana “L’Avvenire”. L’accusa è semplice: non ci sono titoli per dare giudizi morali su una persona, avrebbe sentenziato Feltri sulla base di un documento “de casellario giudiziario cioè pubblico” riguardo una presunta storia di sesso che avrebbe coinvolto Boffo. Ma Silvio Berlusconi si dissocia immediatamente dalla parole del direttore del quotidiano di famiglia. “Sacro il rispetto della vita privata di tutti”, dice il Cavaliere. Anche la Cei risponde piccata alle parole de “Il Giornale”. “In merito alle accuse sollevate oggi da un quotidiano si intende confermare piena fiducia a Boffo, direttore di Avvenire, giornale da lui guidato con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza”, si afferma in un comunicato ufficiale. E dura è anche la posizione del diretto interessato. Dino Boffo definisce “killeraggio” e sementisce l’esistenza dei fatti a lui attribuiti. A dar manforte al proprio direttore anche il comitato di redazione del quotidiano “L’Avvenire”. “Il plateale e ripugnante attacco a Dino Boffo sulla prima pagina de Il Giornale di oggi è una chiara intimidazione al direttore di Avvenire e a tutta la redazione del quotidiano” dicono i giornalisti. Che insistono: “E’ un attacco personale al direttore di Avvenire ma anche un attacco alla libertà di pensiero e di stampa”. Dal centrodestra, Maurizio Lupi, vicepresidente della Camera, esprime la sua solidarietà a Dino Boffo distaccandosi nettamente dalle posizioni di Feltri.

Berlusconi-Repubblica. Quando si parla di botta e risposta non potevano mancare i protagonisti per eccellenza di questa estate: Silvio Berlusconi e il gruppo La Repubblica-L’Espresso. Il Presidente del Consiglio ha deciso di citare in giudizio il gruppo per le dieci domande rivolte “ripetutamente” dal quotidiano “La Repubblica”. L’intento delle domande “chiaramente retoriche e diffamatorie” è quello, stando a quanto emerge dalla denuncia, di infangare con calunnie Silvio Berlusconi. La denuncia di Berlusconi si rivolge anche all’autore di un articolo dal titolo “Berlusconi ormai ricattabile, media stranieri all’attacco: Nouvel Observateur teme infiltrazioni della mafia russa”.
Le reazioni alla notizia della denuncia di Berlusconi sono state molteplici. Primo fra tutti il Partito Democratico. “Il presidente del Consiglio -dice Dario Franceschini, segretario in carica del Pd- non denunci solo Repubblica, ci denunci tutti. Ribadisco che settembre dovrà essere il mese di una grande mobilitazione, al di la’ dei colori politici, per la difesa della libertà di stampa e del diritto all’informazione”. Dure critiche alla scelta del premier anche dal candidato alla segreteria del Partito democratico, Pier Luigi Bersani: “L’iniziativa di portare in tribunale le dieci domande di Repubblica mi pare inaccettabile e dieci volte sconsiderata. Percorrendo questa strada – aggiunge Bersani- il presidente del consiglio si vedrà costretto a chiamare in tribunale mezzo mondo”. Solidarietà a “Repubblica” arriva anche dal capogruppo alla Camera dell’Idv, Massimo Donadi, “per la vergognosa aggressione attuata da Berlusconi. “La Repubblica” è colpevole di fare ancora in questo paese un giornalismo basato sui fatti e sulle verità anche scomode per il potere. Questo giornalismo con la schiena dritta e’ inaccettabile per Berlusconi che ha costruito le sue fortune politiche sulla menzogna e la sistematica distorsione della realtà e che vorrebbe soltanto un giornalismo servile e prezzolato”.

Tremonti. E dal palco del meeting di Comunione e Liberazione arriva un’altra dura sferzata. Questa volta è il ministro dell’Economia Giulio Tremonti a sferrare l’attacco. Obiettivo dichiarato: le orde di economisti che si affannano nel cercare di spiegare la crisi economica. A detta del ministro le riunioni nelle quali gli accademici di tutto il mondo si riunisco per spiegare il grande crac del 2008 sembrerebbero delle “riunioni di maghi”. La lista dei fautori dell’occulto citati da Tremonti. Da Mandrake ad Harry Potter, passando per “il mago Otelma”. “Le riunioni degli economisti sono proprio così e quello che colpisce di più – aggiunge – è che nessuno di questi ha mai chiesto scusa, nessuno ha mai detto di aver sbagliato. Sbagliano sempre gli altri”. Nel suo intervento il ministro evidenzia anche di aver sempre pensato che “ci sarebbe stata una crisi causata dalla globalizzazione, ma era impossibile prevedere quando e come. Fa effetto che il coro continui. Se ci fosse il buon senso da parte degli economisti di stare zitti un anno o due ne guadagnerebbero loro stessi e noi tutti”. Secondo Tremonti “per uscire dalla crisi si è passati da una tasca all’altra, con una piccola differenza, che la tasca dei banchieri è dei banchieri, la tasca del governo è di tutti”. E parlando della spesa per la crisi che incide sul debito aggiunge: “È un rapporto che peggiora per salvare la spesa che si fa per salvare i signori delle banche”. Infine, conclude il ministro, “Se ci fosse un avviso comune sulla compartecipazione all’utile delle imprese, per concretizzare lo stare insieme nella stessa azienda, più di prima uniti insieme, lavoratori e imprenditori, credo che sarebbe uno dei modi per uscire dalla crisi”.

CARMINE FINELLI

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